Chiesa di Sant'Egidio (Firenze)

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Chiesa di Sant'Egidio
Sant'Egidio.JPG
L'ingresso
Stato Italia Italia
Regione Toscana Toscana
Località Firenze
Religione Cristiana cattolica di rito romano
Titolare Egidio abate
Diocesi Arcidiocesi di Firenze
Consacrazione 1419
Architetto Bicci di Lorenzo, Bernardo Buontalenti
Stile architettonico barocco
Inizio costruzione XIV secolo
Completamento XVIII secolo

Coordinate: 43°46′23.8″N 11°15′36.2″E / 43.773278°N 11.260056°E43.773278; 11.260056

La chiesa di Sant'Egidio è un luogo di culto cattolico che si trova al centro del porticato dell'Ospedale di Santa Maria Nuova nel centro storico di Firenze.

Storia e profilo artistico[modifica | modifica wikitesto]

Di antichissima fondazione, faceva parte di un convento romanico che era situato fuori le mura. Inglobata nell'Ospedale di Santa Maria Nuova, dopo la fondazione di quest'ultimo da parte di Folco Portinari nel 1289, ne seguì da allora le sorti. Fu ricostruita una prima volta, mantenendo un'unica navata senza transetto, su iniziativa dello spedalingo Benedetto da Montebello, che affidò il disegno a Lorenzo di Bicci. Fu riconsacrata nel 1419 da papa Martino V. Della prima ricostruzione quattrocentesca resta oggi solo un affresco di Bicci di Lorenzo, con la Consacrazione di Sant'Egidio, oggi staccato e conservato dentro l'ospedale.

Veduta interna

Fra il 1439 e il 1461 vi lavorarono ad un ciclo di affreschi alcuni dei più famosi artisti del Rinascimento: da Domenico Veneziano, ad Andrea del Castagno e Alesso Baldovinetti, ma la loro opera, che secondo i contemporanei aveva un'importanza tra le opere del primo rinascimento pari solo a quello della Cappella Brancacci, è andata quasi completamente distrutta: ne rimangono solo alcuni frammenti delle sinopie, per altro poco significativi perché relativi al basamento soltanto, conservati presso il Museo del Cenacolo di Sant'Apollonia. Al 1450 risale il Tabernacolo del Santissimo Sacramento, composto da una decorazione marmorea con un'Annunciazione a bassorilievo di Bernardo Rossellino e da uno sportello in bronzo decorato con un Cristo Benedicente da Lorenzo Ghiberti (lo sportello è oggi sostituito da una copia per esigenze di salvaguardia).

All'altare maggiore si trovava l'Adorazione dei Magi di Lorenzo Monaco, opera capolavoro dello stile gotico internazionale fiorentino, oggi agli Uffizi, sostituita nel 1483 dall'ancora più importante Trittico Portinari di Hugo van der Goes, la grandiosa pala d'altare fiamminga che fu ammirata e copiata studiata dai maggiori artisti fiorentini, come Domenico Ghirlandaio e Sandro Botticelli, pure agli Uffizi, non a caso nella grande sala dedicata all'artista della Primavera e della Nascita di Venere. Grazie al confronto con opere fiamminghe l'arte fiorentina raggiunse infatti questi vertici di realismo e luminosità che i maestri delle Fiandre conoscevano già.

La scalinata del Buontalenti

L'aspetto attuale della chiesa è dovuto all'ultimo rinnovo della fine del Cinquecento, progettato da Bernardo Buontalenti e messo in opera da Giulio Parigi, quando gli affreschi furono coperti da quattro altari laterali classicheggianti in pietra serena, decorati con grandi pale. Sempre al Buontalenti risale l'invenzione della gradinata ricurva che porta al piano rialzato dell'altare, mentre la balaustra, anche se si fonde armoniosamente, è del secolo successivo, come l'altare decorato con intarsi di pietre dure, il cosiddetto commesso fiorentino. La pala d'altare ritrae Sant'Egidio nella spelonca ed è di Giacinto Gemigniani da Pistoia, autore seicentesco. Agli altari si trovano oggi le seguenti tele:

La decorazione del soffitto risale al XVIII secolo ed è frutto della collaborazione tra Giuseppe Tonelli, autore delle quadrature architettoniche, e di Matteo Bonechi, pittore delle figure.

Fra le personalità sepolte spicca Folco Portinari, il fondatore dell'Ospedale, sepolto davanti alla scalinata con altri personaggi della sua famiglia. Molte delle opere originali della chiesa sono oggi situate nelle stanze di rappresentanza dell'Ospedale di Santa Maria Nuova.

Opere già in Sant'Egidio[modifica | modifica wikitesto]

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