Castelferretti

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Castelferretti
frazione
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneCoat of arms of Marche.svg Marche
ProvinciaProvincia di Ancona-Stemma.png Ancona
ComuneFalconara Marittima-Stemma.png Falconara Marittima
Territorio
Coordinate43°36′28″N 13°22′08″E / 43.607778°N 13.368889°E43.607778; 13.368889 (Castelferretti)Coordinate: 43°36′28″N 13°22′08″E / 43.607778°N 13.368889°E43.607778; 13.368889 (Castelferretti)
Abitanticirca 5 500
Altre informazioni
Cod. postale60015
Prefisso071
Fuso orarioUTC+1
Nome abitanticastelfrettesi
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Castelferretti
Castelferretti

Castelferretti (Castalfrett in dialetto gallo-piceno) è una frazione del Comune di Falconara Marittima, in Provincia di Ancona, nelle Marche, sita nella bassa valle del fiume Esino. La frazione conta circa 5 500 abitanti.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La costruzione del castello, intorno al quale si è poi sviluppato il primo nucleo urbano della frazione, risale al 1384-1386 ed è legata alla famiglia dei conti Ferretti[1] che, a partire dalla originaria località alsaziana di Ferrette[2], da cui presero il nome, si erano insediati nella zona sin dal Duecento. Infatti, in un documento del 1255, per la prima volta viene citato Antonio Ferretti, generalmente riconosciuto quale capostipite della casata[3], il quale, valoroso guerriero di origine svizzero-tedesca, si dice fosse venuto dalla Germania in Italia verso il 1225 per mettersi al servizio del pontefice Gregorio IX, dal quale fu ricompensato con il dono di ampi possedimenti terrieri, posti tra Falconara e Chiaravalle, in località detta "Piana dei Ronchi" (cioè un’area roncata, disboscata per essere assoggettata a produzione agricola).

Nel 1384 Francesco Ferretti, discendente di Antonio, membro della nobiltà anconitana, chiese al vicario generale della Marca Anconitana, Andrea Bontempi, di poter trasformare una torre di guardia già esistente nella “piana dei ronchi” in un luogo fortificato capace di contenere armati e riserve alimentari. Fino a quel momento la torre aveva avuto per lo più la funzione di sorvegliare i confini segnati dal fiume Esino, soggetto a frequenti inondazioni, motivo di attriti continui tra Jesini e Anconitani. Probabilmente l’edificazione di un castello era divenuta necessaria per difendere i territori e i contadini dalle scorrerie delle armate angioine che proprio in quegli anni dilagavano nella Marca anconitana, impegnate nella lotta tra il papa Urbano VI e l’antipapa avignonese Clemente VII. In questo periodo vennero ristrutturate anche le altre rocche del circondario, quelle di Bolignano, del Cassero e di Fiumesino. Al completamento della costruzione del castello, nel 1397, papa Bonifacio IX nominò Francesco Ferretti conte di Castelfrancesco; il territorio della contea consisteva in una pianura fertile che si estendeva dal fiume Esino, di cui era stato parzialmente deviato il corso per recuperare terreno coltivabile, sino ai confini con Ancona che, all'epoca, comprendeva anche il territorio dell'odierna Falconara Marittima, ovvero quello del castello di Falconara Alta, ceduto alla città dorica dai conti Cortesi nel 1225. Tale riconoscimento del feudo ai Ferretti, famiglia appartenente alla nobiltà di Ancona, incrinò ulteriormente le relazioni tra Anconetani e Jesini, fra i quali la disputa territoriale per il possesso delle terre al di qua e al di là dell’Esino si chiuderà solo nei primi decenni del XVI secolo. Fino al 1600 tutti gli abitanti di Castelferretti vivevano all'interno del castello, dove furono costruiti una chiesa, un forno e dei magazzini usati per ricoverare i raccolti. Infatti, l’area della "Piana dei Ronchi", “paludosa e selvata”, era stata messa a coltura da maestranze immigrate dall’Albania durante il frequente esodo dovuto alla pressione turca sull’area balcanica. La fertilità dei terreni consentì un notevole incremento demografico di Castelfrancesco nel XVI e XVII secolo, quando si contavano solo cinquecento abitanti distribuiti su un territorio di circa milletrecento ettari. In questo periodo il capitano Francesco Ferretti intraprese l’ampliamento della rocca, la costruzione di un “casino” nel borgo, con logge e giardino, l’edificazione della chiesa di S. Stefano e il completamento della villa di Monte Domini utilizzata come residenza estiva dalla sua famiglia. I Ferretti riuscirono a conservare il controllo feudale sul castello contro i tentativi di Ancona di considerarlo parte del proprio territorio, che proseguirono fino al 1760, quando la disputa viene risolta a favore della famiglia.

Pochi anni dopo, però, nel 1797-99, con l’invasione francese, l’obbligo di provvedere alle spese di occupazione costrinse i Ferretti a ipotecare il castello finché, nel 1817, con la Restaurazione, essi persero ogni diritto feudale sul paese, dopo cinque secoli di dominio.

Nel 1869 gli abitanti abbatterono la chiesa si trovava al centro del castello e ne costruirono una più ampia nella sede attuale, ovvero di fronte alla piazza su cui si affaccia il portone del castello, dedicata a Sant'Andrea Apostolo.

Dall'800 il paese si è continuamente ampliato; il suo sviluppo data soprattutto a partire dagli anni sessanta del XX secolo, grazie alla sua posizione e ai servizi offerti, con lo spostamento di molte famiglie dalla campagna al centro abitato per il passaggio dall'agricoltura al lavoro operaio ed impiegatizio. A partire dagli anni novanta del XX secolo si è anche registrato il fenomeno dell'immigrazione, con l'arrivo di stranieri soprattutto dall'Est Europa e dall'Africa.

Attualmente gli abitanti (Castelfrettesi) sono circa 5.500.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Il patrono locale è Sant'Andrea Apostolo e la parrocchia fa parte della zona pastorale di Falconara Marittima e dell'Arcidiocesi di Ancona-Osimo. Da segnalare la rievocazione storica che si tiene ogni anno nel mese di luglio in cui i quartieri del paese si sfidano per la conquista del "Palio dei Ronchi".

Distanze e vie di comunicazione[modifica | modifica wikitesto]

Il capoluogo comunale Falconara Marittima ed il mare Adriatico si trovano a circa 4 km di distanza; il capoluogo di provincia e di regione, Ancona, dista circa 15 km. Distano meno di un chilometro dal centro abitato sia il casello “Ancona Nord” dell'autostrada A14, che l'aeroporto internazionale "Raffaello Sanzio".

In auto Castelferretti è raggiungibile: da nord dalla SS. 16 Adriatica entrando, a Fiumesino di Falconara Marittima, nell'ingresso della variante “Falconara-Pontelungo” alla predetta SS16 e uscendo al primo svincolo di “Falconara-Stadio”, girando poi a sinistra in direzione ovest. Da sud, percorrendo la predetta variante alla SS16 e uscendo al predetto svincolo di “Falconara-Stadio”, proseguendo poi verso ovest. Da ovest, dalla superstrada SS76 della Val d'Esino, con uscita allo svincolo n.22 di Chiaravalle, girando poi a destra, proseguendo verso est.

Il servizio di trasporto pubblico locale è svolto a mezzo autobus dalla società Conerobus (Linea C Ancona-Chiaravalle o linea J) con corse frequenti.

Inoltre Castelferretti è facilmente raggiungibile in ferrovia, con la linea Ancona-Roma, scendendo alla stazione di Castelferretti, o con la linea Bologna–Pescara, scendendo alla stazione di Falconara Marittima.

Monumenti[modifica | modifica wikitesto]

La Chiesa di Santa Maria della Misericordia[modifica | modifica wikitesto]

La piccola chiesa di Santa Maria della Misericordia[4][5] è sita fuori del paese, a fianco del cimitero di Castelferretti, a circa "400 passi" dal castello.

La primitiva struttura era, agli inizi del XV secolo, più bassa di quella attuale e fu edificata negli anni delle pestilenze di fine Trecento, secondo un modello molto diffuso nelle Marche che, secondo alcuni, ha dato vita anche all’originaria costruzione della Santa Casa di Loreto. Fu costruita per volere dei conti Ferretti[1], dei quali è stata anche tomba di famiglia, e che ne sono tuttora i proprietari.

Nel 1584 Vincenzo Ferretti decise il restauro della chiesa, che fu affidato, come i lavori di bonifica del territorio circostante, a maestranze albanesi.

La chiesa presenta all'interno interessanti affreschi della scuola marchigiana, risalenti al 1450-55, che furono probabilmente coperti nel 1610, durante i restauri compiuti dalla famiglia Ferretti, di cui resta testimonianza in un’epigrafe, e riscoperti nel Novecento, in occasione dei lavori di restauro commissionati dai Ferretti, effettuati nel 1938-40 da Dante De Carolis e Marco Pesarini. Alcuni affreschi furono distaccati e poi ricollocati nel 1969. Questi dipinti rappresentano un’importante testimonianza delle decimazioni e della grande paura causate dalla peste trecentesca. Nell'affresco principale della navata centrale è infatti rappresentata la La Madonna della Misericordia che protegge sotto il suo mantello le popolazioni locali dal contagio. Gli altri affreschi rappresentano il Padre Eterno, Gesù crocifisso con due angeli, i Santi Paolo e Pietro, un Santo diacono e San Bernardino da Siena, insieme al trigramma. L’intera decorazione è ritenuta di una stessa mano, di gusto pienamente tardogotico, fiammeggiante nella cattedra del Santo Vescovo nella parte destra. Originariamente riferiti al pittore Giacomo di Nicola da Recanati, vanno invece, secondo lo storico dell'arte Andrea De Marchi[6], attribuiti a un maestro forse associabile a Giambono di Corrado da Ragusa, pittore della cosiddetta "scuola di Ancona", attiva in città tra Trecento e Quattrocento, il cui principale esponente era Olivuccio di Ciccarello[7].

La villa di Montedomini[modifica | modifica wikitesto]

Alla sommità del colle che domina Castelferretti si trova Villa Montedomini, fatta costruire dai conti Ferretti[1] nel 1505, antica residenza estiva di campagna della nobile famiglia anconetana.

La villa comprende edifici originari del '500 e ampliati nell'800, ed è raggiungibile dal centro del borgo tramite una lunga e suggestiva scalinata tra due filari alberati[1].

Oggi versa in uno stato di totale abbandono, per cui meriterebbe un urgente intervento di restauro, che possa restituire quest'importante struttura ad un uso che ne consenta la visita al pubblico.

La sede del corpo bandistico[modifica | modifica wikitesto]

Risale invece agli inizi del '900 il caratteristico edificio sede del corpo bandistico, con la facciata in stile liberty a forma di lira o cetra.

Personaggi illustri legati a Castelferretti[modifica | modifica wikitesto]

Tra i cittadini illustri di Castelferretti si ricorda mons. Mario Natalucci, che negli anni '70 è stato preside del liceo scientifico di Ancona e che ha scritto numerose pubblicazioni, tra le quali "La millenaria storia di Ancona attraverso i secoli", considerata una delle opere più imponenti e ricche di notizie storiche attendibili riguardanti sia il capoluogo che le località circostanti.

Sport[modifica | modifica wikitesto]

Vedi Falconara Marittima.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d vedi la storia dei conti Ferretti nel sito del Sistema Museale della Provincia di Ancona, basata sul testo de "La nobiltà dei natali" di Francesco Maria Ferretti.
  2. ^ La località di Ferreto, secondo Albert Dauzat e Charles Rostaing (in Dictionnaire étymologique des noms de lieux en France, Librairie Guénégaud, 1979, p. 287), sarebbe una forma latina che significherebbe "castello, fortezza", riferita al Castello di Ferrette (in lingua francese), che tuttora domina dall'alto l'abitato del comune di Ferrette (in lingua tedesca “Pfirt”), sito attualmente in Francia, nel sud del dipartimento dell'Alto Reno, nella regione Alsace-Champagne-Ardenne-Lorraine, al confine con la Svizzera.
  3. ^ Antonio, per quanto tramanda la tradizione familiare e non pochi scrittori genealogici, si ritiene appartenesse all'antica stirpe alsaziana dei conti di Ferretto, che esercitò il proprio dominio sulla contea di Ferrette (in lingua tedesca “Pfirt”), per oltre cinque secoli.
  4. ^ La chiesa di Santa Maria della Misericordia nel sito del Sistema Museale della Provincia di Ancona
  5. ^ galleria fotografica della chiesa di Santa Maria della Misericordia a Castelferretti.
  6. ^ Andrea De Marchi e Matteo Mazzalupi, Pittori ad Ancona nel Quattrocento, Federico Motta editore, Milano 2008, ISBN 978-88-7179-607-9
  7. ^ Pietro Zampetti, in Francesco Podesti, Electa editrice, Milano 1996, pagina 34

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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