Ceramica di Ariano Irpino

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Antiche maioliche arianesi

La ceramica di Ariano Irpino è una produzione artigianale e artistica costituita da ceramica (o maiolica in senso lato) ornata e smaltata, che per la peculiarità di forme e decorazioni è tipica della città di Ariano Irpino (nota come Ariano di Puglia, o anche semplicemente Ariano, fino al 1930).

Storia[modifica | modifica wikitesto]

L'abbondanza in tale territorio di fonti sorgive perenni, di legna combustibile e di argille assai fini ha consentito fin dall'età del Bronzo medio (XVI-XIV secolo a.C.) una produzione assai svariata di ceramica dapprima grezza e poi ornata con incisioni e decorazioni, come attestato dai reperti rinvenuti in gran numero[1] nell'area archeologica de La Starza e custoditi nel museo archeologico di Ariano Irpino.[2]

Notevoli anche i reperti ceramici di epoca romana, di fattura ben più raffinata, provenienti dal vicus di Aequum Tuticum, ubicato a breve distanza dal sito de La Starza[3]. Tuttavia è solo a partire dall'alto medioevo che ha avuto inizio la produzione di maiolica o ceramica smaltata e dipinta; questo tipo di arte è infatti attestato fin dal Duecento, quando era già attiva una vera e propria corporazione di ceramisti, come si apprende da documenti angioini: "cives laborantes in creta pro qualibet fornace solvant grana decem ... extranea vendentes vasa terrea vel vitrea".[4]

Le invasioni barbariche frenarono ma non interruppero la tradizione artistica, come dimostrato dal rinvenimento, nel territorio comunale (in una località denominata Figoli, che in dialetto arianese arcaico significava "ceramisti"), dei resti di un'antica fornace con frammenti di vasi ceramici in stile etrusco[5]. In effetti è plausibile che la diffusione di monasteri (soprattutto benedettini) abbia contribuito a salvaguardare un'attività artistica altrimenti in grave pericolo; infatti in epoca normanno-sveva è attestata la frequente donazione alle grandi abbazie regionali (da parte di conti e sovrani) di estesi territori del contado[5]. Poiché però la ceramica prodotta nel Medioevo appariva decorata secondo stili orientaleggianti è anche possibile che molte fornaci fossero state avviate da maestri artigiani arabi, giunti in città dalla Sicilia a seguito di re Ruggero II il Normanno nel XII secolo; tuttavia peculiari e determinanti dovettero essere soprattutto gli interscambi (talvolta pacifici ma spesso estremamente conflittuali) con l'insediamento musulmano di Lucera, nella vicina Puglia: in particolare i Saraceni di Lucera, guidati dal re svevo Manfredi, nel 1254 occuparono con violenza la contea di Ariano mentre quindici anni più tardi fu re Carlo d'Angiò a conquistare Lucera traendone in schiavitù gli abitanti[6].

Acquasantiera raffigurante san Michele Arcangelo in mostra al Victoria and Albert Museum di Londra

È comunque certo che Ariano fosse un grande centro manifatturiero ceramico già agli inizi del Trecento se non prima, come accertato da esplorazioni archeologiche condotte all'interno del locale castello normanno, da cui è emersa un'immensa quantità di reperti ceramici di varia foggia.[7]

Nel Quattrocento le opere dei maestri ceramisti risentirono invece dell'influenza esercitata dai maestri faentini e dagli artigiani tranesi portati in città, intorno al 1421, dal conte di Ariano e futuro duca di Milano Francesco Sforza[5]. Gli artigiani si insediarono in un quartiere rupestre che da allora prese appunto il nome di Tranesi[8], mentre le maioliche, fino a tutto il Cinquecento, si presentavano smaltate di bianco e decorate con sintetici elementi in azzurro: erano i famosi bianchi faentini, che verranno poi prodotti in molte botteghe italiane di maiolica del Seicento, ma che in Ariano avevano preso vita già nel secolo precedente. Qui i ceramisti erano definiti faenzari, a differenza dei semplici roagnari o pignatari che si limitavano a produzioni massive di terrecotte senza velleità artistiche.[6]

Nel volgere di pochi decenni si verificò una particolare evoluzione stilistica tale da portare a uno sviluppo imponente dell'artigianato ceramico locale che raggiunse il culmine nel Settecento. Ormai le finalità erano chiaramente artistiche poiché la decorazione degli oggetti risultava molto più laboriosa della produzione, ma in compenso il prodotto finale poteva essere smerciato nell'allora capitale Napoli e in svariate province del Regno[5], mentre l'esportazione in Sicilia è attestata fin dal 1494[9].

Antiche ceramiche arianesi in esposizione al Museo della casa fiorentina antica di Firenze

Tra le produzioni più caratteristiche spiccano le fiasche antropomorfe e muliebriformi che sembrano ricollegarsi non tanto alle bottiglie muliebriformi abruzzesi e salentine, quanto piuttosto alle piccole sculture fittili votive rinvenute proprio in Irpinia, nella valle d'Ansanto, e dedicate alla dea Mefite. Tipici anche i boccali a segreto che erano conformati in modo tale che il liquido in essi contenuto si versava addosso a chi cercava di bere senza conoscere il "segreto" (consistente nel turare un foro nascosto con un dito, oppure nel bere da uno specifico beccuccio fra i tanti presenti). Importanti erano poi le borracce, particolari per fogge e decorazioni, legate non solo alla tradizione pastorale della transumanza ma anche a quella religiosa dei pellegrinaggi attraverso la via Francigena (che ripercorreva la più antica via Traiana)[6]

Tra la fine del Settecento e i primi dell'Ottocento l'arte ceramica iniziò ad assumere forme esuberanti e vistose, allo scopo di acquisire fortuna con modelli popolareschi e legate al mondo della magia e della superstizione. Questi tentativi segnarono una fase di decadenza che si aggravò nel secolo successivo[6], senza però portare alla cessazione delle attività, sebbene la produzione artistica contemporanea tenda a concentrarsi su prodotti puramente decorativi quali vasellame, maioliche e mattonelle smaltate policrome, mentre lo stesso comune di Ariano Irpino è parte integrante dell'Associazione italiana città della ceramica[10][11].

Vaste collezioni di ceramiche locali risalenti al Seicento e al Settecento sono in mostra nel Museo civico e della ceramica, che ha sede a palazzo Forte, nel centro storico della città. Il museo dispone anche di un polo didattico-scientifico operante a palazzo San Giacomo[12], nello storico rione rupestre dei Tranesi.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ La Starza-2, su Claude Albore Livadie.
  2. ^ Ente Provinciale per il Turismo di Avellino - L'abitato neolitico de La Starza, su eptavellino.it. URL consultato il 25 agosto 2009 (archiviato dall'url originale il 6 maggio 2006).
  3. ^ Archemail - Il centro di Aequum Tuticum, su archemail.it. URL consultato il 25 agosto 2009 (archiviato dall'url originale il 19 settembre 2015).
  4. ^ Ottaviano D'Antuono, La Maiolica delle Antiche Fabbriche di Ariano nel Museo Civico, Ariano Irpino, Grafiche Lucarelli.
  5. ^ a b c d Tommaso Vitale, Storia della Regia città di Ariano e sua Diocesi, Roma, Salomoni, 1794, p. 358.
  6. ^ a b c d Guido Donatone, La Maiolica di Ariano Irpino, Cava dé Tirreni, Edizione Del Delfino, Adriano Gallina, 1980.
  7. ^ Marcello Rotili e Nicola Busino, Castello di Ariano Irpino. Ricerche Archeologiche 1988-94, 2008 (PDF), in Quaderni di archeologia medievale, nº 11, Palermo, Officina di Studi Medievali, 2010, pp. 139-166, ISBN 978-88-6485-008-5.
  8. ^ Nicola Flammia, Storia della città di Ariano, Ariano Irpino, Tipografia Marino, 1893.
  9. ^ Guido Donatone, Antica maiolica popolare di Ariano Irpino, Napoli, Edizioni scientifiche italiane, 1988, ISBN 88-7104-014-7.
  10. ^ Ariano Irpino, su Comuni Italiani.
  11. ^ Decreto del Ministro dell'industria, del commercio e dell'artigianato del 26 giugno 1997, in attuazione della Legge 9 luglio 1990
  12. ^ Polo didattico del Museo civico e della ceramica, su Campania CRBC (archiviato dall'url originale il 1º dicembre 2017).

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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