Cyclamen purpurascens

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Ciclamino delle Alpi
Cyclamen-purpurascens-Alpenveilchen.jpg
Cyclamen purpurascens
Classificazione APG IV
Dominio Eukaryota
Regno Plantae
(clade) Angiosperme
(clade) Mesangiosperme
(clade) Eudicotiledoni
(clade) Eudicotiledoni centrali
(clade) Asteridi
Ordine Ericales
Famiglia Myrsinaceae
Classificazione Cronquist
Dominio Eukaryota
Regno Plantae
Superdivisione Spermatophyta
Divisione Magnoliophyta
Classe Magnoliopsida
Sottoclasse Dilleniidae
Ordine Primulales
Famiglia Primulaceae
Tribù Cyclamineae
Genere Cyclamen
Specie C. purpurascens
Nomenclatura binomiale
Cyclamen purpurascens
Mill., 1768
Nomi comuni

Ciclamino
Panporcino

Il ciclamino delle Alpi (nome scientifico Cyclamen purpurascens Mill., 1768) è una pianta erbacea quasi cespitosa, perenne dai delicati e caratteristici fiori color “ciclamo” appartenente alla famiglia delle Primulaceae.

Etimologia[modifica | modifica wikitesto]

Il nome del genere (Cyclamen) deriva dalla parola greca kyklos (= cerchio); forse in riferimento alle radici tuberose rotonde; L'epiteto specifico (purpurascens) deriva dal colore di alcune sue parti (come i peduncoli fiorali). In tempi moderni è stato il botanico francese Joseph Pitton de Tournefort (1565 – 1798) a introdurre per primo il termine Cyclamen, introduzione avallata successivamente dal botanico e naturalista svedese Linneo nel 1735. Gli inglesi chiamano comunemente questa pianta con il nome di Cyclamen; i tedeschi la chiamano Europäisches Alpenveilchen; mentre i francesi la chiamano Cyclamen pourpre.

Morfologia[modifica | modifica wikitesto]

Descrizione delle parti della pianta

Il Cyclamen purpurascens è una specie molto rustica, alta dai 5 ai 12 cm. La forma biologica è del tipo geofita bulbosa (G bulb): sono piante il cui organo perennante è un bulbo, dal quale ad ogni nuova stagione nascono foglie e fiori tutti basali.

Radici[modifica | modifica wikitesto]

Le radici sono secondarie fuoriuscenti tutt'attorno ad un tubero (bulbo) arrotondato.

Fusto[modifica | modifica wikitesto]

Il portamento Località Carmegn (BL) 465 m s.l.m. 31/08/2007
  • Parte ipogea: la parte interrata del fusto è un tubero subsferico a volte cavo, di consistenza sugherosa di colore marrone – grigiastro. Dimensione del tubero 3 – 5 cm.
  • Parte epigea: la parte aerea consiste in uno scapo fiorale semplice e senza foglie.

Foglie[modifica | modifica wikitesto]

La foglia Località Barp (BL) 700 m s.l.m. 14/10/2007

Le foglie (poche), tutte basali, picciolate e senza stipole, hanno la forma ovato – cordata (cuoriforme con alla base della foglia un'insenatura profonda 1 cm) o largamente reniforme ad apice ottuso. Il margine è liscio o debolmente dentellato (regolarmente crenulato). La lamina fogliare superiore è verde scuro variegata d'argento (macchie chiare quasi bianche) e pubescente, mentre di sotto presenta dei riflessi porporini-rossastri. La consistenza della foglia è un po' carnosa. Le foglie sono inoltre persistenti alla fioritura e durano a lungo. Il picciolo è pubescente e rossastro. Dimensione del picciolo: 3 – 6 cm; diametro delle foglie: 2 – 5 cm.

Infiorescenza[modifica | modifica wikitesto]

L'infiorescenza è solitaria con peduncoli rossastro – marroni lievemente pubescenti. Il peduncolo è lievemente ricurvo e si arrotola a spirale (o elica) alla fine della fioritura, durante la maturazione del frutto; in questo modo i frutti si avvicinano al suolo agevolando l'interramento dei semi. Dimensione del peduncolo 5 – 12 cm.

Fiori[modifica | modifica wikitesto]

Il fiore Località Barp (BL) 700 m s.l.m. 14/10/2007

I fiori sono solitari ed hanno un colore carminio (roseo – porporino quasi violaceo) e sono molto profumati; la fauce della corolla è più scura. I fiori sono zigomorfi, pentameri (calice e corolla con 5 elementi) e tetraciclici (formati da quattro elementi: calicecorollaandroceo - gineceo). Del fiore la parte persistente è il calice a sostegno del frutto. Dimensione dei fiori: 2 cm.

K (5), C (5), A 5, G (5)

Frutti[modifica | modifica wikitesto]

La fruttificazione

Il frutto è una capsula sferica uniloculare deiscente. I semi contenuti nel frutto sono più o meno tondi; raggiungono la maturità dopo un anno dalla fioritura.

Distribuzione e habitat[modifica | modifica wikitesto]

Fitosociologia[modifica | modifica wikitesto]

Dal punto di vista fitosociologico la specie di questa scheda appartiene alla seguente comunità vegetale:

Formazione : comunità forestali;
Classe : Carpino-fagetea;
Ordine : Fagetalia-sylvaticae
Alleanza : Tilion-platyphylli

Sistematica[modifica | modifica wikitesto]

Il genere Cyclamen non è molto numeroso (forse 20 specie); in Italia solo tre sono presenti allo stato spontaneo; C. purpurascens è l'unica che si trova sulle Alpi italiane. Nella classificazione classica (Sistema Cronquist) il genere della pianta di questa scheda viene attribuito alla famiglia delle Primulaceae; la recente classificazione filogenetica[1] lo ha spostato a quella delle Myrsinaceae.

Sinonimi[modifica | modifica wikitesto]

La specie di questa scheda, in altri testi, può essere chiamata con nomi diversi. L'elenco che segue indica alcuni tra i sinonimi più frequenti:

Specie simili[modifica | modifica wikitesto]

  • Cyclamen hederifolium Aiton – Ciclamino napoletano: fiorisce dopo il “Ciclamino delle Alpi” (fine estate – inizio autunno); il colore dei fiori è più chiaro e sono inodori; differisce in modo particolare per le foglie che sono simili a quelle dell'edera e per il fatto che queste ultime si fanno vedere solo dopo la fioritura. Si trova nel resto della penisola (centro – sud – isole) rispetto alle zone del “Ciclamino delle Alpi”.
  • Cyclamen repandum S. & S. - Ciclamino primaverile: anche questa specie non frequenta le stesse zone della specie della presente scheda e fiorisce in anticipo (aprile – maggio). Le foglie sono più acute (quasi triangolari). Anche questo fiore è inodoro.

Usi[modifica | modifica wikitesto]

Avvertenza
Le informazioni riportate non sono consigli medici e potrebbero non essere accurate. I contenuti hanno solo fine illustrativo e non sostituiscono il parere medico: leggi le avvertenze.

Farmacia[modifica | modifica wikitesto]

Sembra che nell'antichità le sostanze contenute nel tubero servissero come medicina abortiva. Nei trattati di medicina popolare del XVIII secolo si trova scritto che la radice del “Ciclamino d'Europa” (così veniva chiamato il Cyclamen purpurascens) era considerata un purgante molto violento consigliata per i malanni più gravi. In un manuale sulle piante medicinali, un certo Pomini[2], c'informa che i tuberi di queste piante hanno proprietà emmenagoghe (regola il flusso mestruale), vermifughi (elimina i vermi intestinali) e purganti. Ma tutti sono d'accordo nel consigliarne un uso moderato in quanto le radici sono anche tossiche.

Cucina[modifica | modifica wikitesto]

In cucina non si deve usare: è una pianta velenosa.

Giardinaggio[modifica | modifica wikitesto]

È senz'altro una delle piante alpine più usate nel giardinaggio, soprattutto nei gradini rocciosi che imitano il sottobosco. Vengono anche coltivate in vaso come piante da balcone. La moltiplicazione avviene per divisione e interramento dei bulbi; operazione da farsi alla fine dell'estate. Le zone preferite sono quelle a mezz'ombra con terra di bosco (non troppo concimata) mista a sabbia. Le annaffiature devono essere regolari in modo che il terreno si mantenga costantemente umido e fresco, ma non bagnato.
L'utilizzo di queste piante nei giardini si perde nel tempo; basta ricordare che nell'antichità si piantavano i Ciclamini nei giardini davanti alle case per allontanare i serpenti ma anche per allontanare i malefici (così si credeva e così ci racconta Plinio il Vecchio). Mentre le prime documentazioni certe della coltivazione orticola di questa specie sono del 1596.

Galleria d'immagini[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Angiosperm Phylogeny Website, su mobot.org. URL consultato il 6 novembre 2008.
  2. ^ Giacomo Nicolini, Enciclopedia Botanica Motta, Milano, Federico Motta Editore, 1960.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Wolfgang Lippert Dieter Podlech, Fiori, TN Tuttonatura, 1980.
  • F. Bianchini A. C. Piantano, Tutto verde, Milano, Arnoldo Mondadori Editore, 1998.
  • Maria Teresa della Beffa, Fiori di campo, Novara, Istituto Geografico De Agostini, 2002.
  • Giacomo Nicolini, Enciclopedia Botanica Motta. Volume primo, Milano, Federico Motta Editore, 1960, p. 810.
  • Sandro Pignatti, Flora d'Italia. Volume secondo, Bologna, Edagricole, 1982, p. 287, ISBN 88-506-2449-2.
  • AA.VV., Flora Alpina. Volume primo, Bologna, Zanichelli, 2004, p. 660.

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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