Palazzo della Banca d'Italia (Firenze)

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Palazzo della Banca d'Italia in Firenze
Palazzo della banca d'italia (firenze) 01.JPG
La facciata del palazzo su Via dell'Oriuolo
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneToscana
LocalitàFirenze
Indirizzovia dell'Oriuolo 37/39
Coordinate43°46′19.12″N 11°15′33.14″E / 43.771978°N 11.259206°E43.771978; 11.259206Coordinate: 43°46′19.12″N 11°15′33.14″E / 43.771978°N 11.259206°E43.771978; 11.259206
Informazioni generali
CondizioniIn uso
Costruzione1865 - 1869
Stileneorinascimentale
Usobanca
Altezza25 metri
Pianitre
Realizzazione
ArchitettoAntonio Cipolla
ProprietarioBanca d'Italia
CommittenteBanca Nazionale nel Regno d'Italia

Il Palazzo della Banca d'Italia di Firenze si trova in via dell'Oriuolo 37/39.

Lo Scalone monumentale.
Porta destra del Palazzo su Via dell'Oriuolo 39.

Storia e descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Il Palazzo che oggi accoglie la Banca d’Italia (1893) in Firenze fu costruito tra il 1865 e il 1869 dalla Banca Nazionale nel Regno d'Italia (1867), già Banca Nazionale negli Stati Sardi (1849), allo scopo di trasferire la Direzione Generale da Torino a Firenze, divenuta il 3 febbraio 1865 la nuova Capitale del Regno d’Italia (17 marzo 1861).

La storia della Banca Nazionale Sarda, predecessora della Banca d'Italia, è strettamente legata alle vicende risorgimentali che portarono all'Unificazione nonché al processo evolutivo di costituzione della banca emissiva unica (centrale). Il percorso risultò lungo e complesso essenzialmente per il gran numero di istituti d’emissione (praticamente, del tutto privati) operanti sul territorio anche successivamente all'Unità d’Italia, riconducibili ad altrettanti Stati preesistenti.

Il particolare contesto storico alimentò per lungo tempo un'ostinata disputa tra i sostenitori dei due contrapposti modelli di riferimento, rispettivamente incentrati su unicità e pluralità emissiva; contesa per molti aspetti avulsa dal pubblico interesse. D’alta parte, i notevoli vantaggi derivanti dal battere moneta, c.d. signoraggio, non agevolavano la scelta netta del modello da adottare.

Camillo Cavour (1810-1861), statista e figura risorgimentale dominante, fu decisivo nell'impostare e pervicacemente perseguire, finché fu in vita, l'ambìto progetto della nascita della Banca Centrale Italiana; per la cui realizzazione, si avvalse costantemente dell’apporto del Direttore Generale della Banca Nazionale Sarda, il banchiere-imprenditore genovese, Carlo Bombrini (1804-1882). Il politico torinese ispirò sempre un orientamento favorevole all'istituto sardo, essenzialmente per ragioni legate allo stato economico-finanziario assai solido di cui esso godeva; in aggiunta, la banca disponeva di una struttura affatto idonea per espandersi sull'intero territorio nazionale.

Il trasferimento della Direzione Generale da Torino a Firenze venne disposto con R.D. n. 2376 del 29 gennaio 1865, a firma del politico biellese Quintino Sella (1827-1884), Ministro delle Finanze del II Governo La Marmora. Tuttavia, la società bancaria sarda aveva avviato fin dai primi mesi dell'anno, verosimilmente già al corrente delle intenzioni governative, la procedura di acquisizione nel centro storico del capoluogo toscano di un'area comprendente l'antica residenza secondaria della Famiglia de' Pazzi: una fabbrica di fine Trecento inizio Quattrocento sita in Borgo degli Albizi, con annesso ampio giardino che si estendeva alla via Buja, attuale via dell'Oriuolo.

Il Palazzo, in stile neorinascimentale, fu progettato dall'architetto napoletano Antonio Cipolla (1822-1874), e realizzato proprio sulla superficie a verde antistante al fabbricato di proprietà della facoltosa famiglia, giunta da Fiesole nel XIII secolo. Verosimilmente, da questa secondaria dimora, il 26 aprile 1478, giorno di Pasqua, prese le mosse la nota Congiura dei Pazzi, portata a compimento ai danni di Lorenzo e Giuliano de' Medici nella Cattedrale di Santa Maria del Fiore (Duomo), con esito tragico per i cospiratori: la morte di Francesco e Jacopo de’ Pazzi.

L'acquisto della storica abitazione avvenne il 7 ottobre 1865, cui seguirono a breve distanza di tempo gli interventi propedeutici all'edificazione del Palazzo sull'area del lussureggiante verziere. La facciata principale dell’imponente costruzione lungo via dell’Oriulo, innalzata di due piani oltre a quello rialzato, ripercorre l’antico tracciato del muro di cinta del Giardino dei Pazzi, il cui portale d'ingresso nella ex via Buja recava l’arme di famiglia scolpito dall'artista fiorentino Donatello (1386-1466). Lo stemma è esposto nell'atrio principale del Palazzo Pazzi-Quaratesi, che fu la residenza principale della facoltosa casata; il portale realizzato dal rinomato scultore rinascimentale è invece conservato nel Museo di San Marco a Firenze.

L’edificio ottocentesco destinato ad accogliere l'Amministrazione Centrale e la Sede in Firenze della Banca Nazionale Sarda, denominata nel 1867 Banca Nazionale nel Regno d'Italia, fu commissionato con l'esplicita richiesta di caratteristiche ben precisate e minuziosamente riportate nel programma stilato dalla banca stessa, i cui capisaldi sarebbero stati rappresentati da solidità, severità, sobrietà.

I succitati tratti architettonici, infatti, si evidenziano appieno in tutto il Palazzo; con immediatezza, osservando il maestoso fronte sull'attuale via dell'Oriuolo, ricoperto lungo tutto il piano rialzato di bugnato rustico a baule esteso per 1860 mq, che caratterizza la tipologia dell’intero fabbricato.

L’architetto napoletano volle dare al Palazzo fiorentino uno stile neorinascimentale propriamente coerente con quello contrassegnante gran parte della produzione architettonica di metà Ottocento; altresì, in assoluta concordanza con le storiche edificazioni circostanti. Dopo gli studi condotti nella città natia, Antonio Cipolla completò la formazione a Roma, per poi affinarsi con progetti segnati da compiute forme di eclettismo, realizzati nella città capitolina, a Bologna e, per l’appunto, a Firenze, dove inoltre prese parte nel 1865 al concorso di terzo grado (i precedenti, 1861 e 1864) per la nuova facciata della Cattedrale di Santa Maria del Fiore.

La straordinaria abilità nell'associare armoniosamente stili diversi gli valse il merito di essere annoverato tra gli artefici della nuova forma artistica denominata Eclettismo, che andò affermandosi nel passaggio dall'architettura preunitaria a quella postunitaria, largamente accettato come stile dell'Unità nazionale. Tra i suoi estimatori, l’architetto-scrittore romano Camillo Boito (1836-1914), che menzionò il Cipolla tra i migliori architetti dell'Ottocento. Tuttavia, nell'esecuzione del Palazzo in Firenze, l'eclettico architetto, della conclamata ecletticità, si avvalse ben poco.

Il compimento delle decorazioni nei diversi ambienti dell’edificio fu affidato ad artisti di area emiliana; tra questi, il pittore e decoratore di Fidenza (PR) Girolamo Magnani (1815-1889), già scenografo del musicista di Busseto (PR) Giuseppe Verdi (1813-1901), delle cui opere liriche fu il maggiore realizzatore. Con l’artista fidentino operarono decoratori bolognesi altrettanto rinomati, come Luigi Samoggia (1811-1904) e Luigi Busi (1837-1884), rispettivamente, esperti nella tecnica del trompe-l’oeil e nell'arte figurativa; a questi, si affiancò il pittore e ornatista di Crevalcore (BO) Gaetano Lodi (1830-1886), raffinato esecutore di eleganti decori floreali.

Al primo piano del Palazzo, c.d. piano nobile, spicca lo Scalone monumentale, l'opera architettonica nel cui motivo Antonio Cipolla concentrò tutto il suo impegno tecnico e formale. La volta del grande locale ospitante la Scala elicoidale, che attraversa longitudinalmente l'intero edificio, fu decorata da Magnani in modo assolutamente sobrio, come peraltro era fermamente richiesto dalla committente Banca Nazionale. Inoltre, il bravo ornatista fidentino abbellì il locale artisticamente più prestigioso del complesso edilizio, la Sala tonda, dove il Direttore Generale, Carlo Bombrini, svolse negli anni della presenza in Firenze i compiti della peculiare figura rappresentata.

Al secondo piano, allora destinato ad uso abitativo per l'alto dirigente e primo azionista della banca nazionale privata sarda, i soffitti di alcuni ambienti furono decorati dallo stesso Girolamo Magnani, altri, dagli artisti Luigi Samoggia e Luigi Busi. Nell'elegante abitazione al secondo piano del Palazzo, dove ospitò illustri personaggi del mondo politico, economico e finanziario della Firenze Capitale, Bombrini vi rimase con la famiglia solo pochi anni, per trasferirsi nell'autunno del 1871 a Roma, divenuta capitale del Regno d'Italia il 3 febbraio di quell'anno.

L’ampia parte dello stabile corrispondente ai piani terra e rialzato comprende: l'Atrio principale, con soffitto a cassettoni eseguito dall'ornatista-stuccatore Lodovico Buffi, dove spicca un pronao a quattro colonne di ordine dorico; l'Atrio Donatello, che dà accesso allo Scalone monumentale, con la volta abbellita da una decorazione riconducibile a Luigi Samoggia e Luigi Busi; la singolare Sala ottagonale, il più pregevole ambiente tra quelli oggi ospitanti la Biblioteca della Banca d'Italia, con il soffitto ornato in stile rocaille da Gaetano Lodi: una composizione ricca di motivi floreali, e con ritratti nobiliari francesi sei-settecenteschi, impreziosita con elegante doratura.

Nell'Atrio principale, a significare il ruolo fondante avuto da Camillo Cavour nel processo di costituzione della Banca Centrale Italiana, si staglia l'opera scultorea dedicatagli nel 1870 dallo scultore alessandrino Augusto Rivalta (1837-1925), ordinata nel 1868 dalla Banca Nazionale nel Regno d'Italia; cui richiese, nel 1882, la scultura in marmo del busto di Carlo Bombrini, ancora adesso collocato nell'Atrio Donatello.

La realizzazione in Italia della banca unica d’emissione giunse a compimento soltanto nel 1926, con la Banca d'Italia, costituitasi nel 1893 in seguito alla fusione della Banca Nazionale nel Regno d'Italia, la Banca Nazionale Toscana, la Banca Toscana di Credito (per le Industrie e il Commercio d'Italia), la Banca Romana, quest’ultima, messa in liquidazione per illecita emissione di banconote.

Cronologia dei direttori[1][modifica | modifica wikitesto]

  • Antonio Monghini, 1865-1867, Banca Nazionale negli Stati Sardi
  • Luigi Alberto Pellas, 1867-1892, Banca Nazionale nel Regno d'Italia
  • Pompeo Rizzi, 1892-1893
  • Pietro Coppi, 1893-1896, Banca d'Italia
  • Clemente Ascoli, 1896-1913
  • Giovanni Carloni, 1913-1928
  • Antonio Ghislotti, 1928-1929
  • Tiziano Trevisan, 1929-1946
  • Luigi Bernasconi, 1946-1948
  • Giovanni Chima, 1948-1949
  • Giuseppe Moccia, 1949-1951
  • Giovanni Maria Comin, 1951-1954
  • Pietro De Luca, 1954-1956
  • Mario Buttiglione, 1956-1961
  • Alessandro Pilotto, 1961-1966
  • Raimondo Palermo, 1966-1970
  • Roberto Paolillo, 1970-1974
  • Pietro Venturini, 1974-1975
  • Francesco Picotti, 1975-1976
  • Giuseppe Ughi, 1976-1977
  • Giulio Cesare Mazzi, 1977-1982
  • Giovanni Marcello, 1982-1986
  • Corrado Bongiorno, 1986-1993
  • Umberto Barillà, 1993-1997
  • Michele Bonaduce, 1997-2000
  • Roberto Pepe, 2000-2004
  • Roberto Cagnina, 2004-2007
  • Agostino Ardissone, 2007-2011
  • Vincenzo Umbrella, 2011-2015
  • Luisa Zappone, 2015-2017
  • Mario Venturi, 2017

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Albo dei direttori tratto da "Il Palazzo della Banca d'Italia in Firenze 1865 - 2015, Aldo Sgarano, Banca d'Italia, Roma, 2016.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Aldo Sgarano, La Banca Nazionale nel Regno d'Italia a Firenze, Pozzo di MIcene, Firenze, 2018.
  • Aldo Sgarano, Il Palazzo della Banca d'Italia in Firenze 1865 - 2015, Banca d'Italia, Roma, 2016.
  • Aldo Sgarano, Girolamo Magnani: la scena e l'ornato per l'Italia unita, AA.VV., Monte Università Parma Editore, Parma, 2011.
  • Aldo Sgarano, Il Palazzo della Banca d'Italia in Firenze, Banca d'Italia, Firenze, 2002.
  • Vedi anche la bibliografia su Firenze.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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