Chin P'ing Mei

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Chin P'ing Mei
Titolo originaleJīn Píng Méi
Altri titoliLa pagoda dell'amore
金瓶梅格子门插图2.JPG
Illustrazione tratta da un'edizione cinese del Chin P'ing Mei del XVII secolo
AutoreLanling Xiaoxiao Sheng
1ª ed. originaleXVI secolo
1ª ed. italiana1955
Genereromanzo
Sottogenerenaturalistico, erotico
Lingua originale cinese
AmbientazioneCina, XII secolo

Chin P'ing Mei (in cinese: 金瓶梅, pinyin: Jīn Píng Méi, lett. "La prugna nel vaso d'oro" o "Fiore di prugno nell'Ampolla d'oro") è un romanzo cinese, composto in lingua vernacolare (baihua) durante la fine della dinastia Ming nel XVI secolo da un autore, o autrice, anonimo che usò lo pseudonimo di Lanling Xiaoxiao Sheng. Le prime versioni del romanzo furono scritte a mano, il primo libro stampato, invece, fu pubblicato solo nel 1610[1]. La versione più completa oggi comprende un centinaio di capitoli[2].

Il romanzo ruota attorno alle vicende di Ximen Qing (西门庆), un mercante di materia medica, e del suo numeroso seguito di mogli e concubine. La famiglia del protagonista passerà nel giro di pochi anni da una situazione di ricchezza, passioni e incesti ad un tracollo inesorabile, che vedrà morire molti membri, tra cui il protagonista[2]. Il libro offre una vasta panoramica della Cina durante la dinastia Song Settentrionale e della vita nel XII secolo, fino agli anni dell'invasione dei tartari[3].

Chin P'ing Mei è considerato il quinto dei Quattro grandi romanzi classici della letteratura cinese. È la prima opera cinese a descrivere la sessualità in maniera graficamente esplicita, vantando nel Paese una notorietà analoga a quella di cui godono Fanny Hill o L'amante di Lady Chatterley in Occidente.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Il giovane e ricco mercante Hsi-men Ch'ing si incontra un giorno per caso con P'an Chin-lien, moglie di Wu Ta-lang, e riesce ad avere con lei un rapporto. La donna è così conturbata dalla ricchezza e dalla passione dell'amante, che uccide il marito avvelenandolo pur di poter diventare una sua concubina. Il fratello della vittima, Wu Sung, è desideroso di vendicare il suo familiare, ma uccide per sbaglio un innocente e viene quindi estradato dalle autorità. Hsi-men Ch'ing, libero così dalle preoccupazioni di una sua possibile ritorsione, si impigrisce negli agi di una vita dissoluta, accogliendo nel suo harem anche Li P'ing-êrh, moglie di un amico morto, e la schiava Ch'un-mei.

Da questo momento in avanti una serie di atrocità si abbatte sulla famiglia di Hsi-men Ch'ing: Li P'ing-êrh e il figlio avuto da lei muoiono in seguito a un terribile morbo; P'an Chin-lien viene uccisa da Wu Sung al suo ritorno; Ch'un-mei viene venduta a un'altra famiglia; e lo stesso Hsi-men C'ing soccombe ad un'overdose di pillole afrodisiache. Nel frattempo i tartari invadono la Cina e la moglie di Hsi-men Ch'ing trova riparo in un tempio buddhista insieme al figlio Hsiao Kê. Qui le viene rivelato in sogno che suo figlio è la reincarnazione del deceduto marito e, per risparmiargli le sciagure di una vita dissoluta, lo fa diventare bonzo.

Paternità dell'opera[modifica | modifica wikitesto]

Chin P'ing Mei è firmato da un certo Lanling Xiaoxiao Sheng (蘭陵笑笑生, lett. "Il beffardo scolaro di Lanling") che costituisce un chiaro pseudonimo. La critica ha cercato di individuare la figura storica che si cela dietro al nome d'arte e la maggior parte degli studiosi si trova d'accordo nel riconoscere come autore Wang Shizhen[4]. Una seconda corrente di pensiero, capitanata dall'autorevole sinologo britannico Arthur Waley attribuisce invece l'opera al pittore e letterato cinese Xu Wei[5].

Attorno alla genesi dell'opera si è sviluppata una leggenda popolare, priva però di qualsiasi fondamento storico, che vuole il romanzo scritto per puro intento di vendetta. Secondo il mito, infatti, l'autore avrebbe scritto una storia così licenziosa motteggiando la vita di un notabile che in precedenza gli aveva ucciso il padre. Contando sul fatto che un libertino non avrebbe resistito alla tentazione di leggere la copia di un romanzo erotico, l'autore avvelenò i margini superiori del libro per far sì che il funzionario si intossicasse inumidendosi le mani per voltare pagina.

Pubblicazione[modifica | modifica wikitesto]

Un'edizione del romanzo

La prima edizione del Chin P'ing Mei apparsa in Occidente fu una traduzione in lingua tedesca realizzata tra il 1862 e il 1869 da Hans Conon von der Gabelentz. Come testo di partenza, tuttavia, il linguista tedesco utilizzò un'edizione in lingua mancese del 1708 invece dell'originale cinese, dal momento che a quell'epoca la lingua manciù costituiva una lingua-ponte più facile da imparare del cinese. Questa traduzione fu pubblicata solo in brevi estratti e successivamente il testo integrale andò perduto, fino al 1998, quando fu riscoperta nell'archivio del Castello di Altenburg.

Nel 1920 i fratelli Otto e Arthur Kibat cominciarono a lavorare a una nuova e ambiziosa traduzione dell'opera, che avrebbe contato più di 3.000 pagine, da pubblicare in 5 volumi. I primi due episodi uscirono rispettivamente nel 1928 e nel 1932, ma con l'avvento di Adolf Hitler nel 1933 il lavoro fu messo all'indice per i contenuti troppo espliciti. L'intera serie di volumi vide la luce solo successivamente, tra il 1967 e il 1983. Una traduzione completa, ma molto sintetica (con gli aspetti sessuali censurati), fu pubblicata nel 1930 ad opera di Franz Kuhn con il titolo Kin Ping Meh oder Die abenteuerliche Geschichte von Hsi Men und seinen sechs Frauen ("Kin Ping Meh o la storia avventurosa di Hsi Men e delle sue sei mogli").

La prima versione inglese del romanzo, intitolata The Golden Lotus ("Il loto d'oro"), apparve nel 1939. Alla sua stesura collaborarono Clement Egerton e lo scrittore cinese Lao She, che tuttavia preferì rinunciare a qualsiasi diritto sul libro per via della natura degli argomenti in esso trattati. Si tratta di una versione completa in 4 volumi, anche se alcune delle parti sessualmente più esplicite vennero rese in latino.

In Italia Chin P'ing Mei fu pubblicato originariamente nel 1955, traducendo dalla versione inglese dell'edizione parziale curata da Arthur Waley. Solo nel maggio 2017 appare presso l'Editore Luni un'edizione integrale ripresa dalla traduzione francese curata dal sinologo André Lévy.

Analisi[modifica | modifica wikitesto]

Titolo[modifica | modifica wikitesto]

Chin P'ing Mei prende il nome dai tre personaggi femminili principali — P'an Chin-lien (潘金莲, lett. "Loto dorato"); Li P'ing-êrh (李瓶儿, lett. "Piccolo vaso"), una concubina di Hsi-Men Ch'ing, e Ch'un mei (庞春梅, lett. "Fiori di susina primaverili"), una giovane cameriera che è salita al potere all'interno della famiglia[3].

Significati e accoglienza[modifica | modifica wikitesto]

Illustrazione tratta da un'edizione cinese del Chin P'ing Mei del XVII secolo

Identificato per secoli come materiale pornografico e vietato ufficialmente fin dalla sua pubblicazione[3], il libro è stato comunque letto di nascosto da gran parte della classe istruita. Solo a partire dalla dinastia Qing è stato rivalutato come letteratura. In realtà l'opera si presenta come un romanzo di costume, che offre un monumentale affresco della cultura cinese del XII secolo, indagando a fondo anche diverse questioni sociali, come il ruolo delle donne nella società cinese antica, la politica e la corruzione umana[2].

La storia contiene un sorprendente numero di descrizioni di giocattoli sessuali e tecniche coitali che al giorno d'oggi sarebbero considerate fetish, così come una grande quantità di battute oscene e velate, cariche di riferimenti sessuali. Alcuni critici hanno sostenuto che le descrizioni altamente sessuali sono essenziali per la struttura e la comprensione del romanzo, notando al tempo stesso la loro influenza su altri romanzi cinesi di liberazione in materia di sessualità, in particolare ne Il sogno della camera rossa.

Chin P'ing Mei ha ricevuto valutazioni positive dai contemporanei, non solo in Cina, ma anche a livello internazionale, dove è considerato tra i primi veri esempi di romanzo sociale, psicologico e realistico[6]. L'autore Lǐ Yú lo considerò insieme a Il romanzo dei tre regni, I Briganti e Viaggio in Occidente uno dei "Quattro grandi romanzi classici" cinesi, prima che venisse messo al bando e sostituito nella lista da Il sogno della camera rossa. L'acclamato critico Zhang Zhupo l'ha descritto come "il libro più incredibile esistente sotto il cielo" (第一 奇书), e nel XX secolo, anche l'influente autore Lu Xun l'ha tenuto in grande stima.

Parole d'elogio per l'opera sono state spese anche da Piero Jahier nell'introduzione al volume italiano da lui tradotto:

« Questo romanzo-fiume, di una razza e di una terra in un momento del tempo, indifferentemente tragico e comico, lirico e psicologico; con i suoi cento personaggi e le sue cento situazioni, con i suoi realistici litigi tra le troppe donne della famiglia poligamica; questo romanzo-fiume, che sviluppa la materia di cinquanta romanzi secondo i canoni occidentali, prosegue il suo corso, vasto e calmo come i fiumi della terra sconfinata, come le moltitudini della popolazione dalle millenarie esperienze in cui affonda le proprie radici...[7] »

Citazioni e riferimenti[modifica | modifica wikitesto]

La trama del romanzo costituisce una sorta di spin-off di un episodio tratto da un'altra celebre opera cinese: I Briganti; in cui Hsi-Men Ch'ing e P'an Chin-lien avvelenano il marito della donna per dare sfogo alla loro illecita relazione amorosa e sono successivamente uccisi dal fratello del defunto marito, Wu Song. Il finale delle due storie però si discosta alquanto, dal momento che ne I briganti Ch'ing muore per mano di Wu Song, mentre in Chin P'ing Mei il protagonista soccombe per aver ingerito troppe pillole afrodisiache[3].

Umberto Eco si è ispirato alla leggenda sulla genesi del Chin P'ing Mei per l'espediente delle pagine avvelenate con cui Jorge da Burgos uccide i monaci ne Il nome della rosa.

Trasposizioni[modifica | modifica wikitesto]

Il fumettista italiano Magnus ha creato un romanzo grafico liberamente tratto dal Chin P'ing Mei, intitolato Le 110 Pillole. La storia si incentra sulle gesta sessuali del ricco farmacista Hsi-Men Ching e delle sue sei mogli[8].

In totale sono stati prodotti 3 lungometraggi ispirati all'opera letteraria:

  1. Jin ping mei (1955), diretto da Yin Wang[9].
  2. Jin ping mei (2008), prodotto a Hong Kong per la regia di Man Kei Chin e con Lam Wai-Kin nel ruolo del protagonista Simon Qing[10].
  3. Jin ping mei er ai de nu li (2009), sequel diretto del precedente, in cui ricompare anche lo stesso attore protagonista[11].

Edizioni italiane[modifica | modifica wikitesto]

  • Chin P'ing Mei. Romanzo cinese del secolo XVI, traduzione di e cura di Piero Jahier e Maj-Lis Rissler Stoneman, Introduzione di Arthur Waley, Collana I Millenni, Torino, Einaudi, 1955-1997, ISBN 978-88-06-08011-2. - 2 voll., Biblioteca dell'Eros, ES, Milano, 2005-2006. [edizione parziale, ricavata dalla traduzione inglese, curata dal Waley, della riduzione tedesca di un'edizione cinese manomessa]
  • Chin P'ing Mei. Romanzo erotico cinese del secolo XVI (2 voll.), traduzione di Piero Jahier e Maj-Lis Rissler Stoneman, Nuova edizione accresciuta a cura di Olimpio Cescatti, Collana Universale Economica, Milano, Feltrinelli, 1970- V° ed. 1991, ISBN 88-07-81053-0. [edizione basata sulla traduzione in lingua inglese del Waley]
  • La pagoda dell'amore, traduzione di Giuseppe Costa, Torino, Dellavalle, 1971.
  • Jin Ping Mei (2 voll.), a cura di Serafino Balduzzi, Milano, Luni, 2017, ISBN 978-88-79-84522-9. [versione integrale ricavata dalla traduzione francese curata da André Lévy - per la Pléiade Gallimard nel 1985 - da un'edizione con un'unica copia superstite, ritenuta la più vicina al manoscritto originale perduto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Xun, 220-221
  2. ^ a b c (EN) Charles Horner, The Plum in the Golden Vase, translated by David Tod Roy, Commentary, ottobre 1994. URL consultato il 13 febbraio 2013.
  3. ^ a b c d Chin P'ing Mei - La prugna del vaso d'oro, su Parodos.it. URL consultato il 13 febbraio 2013.
  4. ^ Chin P'ing Mei, su Sapere.it. URL consultato il 13 febbraio 2013.
  5. ^ Hsü Wei, su Sapere.it. URL consultato il 13 febbraio 2013.
  6. ^ (EN) The Plum in the Golden Vase or, Chin P'ing Mei: Volume Four: The Climax, Princeton University Press. URL consultato il 15 febbraio 2013.
  7. ^ Piero Jahier nella premessa a Chin P'ing Mei: romanzo cinese del secolo 16., Einaudi.
  8. ^ Le 100 pillole, su Ubcfumetti.com. URL consultato il 13 febbraio 2013.
  9. ^ Scheda del film su IMDb. URL consultato in data 14-02-2013.
  10. ^ Scheda del film su IMDb. URL consultato in data 14-02-2013.
  11. ^ Scheda del film su IMDb. URL consultato in data 14-02-2013.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • (EN) Lu Xun, A Brief History of Chinese Fiction, The Minerva Group, Inc., 2000. ISBN non esistente
  • (EN) Fangfu Ruan; Molleen Matsumura, Sex in China: studies in sexology in Chinese culture, Springer, 1991, ISBN 0-306-43860-7.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]