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Chiesa madre (Gela)

Coordinate: 37°03′58.79″N 14°15′03.64″E
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Chiesa di Maria Santissima Assunta in Cielo
Prospetto principale della chiesa
StatoItalia (bandiera) Italia
Regione Sicilia
Località Gela
Indirizzovia Matrice, 2
Coordinate37°03′58.79″N 14°15′03.64″E
Religionecattolica di rito romano
TitolareMaria sotto il titolo dell'Assunta
Diocesi Piazza Armerina
ArchitettoGiuseppe Di Bartolo (facciata), Emanuele Di Bartolo (campanile)
Stile architettoniconeoclassico
Inizio costruzione1766
Completamento1844

La chiesa di Maria Santissima Assunta in Cielo, più comunemente nota come Chiesa Madre (in dialetto gelese a Matrici, AFI: [ a.maˈtriːʧi ]), è il principale luogo di culto cattolico di Gela nonché la chiesa madre della città.

Si affaccia su Piazza Umberto I e fu costruita demolendo la duecentesca chiesa di Santa Maria de Platea, ormai pericolante anche a causa del terremoto del 1693. Al suo interno custodisce l'icona bizantina di Maria Santissima dell'Alemanna, patrona della città, oltre che i simulacri del Cristo Morto e dell'Addolorata portati in processione durante il venerdì santo.

Nel luogo in cui sorge l'edificio un tempo si trovava l'antica chiesa di Santa Maria de Platea[1], costruita tra il XIII ed il XIV secolo sulle fondamenta di un tempio greco del VI-V secolo a.C. probabilmente dedicato a Era. Tale tempio era limitato a sud da una plateia che correva in senso est-ovest (oggi ricalcati dal moderno Corso Vittorio Emanuele) che deve aver dato probabilmente il nome a tale luogo di culto.[2] In una visita pastorale compiuta il 29 maggio 1683 da Francesco Fortezza, vescovo di Siracusa, la chiesa viene descritta come dotata di nove altari laterali (oltre l'altare maggiore col tabernacolo) e un oratorio annesso dedicato al Santissimo Sacramento con rispettivo altare.[3]

Nel 1693, a seguito del terremoto che colpì la Val di Noto, venne demolita una parte della torre campanaria e con l'occasione venne avanzata l'ipotesi di un ampliamento e ricostruzione generale dell'edificio. Fu così che nel 1766 iniziarono i lavori di costruzione dell'attuale chiesa, che terminarono nel 1799. Trentotto anni dopo, nel 1837, venne innalzata la nuova torre campanaria, finanziata interamene dal parroco Luigi Mallia dei marchesi di Torreforte su progetto redatto dall'architetto Emanuele Di Bartolo. Infine, nel 1844 l'intero edificio viene completato con l'aggiunta della facciata neoclassica in pietra arenaria su progetto dell'architetto Giuseppe Di Bartolo Morselli.

Manutenzione e restauri

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Nel corso degli anni la chiesa ha subito diversi restauri: tra il 2008 e il 2014 sono stati recuperati i paramenti murari esterni con le rispettive modanature ed è stata rifatta la pavimentazione interna, evento che ha causato anche il ritrovamento di molteplici cocci di vasellame e ossa umane[4]. Nel 2016, con il contributo erogato dalla Chiesa Cattolica sui fondi dell'otto per mille, sono state restaurate tutte le superfici interne con il recupero e rifacimento degli intonaci, delle dorature e con la tinteggiatura delle stesse superfici, oltre che restaurato il portone d'ingresso principale e tutti gli infissi lignei.

Nel 2025 si è concluso il più recente restauro[5], che ha interessato la torre campanaria e la facciata: l'arenaria è stata ripulita da macchie e muschi, le iscrizioni e i gruppi scultorei sopra le porte laterali sono stati restaurati, mentre tutti i portali della chiesa sono stati riportati al colore originario verde vagone.

Facciata esterna e campanile

L'edificio segue stilemi tipici del neoclassicismo, ispirandosi agli antichi templi greci che un tempo occupavano la città. La facciata è delineata da due ordini di colonne (doriche nel primo ordine, ioniche nel secondo), separate da un fregio dorico con metope e triglifi e sormontata da un timpano triangolare contenente uno stemma mariano, acroteri e una antefissa con croce apicale. Nella base del pilastro cantonale di sinistra è visibile un rudere di colonna canalata, prelevato probabilmente dall'acropoli di Gela e impiantato sull'edificio.[6]

Al di sopra delle navate laterali si trovano due gruppi di statue raffiguranti le allegorie della Fede e della Speranza, mentre sotto di loro si trovano delle lapidi recanti le seguenti iscrizioni:

  • (a sinistra)

Alla Gloria/ di Dio Ottimo Massimo,/ al culto/ della Beatissima Vergine Maria/ Assunta in Cielo./ questo principe tempio/ è sagro

  • (a destra)

La pietà/ dell'arcidiacono cavaliere Luigi Mallia/ dei marchesi di Torreforte./ Questo prospetto/ su disegno dell'artista concittadino/ Giuseppe di Bartolo/ di sue largizioni/ nell'anno 1844, innalzava

Nella parte superiore della facciata si erge una grande finestra circondata da una cornice lapidea intagliata e con un fregio aggettante oltre il bordo superiore. Ai suoi lati, negli intercolumni laterali, si aprono due nicchie rettangolari decorate da grandi vasi con coperchio.

I prospetti laterali presentano muri realizzati con pietrame informe, recanti in basso finestre semicircolari (in prossimità delle rispettive cappelle laterali) e in alto finestre rettangolari centinate, che illuminano la navata centrale. Il fianco meridionale presenta solo un ingresso; quello settentrionale possiede anche un piccolo giardino, il campanile e la casa parrocchiale.

La cupola, di tipo semisferico a guscio semplice con profilo rialzato, poggia su un tamburo ottagonale provvisto di quattro finestre. Sulla sua sommità si erge una lanterna sormontata da una croce in acciaio inox 316L, sostituita nel 2009 al posto dell'originale ormai cadente.[7]

Navata centrale

L'interno, ampio e luminoso, ha pianta longitudinale a croce latina con schema basilicale e cupola all'incrocio dei bracci. Sopra l'ingresso principale è presente un grande organo del 1939 a 31 canne, donato da Benito Mussolini sotto richiesta del parroco Antonino Li Destri in occasione di una visita a Gela, datata 14 agosto 1937.[8]

L'edificio, che occupa una superficie di circa 2.000 metri quadrati, è suddiviso in tre navate separate da pilastri e arcate neoclassiche decorate in oro zecchino. La navata centrale si prolunga oltre il transetto in un cappellone, con coro ligneo nella controfacciata, e termina con un abside semicircolare in cui si trovano l'altare di forma cubica (lavorato da una grossa pietra locale rinvenuta nel quartiere di Settefarine e consacrata il 21 marzo 1996) e una tela raffigurante l'Assunzione di Maria, opera di Giuseppe Tresca del 1786.

La navata sinistra è definita dalla cappella della passione, che ospita le statue lignee del 1962 dell’Addolorata e del Cristo Morto, utilizzate durante le funzioni religiose della settimana santa. Segue un'altra cappella dove è custodita l'icona bizantina della Madonna dell'Alemanna, patrona della città festeggiata l'8 novembre, e un mausoleo dedicato al cardinale Antonio Maria Panebianco.

Monumento funereo a Iacopelli Navarra
Cappella della Madonna dell'Alemanna

La navata destra accoglie invece la cappella del Santissimo Sacramento, ospitante un crocifisso del XVII secolo e un'icona lignea della Madonna col Bambino databile al XIV secolo. Sulla parete sud sono collocati due mausolei: il primo, dedicato all’arcidiacono Antonio Iacoponelli Navarra (1720-1779), è costituito da tre sezioni comprendenti rispettivamente lo stemma nobiliare di famiglia, un mezzobusto in bassorilievo e una lapide su cui si legge una dedica in latino; il secondo, dedicato al barone Alessandro Mallia, marchese di Torreforte, è opera del palermitano Filippo Pennino e risale alla seconda metà del Settecento.

La chiesa, spogliata quasi interamente delle sue statue da mons. Grazio Alabiso[9], è invece ricca di pale attribuibili ad artisti come Francesco e Giuseppe Vaccaro, Deodato Guinaccia, Giuseppe Tresca e Giuseppe Barone.

  1. (LA) Rocco Pirri, Sicilia Sacra Disquisitionibus, Et Notitiis Illustrata, su books.google.it, vol. 1, 1633, p. 627.
    «in templo S. Mariæ de Platea Heracliæ, feu Terrænovæ»
  2. Rosalba Panvini, Hera e Demetra a Gela: la continuità del culto, su academia.edu.
  3. Chiesa di Maria Santissima Assunta in Cielo (Gela), su chieseitaliane.chiesacattolica.it, 13 maggio 2010.
  4. Riqualificazione della chiesa Madre, ossa umane e vasellame tra gli inerti, su quotidianodigela.it, 31 maggio 2013.
  5. Chiesa Madre in restauro a Gela: il prospetto principale, la torre campanaria e il gruppo scultoreo, su retechiara.it, 8 luglio 2024.
  6. Nunzio Vicino, Gela: monumenti antichi, Vaccaro Editore, p. 84.
  7. Nuccio Mulè, Chiesa Madre: la cupola, su gelabeniculturali.it.
  8. Nunzio Vicino, Gela: monumenti antichi, Vaccaro Editore, p. 87.
  9. La Chiesa Madre, su gelacittadimare.it.
  • Nunzio Vicino, Gela: monumenti antichi, Caltanissetta, Vaccaro Editore
  • Nuccio Mulè, La Chiesa Madre, Gela, Randazzo Libreria Editrice, 2024

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