Chiesa di Santa Maria della Vittoria (Napoli)

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Chiesa di Santa Maria della Vittoria
Facciata Vittoria.jpg
Esterno sull'omonima piazza
StatoItalia Italia
RegioneRegione-Campania-Stemma.svg Campania
LocalitàCoA Città di Napoli.svg Napoli
ReligioneCristiana cattolica di rito romano
TitolareMaria
Arcidiocesi Napoli
Stile architettonicobarocco
Inizio costruzione1572

Coordinate: 40°49′58.37″N 14°14′30.62″E / 40.83288°N 14.24184°E40.83288; 14.24184

L'interno
La cupola

La chiesa di Santa Maria della Vittoria, a Napoli, è posta in una delle zone più belle del lungomare.

La sua costruzione è databile 1572: infatti la chiesa venne edificata per ricordare la vittoria a Lepanto (1571) della Lega Santa sull'Impero ottomano. Vi sono numerose tracce artistiche oltre a riferimenti all'edilizia rinascimentale.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La chiesa venne modificata da Giovanna d'Austria (1573-1630) figlia del comandante austriaco, facendone poi dono ad un convalescenziario e ai padri teatini. Conseguentemente, sua figlia Margherita, nel 1646 su autorizzazione del papa Innocenzo X della famiglia Pamphilj che poco prima, con suo breve, aveva introdotto tale titolo nelle litanie della Madonna, decise di promuovere ulteriori rimaneggiamenti che conferirono al tempio le forme pressoché definitive.

Altri ritocchi si ebbero a seguito del terremoto del 1732. Nel 1735, venne realizzata la decorazione a stucco ad opera di Andrea Tramontano, mentre nel 1824 la chiesa fu privata della facciata ed il complesso conventuale fu affidato ai privati che lo adibirono ad abitazioni.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

La chiesa è custode di notevolissime colonne corinzie costruite in marmo pregiato, poste presso i pilastri a sostegno della cupola. Il tempio, inoltre, contiene: una tela di Massimo Stanzione, raffigurante l'Annunciazione, una tela attribuita ad Angelo Mozzillo, raffigurante l'Incoronazione della Vergine, La Vergine appare a don Giovanni d'Austria durante la battaglia di Lepanto, affresco di ignoto artista commissionato da Giovanna d'Austria nel 1628, e un gruppo scultoreo in legno policromo, ritraente la Madonna del Rosario con i Santi Domenico e Caterina da Siena.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Vincenzo Regina, Le chiese di Napoli. Viaggio indimenticabile attraverso la storia artistica, architettonica, letteraria, civile e spirituale della Napoli sacra, Newton e Compton editore, Napoli 2004.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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