Cimitero monumentale ebraico di Firenze

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Jump to navigation Jump to search

Coordinate: 43°46′10.03″N 11°14′18.44″E / 43.769453°N 11.238456°E43.769453; 11.238456

Cimitero monumentale ebraico di Firenze
Cimitero ebraico vecchio, firenze.jpg
Vista del Cimitero
Tipocivile
Confessione religiosaebraica
Stato attualedismesso
Ubicazione
StatoItalia Italia
CittàFirenze
Costruzione
Data apertura1777
Data chiusura1870
NoteAperto solo per scopi turistici
Mappa di localizzazione

Il cimitero monumentale ebraico a Firenze sorge sull'attuale viale Ariosto, appena fuori dalle antiche mura rinascimentali, in quanto non era consentito seppellire gli ebrei nella città. È aperto una volta al mese, l'ultima domenica, con due visite guidate di mattina.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il cimitero fu costruito nel 1777 fuori dalla porta San Frediano e restò in funzione fino al 1870, quando ne fu aperto uno nuovo in via di Caciolle, nella zona di Rifredi.

Il luogo riveste interesse storico e artistico per le tombe (le più antiche risalgono al Settecento), ed è circondato da abitazioni a più piani che ne impoveriscono un po' il fascino decadente e romantico. La parte a sinistra dell'entrata venne espropriata da Comune per erigervi un dispensario, oggi asilo: vi si trovavano tombe settecentesche, che in quell'occasione vennero smontate e ricomposte alla bell'e meglio nella zona vicino all'ingresso, con alcune iscrizioni montate al contrario. Come si può notare, nessuna tomba reca l'immagine del defunto, secondo l'usanza ebraica[1].

Cappelle monumentali[modifica | modifica wikitesto]

La piramide

La cultura ebraica, conformemente al rigido insegnamento biblico, non apprezza l'idea di sfarzo e ricchezza, per cui le tombe monumentali sono di solito molto rare. In questo cimitero ne esistono solo tre, allineate lungo il viale centrale coi cipressi e risalenti al periodo dopo l'unità d'Italia, quando il Regno era stato scomunicato da papa Pio IX e le minoranze religiose poterono godere di un clima tollerante.

La prima, della famiglia Levi, ha una forma piramidale che ricorda le tombe egizie, con riferimenti alla tradizione simbolica dell'illuminismo francese: il triangolo visto come figura perfetta che sottintende la perfezione. La piramide è posta su un alto basamento, realizzata in blocchi squadrati di pietra e illuminata all'interno da un piccolo occhio sul lato meridionale, oltre che dal portale d'ingresso. Quest'ultimo è coronato da un frontone triangolare e dallo stemma di famiglia. Nella cella sono ancora visibili corone seccate di fiori e foglie, probabilmente rimasti lì dal rito funebre originario.

La seconda cappella, posta accanto alla piramide, è più piccola e pure ispirata allo stile neoegizio. Appartenente alla famiglia Servadio e fu eseguita intorno al 1875. Ha colonne a fascio ed all'interno il simbolo scolpito del sole alato; sul sarcofago sottostante è scolpita una corona. Lo stemma si trova sul basamento. Oggi l'esterno della cappella è in larga parte nascosta dalla vegetazione.

La terza cappella, della famiglia Franchetti, è stata probabilmente progettata dall'architetto Marco Treves autore anche della sinagoga di Firenze e della risistemazione del piccolo edificio all'ingresso. Si tratta di un'edicola coperta da volta a botte, con embrici a squama di pesce all'esterno. Le pareti sono aperte e scandite da pilastri, con cornicione che gira all'esterno e un frontone arcuato, il tutto decorato finemente.

Altre tombe[modifica | modifica wikitesto]

Molte sono le tipologie e le dimensioni delle tombe, da quelle a sarcofago a quelle a cippo, dalle semplici lapidi alle colonne spezzate. I sarcofagi più elaborati sono sollevati da zampe leonine e sorretti da altre strutture, con drappi con frange scolpite, corone ghirlande, ecc., oppure lineari, privi di decorazioni.

Spiccano due sepolture a tempietto con colonne, che ricordano le opere un po' retoriche dell'Ottocento, come le scenografie teatrali. Una risale al 1846 e fu scolpita da Aronne Sanguinetti per Chiara Rafael: presenta colonne doriche, frontoni e acroteri.

Generalmente gli epitaffi sono scritti in ebraico e in italiano

Altre immagini[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ G. Trotta-M. Bencivieni, La città segreta.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • G. Trotta-M. Bencivieni, La città segreta.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]