Bob Beamon

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Bob Beamon
Dati biografici
Nome Robert "Bob" Beamon
Nazionalità Stati Uniti Stati Uniti
Altezza 1,89 cm
Peso 75 kg
Atletica leggera Atletica leggera
Dati agonistici
Specialità Salto in lungo
Record
Lungo 8,90 m Record olimpico (1968)
Palmarès
Bandiera olimpica  Olimpiadi
Oro Città del Messico 1968 lungo
Statistiche aggiornate al 22 luglio 2008

Robert "Bob" Beamon (New York, 29 agosto 1946) è un ex atleta statunitense, noto per il duraturo record del mondo del salto in lungo.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Da bambino Bob vide la madre morire di tubercolosi e, come molti ragazzi infelici, fu indisciplinato a scuola.

Da adolescente faceva a coltellate per la strada, di notte; di giorno, però, gli accadeva di prendere la strada dello stadio per correre, saltare o giocare a pallacanestro. In quel luogo, il suo talento naturale non avrebbe tardato a manifestarsi, aprendogli presto, per mezzo di una borsa di studio, le porte dell'università di El Paso nel Texas, dove divenne presto un atleta di primo piano.

Per avere boicottato una riunione di atletica cui partecipavano dei mormoni, il cui comportamento razzista era notorio, Beamon perse la borsa di studio corrispostagli dall'università, poco prima della sua partenza per Città del Messico. La giovane moglie lo aveva abbandonato ed era oberato di debiti. Sofferente d'insonnia, a causa dei suoi guai, alla vigilia della finale olimpica si recò in città per bere qualche bicchiere di tequila.

Fu dunque un atleta in affanno, con la testa annebbiata ed alquanto insonnolito, quello che si presentò nello stadio il 18 ottobre 1968. Mentre si avvicinava un temporale, le prove ebbero inizio su una pedana frustata dai colpi di vento. Unitamente ai disturbi provocati dall'altitudine, il vento fece fallire il primo salto del giapponese Yamada, del giamaicano Brooks e del tedesco occidentale Baschert. Beamon era il quarto della lista di partenza. Una rincorsa veloce ed accelerata, uno stacco al millimetro, un'ascensione ed un lungo volo, un prodigioso colpo di reni e due piccoli salti da canguro all'atterraggio: si vide immediatamente che l'americano aveva compiuto una grande impresa (erano le ore 15,45 di venerdì). Il giudice incaricato delle misurazioni fece scivolare l'apparecchio ottico sulla barra di scorrimento. Incredulo, cercò di spingere: troppo corta! Gli incaricati dovettero quindi cercare un decametro a nastro, cosa che richiese interminabili secondi. Finalmente, sul tabellone luminoso si accesero questi numeri incredibili: 8,90 m. Un lungo grido si alzò dalle tribune. Beamon, da parte sua, non aveva ancora capito. Fu necessario che Ralph Boston gli spiegasse che aveva superato qualcosa come 29 piedi americani (29 piedi e 2 pollici) perché se ne rendesse conto. Cominciò allora a ballare come un invasato, cadde nelle braccia del suo vecchio amico e poi sì inginocchiò e baciò il terreno. Immediatamente cominciò a piovere a dirotto ed a far freddo.

Il suo record del mondo resistette per quasi ventitré anni e venne nominato dalla rivista Sports Illustrated come uno dei cinque più grandi momenti sportivi del XX secolo. Prima del salto di Beamon, il record del mondo era stato migliorato 13 volte dal 1901, con un incremento medio di 6 cm e con il maggior incremento di 15 cm. Il salto con cui Beamon ottenne la medaglia d'oro migliorò il record esistente di 55 cm. Il campione olimpico uscente, il britannico Lynn Davies, disse a Beamon "Tu hai distrutto questa specialità", e, nel gergo dell'atletica leggera, un nuovo aggettivo, "Beamonesco", entrò in uso per indicare un'impresa spettacolare.

Rientrato dal Messico ritornò all'università e riprese a giocare a basket. Pensò persino di passare al professionismo in quanto aveva effettive qualità per questo sport, ma per ragioni fisiche dovute all'altezza ed al peso non interessò a nessuno.

Si rese allora conto che saltando 8,90 m nel salto in lungo, aveva raggiunto una specie di Everest e fu preso dall'angoscia al pensiero del vuoto che lo circondava. Per superarla, si comprò sette televisori, trentadue paia di scarpe, un armadio per abiti, ed una Cadillac rosa, spendendo il denaro che aveva incominciato a piovergli addosso. Rimasto al verde, cominciò ad allenarsi seriamente in previsione dei Giochi olimpici del 1972. Ma qualcosa non funzionava più nei suoi salti: incapace di usare il suo piede destro, quello che gli aveva permesso di prendere il volo nel 1968, riusciva a battere solo con il piede sinistro. Avendo mancato la qualificazione olimpica ai trials, la squadra americana partì per Monaco senza di lui. Per alcuni anni continuò a gareggiare ma non riuscì più nemmeno a fare 8 metri (il suo miglior salto fu di 7,90).

Molto tempo dopo, fu rintracciato a New York dove si occupava di ragazzi disadattati. Nel 1979 fu rivisto a Città del Messico in occasione dei Giochi Universitari Mondiali mentre cercava di raggranellare un po' di denaro sui luoghi del suo favoloso trionfo, raccontandone i particolari alla stampa.

Il record di Beamon venne infranto il 30 agosto 1991, quando prima Carl Lewis e poi Mike Powell saltarono rispettivamente 8,91 m (ma con vento superiore ai 2 m/s) ed 8,95 ai Campionati del mondo di Tokyo. Quarantacinque anni dopo quell'impresa, il salto di Beamon è ancora record olimpico in carica e seconda miglior prestazione mondiale di ogni tempo.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Alberto Peruzzi, Enciclopedia mondiale dello sport, 1980

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Controllo di autorità VIAF: 14107457