Campo di concentramento di Coltano

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Le baracche nel Campo di Coltano

Coordinate: 43°37′58.4″N 10°22′55.1″E / 43.632889°N 10.381972°E43.632889; 10.381972 Il campo di concentramento di Coltano, allestito al termine del secondo conflitto mondiale dagli Alleati nella omonima frazione del comune di Pisa, fu utilizzato, tra luglio e settembre del 1945, come centro di detenzione per prigionieri di guerra fascisti della ex Repubblica Sociale Italiana, militari germanici e collaborazionisti dell'esercito tedesco di altre nazionalità.

Il campo statunitense di Coltano[modifica | modifica wikitesto]

L'interno del Campo di Coltano

Il primo campo per prigionieri di guerra organizzato dagli Alleati in Toscana fu il campo di Scandicci. In seguito fu creato un nuovo campo nella tenuta di Coltano composto in realtà da tre campi.[1] Il PWE 336 (418mila metri quadrati) era destinato ai prigionieri di guerra tedeschi, il PWE 337 (382mila metri quadrati) ai soli italiani e il PWE 338 (423mila metri quadrati) ai tedeschi e ai collaborazionisti stranieri, principalmente sovietici.[1]

Il PWE 337[modifica | modifica wikitesto]

Alla 92a Divisione «Buffalo» della V armata USA fu affidata, tra il maggio e il settembre 1945, la gestione del campo in cui furono rinchiusi circa 32.000 ex militari della RSI.

Esiste un diario, inedito e incompleto, di un internato nel campo PWE 337, tenuto dal 23 aprile al 3 maggio 1945 dal Tenente di Vascello Benvenuto Rago con la qualifica di Udo reggimentale (Ufficiale di Orientamento Fascista). Altro libro dedicato al campo di Coltano è Quelli di Coltano, scritto da Mariano dal Dosso nel 1949.

L'indagine storica più completa e documentata è costituita dal libro di ricordi personali (e di notizie apprese da altri detenuti) di Pietro Ciabattini con prefazione di Franco Bandini.[2]

Tra i reclusi: gli attori Walter Chiari, Dario Fo, Enrico Maria Salerno e Raimondo Vianello, l'olimpionico Giuseppe Dordoni, i giornalisti Enrico Ameri e Mauro De Mauro, l'orientalista Pio Filippani Ronconi, Ezio Maria Gray, Vincenzo Costa, Vito Mussolini, il deputato Mirko Tremaglia e il senatore Giuseppe Turini, che furono entrambi parlamentari del Popolo della Libertà (componente AN). Fra questi anche Giovanni Prodi, fratello maggiore dell'ex Presidente del Consiglio dei ministri Romano Prodi. Parlando dei militari prigionieri del PWE 337, Ciabattini scrive: "Fra i prigionieri più noti c'erano i generali D'Alba, Farina, Agosti, Frigerio, Bonomi, Adami Rossi, Gambara, Carloni e Canevari".[3]

Della prigionia di Ezra Pound a Coltano, rinchiuso per 15 giorni in una gabbia di filo spinato senza protezione dal sole o dalla pioggia e privo di servizi, illuminato da potenti riflettori di notte, riferisce il maggiore Edoardo Sala. In un secondo tempo, Pound fu trasferito nel campo di punizione PWE 335 e, nel successivo novembre, negli Stati Uniti.[3] Ma, secondo altri, il poeta statunitense non fu recluso a Coltano, bensì in un campo per militari statunitensi a Metato, fra Pisa e Viareggio.[4]

Cippo a ricordo del PWE 337
Particolare del cippo a ricordo del PWE 337

Commemorazioni e polemiche[modifica | modifica wikitesto]

Periodicamente nel terreno su cui sorgeva il campo si svolgono commemorazioni[5] da parte di associazioni memorialistiche della RSI, che in alcuni casi hanno suscitato polemica per via dell'accostamento tra il campo di prigionia di Coltano con i campi di sterminio nazisti. A tale proposito il professor Michele Battini, docente di storia contemporanea all'Università di Pisa e membro del comitato scientifico nazionale degli Istituti storici della Resistenza, afferma che paragonare il campo di Coltano a un lager «non può che suonare come un'offesa a chi ha patito le atrocità dei veri lager nazisti e fascisti presenti anche in Italia». In merito alle condizioni di vita dei reclusi lo stesso Battini afferma che «le autorità alleate ebbero in realtà un atteggiamento estremamente benevolo nei confronti dei prigionieri».[6]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Giuseppe Parlato, Fascisti senza Mussolini, Il Mulino, 2006. Bologna, pag 130.
  2. ^ Pietro Ciabattini (4 dicembre 1926-15 giugno 2010) fu detenuto in successione nei campi di concentramento di Scandicci (PWE 334), Coltano (PWE 337 - 23 luglio) e Laterina (23 ottobre-30 dicembre 1945).
  3. ^ a b Pietro Ciabattini, Coltano 1945. Un campo di concentramento dimenticato, Milano, Mursia, 1995, p. 66.
  4. ^ Hugh Kenner, The Pound Era, London 1972, p. 472 e Antonio Pantano, Ezra Pound e la Repubblica Sociale Italiana, Roma, I libri del Borghese, 2011, p. 179-185.
  5. ^ Coltano, la messa in latino per i repubblichini di Giampiero Calapà, Il fatto quotidiano, 7 settembre 2009.
  6. ^ "Gli ex di Salò: "Era come un lager" Ma gli storici: "Vergogna, è falso", la Repubblica, 7 settembre 2009.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Pietro Ciabattini, Coltano 1945. Un campo di concentramento dimenticato, Mursia, Milano, 1995. ISBN 88-425-4224-5
  • Mariano Dal Dosso, Quelli di Coltano, Gioachini editore, Milano 1950.
  • Arturo Salvatore Campoccia, Prigionieri della propria bandiera - Diario del P.W. 30.07.35 Coltano, Arti Grafiche del Comm. F. Pagot, Conegliano 1953.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]