Augusto Blotto

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« Muoversi, moto per luogo, raccogliendo quasi insensibilmente tutto quello che poi viene fuori dopo [...] L'attitudine e la predisposizione alla poesia sono costanti, giorno e notte, ho rinunciato a tutto per questa dicibilità dell'indicibile »

(Augusto Blotto: "Nello screpolo del silenzio" - intervista filmata, Viareggio, 16 marzo 2009)
Augusto Blotto nel 2009.

Augusto Blotto (Torino, 12 marzo 1933) è un poeta italiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nato a Torino nel 1933 è considerato il poeta italiano più prolifico della sua generazione e forse della storia italiana[1]; titolare di un'opera in versi ove l'abnormità della dimensione fisica convive con una stupefacente invenzione verbale.[2]

Il 1950 e il 1951 furono due anni di grande frenesia creativa, in cui il poeta, non ancora ventenne, produsse circa 4000 pagine e 18 volumi, dieci dei quali verranno pubblicati successivamente - con inserzioni e riscritture - a partire dal 1958 per i tipi di Schwarz, ma soprattutto per Rebellato.

Tra la fine degli anni quaranta e il 1950 il poeta esperì una notevole passione politica (trotzkista/titoista, in un'epoca in cui la cultura italiana di sinistra era zdanoviana) che lo portò a far parte nell'estate del 1950 di una discussa delegazione italiana presso il Partito Comunista Jugoslavo, esperienza che innerva il “1950, CIVILE”, 1° volume dell'opera riconosciuta dall'autore.

Allievo prediletto del grande francesista Luigi Foscolo Benedetto all'Università di Torino, abbandona una possibile carriera accademica per nascondersi in un modesto impiego (presso una piccola fabbrica di bilance) condizione di solitudine e anonimato ritenuta irrinunciabile per una esclusiva concentrazione sull'opera immane.

Infatti, dal 1952 al 1956 si ebbe il secondo periodo di Blotto, enorme nebulosa, paragonata dall'autore al "momento Santeuil" per Proust, i tre volumi “Nell'insieme, nel pacco d'aria”, che constano di 4.500 pagine complessive. Questa nebulosa a poco a poco, per lente addizioni e sottrazioni si è trasformata nell'operosità felice e produttiva della maturità, l'apogeo di un decennio che va dal 1957 al 1967. Questo terzo periodo segna anche la più accentuata presenza editoriale: uno o più volumi di cospicua mole, stampati ogni anno dal 1958 al 1968.

Gli anni Settanta e Ottanta rappresentano un quarto periodo più aspro e controverso, caratterizzato da componimenti più rari e brevi. Contemporaneamente si registra una assoluta autocancellazione editoriale, mentre si nota un maggior coinvolgimento nella vita attiva: matrimonio, paternità, perdita del posto di lavoro a quarant'anni, inizio di un'autonoma attività imprenditoriale che proseguirà fino all'età di 74 anni (trattazione di impianti per l'industria petrolifera, del gas, del cemento).

Dalla fine degli anni Ottanta si approda ad un quinto periodo di ritrovata felice fecondità, e anche ad una parziale ripresa della visibilità. Alla fine del 2012 una svolta: l’avvio di Ragioni, a piene mani, per l’"enfin!" , un’opera in corso destinata ad accompagnare il poeta sino alla fine della vita: ha assunto via via dimensioni inusitate e dal suo corpus sono stati prelevati negli anni testi per volumi antologici, plaquettes, blogs. Nel marzo del 2015 è stato creato il sito www.augustoblotto.it[3]con lo scopo principale di collocare in rete la parte più cospicua dell’opera, quella inedita. L’operazione si è conclusa nel giugno 2017: sono presenti sul web 36 volumi per un totale di circa 15.000 pagine.

Critica[modifica | modifica wikitesto]

La critica, dapprima incerta e spiazzata dalla mole e diversità dell'opera (pur non trascurando un contributo di Tempo Presente nel 1958, nel 1959 l’inclusione nella rosa finale del Premio Viareggio e, nei primi anni Sessanta, interventi, segnalazioni o saggi fra cui citiamo Alessandro Bonsanti, Piero Chiara, Enrico Falqui, Giorgio Barberi Squarotti, Ennio Emili, Luciano Rocca, Francesco Piselli, Luciano Troisio) viene vivacizzata da articoli “di costume” apparsi su L’Espresso: nel 1966 di Yvelise Ghione, e, nel 1970 di Umberto Eco ne "L'Industria del genio italico"[4]. Questo contiene, se non giudizi critici, impressioni di lettura: “[...] una sfrenata invenzione verbale” “[...] i titoli sono fuori di ogni dubbio geniali” “[...] un linguaggio di demenziale protervia inventiva” “[...] i versi sono duri pietrosi, la sintassi ardua” “[...] per migliaia e migliaia di versi Blotto costruisce il suo mondo sul vertice di quei precipizi bifidi dove da un lato sta il genio e dall’altro la monomania”.

Del 1970 è il saggio di Sergio Solmi “Il poeta Blotto” su Paragone, (importante anche per la sua influenza sui successivi critici) che così si conclude: “[...] l’altro (merito n.d.r.) è quello di bruciare in partenza la più gran parte della neoavanguardia poetica che da noi, come in Francia, tende a una consimile insignificanza, senza tuttavia raggiungerla nella sua purezza. Per cui questi poeti si situerebbero, in un ideale diagramma della lirica contemporanea, come involontari zoppicanti seguaci del Blotto, senza possederne in misura anche minima la coerenza, il rigore e, suppongo, la consapevolezza.”

Del 1984 è il saggio di Michele L. Straniero “Eppure a Torino esiste un poeta” su L’Avvenire; del 1999 il saggio di Roberto Rossi Precerutti “La felicità del compiersi” su Poesia.

A partire dai primi anni 2000 gli interventi si infittiscono e ampliano. Fra i più assidui esegeti citiamo Stefano Agosti “[...]per questo secondo aspetto (l’aspetto della scatenata invenzione verbale, n.d.r.) l’opera presenta un supplemento di originalità. Essa infatti comporta invenzione su entrambi i piani della lingua, quello del lessico e quello della sintassi, che, normalmente, anche presso i grandi sperimentatori, conoscono gestioni separate”.) Giovanni Tesio (“Il caso Blotto chiede un critico che non legga per unità e prelievi, ma compia l’intero tragitto, enorme, ipertrofico, mostruoso (se monstrum vale etimologicamente prodigio), un prodigio imbarazzante che il poeta ha consegnato agli scaffali di una officina letteralmente insonne.) Marco Conti, Daniele Poletti, Marica Larocchi, Sandro Montalto, Gilberto Isella, Giovanna Ioli, Giorgio Barberi Squarotti (“Augusto Blotto è stato (è) uno straordinario precursore del rinnovamento della poesia italiana fin dagli anni del dopoguerra, con lo slancio vertiginoso ed enorme di un’invenzione innumerevole di linguaggio, di ritmi, di immagini, capace di penetrare e di invadere ogni spazio del discorso poetabile, fino all’estrema tensione e alla pretesa dell’esaurire tutto il dicibile.”)

Il 26 novembre 2009 si è tenuta presso l’Archivio di Stato a Torino, organizzata dall’Università di Torino, una “Giornata di studio in onore di Augusto Blotto” che ha generato il volume Il clamoroso non incominciare neppure[5] comprendente 14 saggi di autori vari.

Nel 2012 Daniele Poletti presenta su Nazione Indiana[6] una silloge blottiana, dando così il via a un generale interessamento da parte dei principali blogs di poesia.

Opere[modifica | modifica wikitesto]

Volumi pubblicati[modifica | modifica wikitesto]

  • Magnanimità (1951), Milano, Schwarz 1958.
  • Il 1950, civile (La stanchezza iniziale – I), Padova, Rebellato 1959.
  • Dolcezza, bonomia (La stanchezza iniziale – II), Padova, Rebellato 1959.
  • Una via di furbizia (poesie del dicembre), Padova, Rebellato 1959.
  • Trepide di prestigio, Padova, Rebellato 1959.
  • I fogliami – la frivolezza legnosa e culturale, Padova, Rebellato 1959.
  • Autorevole e tanto disperso, Padova, Rebellato 1960.
  • Castelletti, regali, vedute, Padova, Rebellato 1960.
  • I boli (i baldi), Padova, Rebellato 1960.
  • Svenevole a intelligenza (1959), Padova, Rebellato 1961.
  • La forza grossa e varia (Dal baffo del modesto, del sorriso, l'accettato, e l'intero), Padova, Rebellato 1962.
  • Le proprie possibilità (1958), Padova, Rebellato 1962.
  • Tranquillità e presto atroce (1960-61), Padova, Rebellato 1963.
  • La popolazione (1960), Padova, Rebellato 1964.
  • Sempre lineari, sempre avventure (1961), Padova, Rebellato 1965.
  • Gentile dovere di congedare vaghi (1962), Padova, Rebellato 1966.
  • Davanti a una cosa (1963), Padova, Rebellato 1967.
  • Il clamoroso non incominciar neppure (1963-64), Padova, Rebellato 1968.
  • Con sorpresa, con stare (1982-84), prefazione di R. Rossi Precerutti, Torino, L'Angolo Manzoni 1997.
  • La vivente uniformità dell'animale, saggio introduttivo di S. Agosti, Lecce, Manni 2003.
  • Belle missioni, da una terra fisa (L'invio, adeguato, fiducioso), una lettura di M. Larocchi, disegno di A. Hollan, Verona, Anterem 2005.
  • a piene mani - 5 poesie inedite, presentazione di Stefano La Notte, Viareggio, [dia•foria 2011
  • Poesie Ticinesi, Lugano, alla chiara fonte 2012
  • I mattini partivi – Poesie per un angolo di pianura 1951-2012, Torino, Nino Aragno Editore 2013
  • In Francia e Autunno, Torino, coup d’idée 2015
  • Veramente, quando - 1967 , Lugano, ADV Publishing House 2016

Antologie[modifica | modifica wikitesto]

  • Po&sie, n.109, 2004, 30 ans de poésie italienne - IV Augusto Blotto
  • Augusto Blotto - A piedi, in Torino città narrata, a cura di Giovanna Ioli, Viennepierre edizioni, novembre 2005
  • LA NOUVELLE REVUE FRANÇAISE, n°583, Octobre 2007. "Poésies italiennes I" – Dossier préparé et présenté et traduit par Philippe Di Meo
  • Augusto Blotto, in Poeti per Torino, a cura di Roberto Rossi Precerutti, Viennepierre edizioni, 2008.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Philippe Di Meo : “Poésies italiennes”, in La nouvelle revue française, n°583, Octobre 2007
  2. ^ Stefano Agosti: “La lingua dell'evento” da Forme del testo, Cisalpino, Milano, 2004
  3. ^ (IT) Augusto Blotto, su www.augustoblotto.it. URL consultato il 27 novembre 2017.
  4. ^ Umberto Eco: L'Industria del genio italico ne "L'Espresso" 1970, ripubblicato con modifiche, ne "La memoria vegetale e altri scritti di bibliofilia", Bompiani 2007
  5. ^ Edizioni dell'Orso, su ediorso.it.
  6. ^ Nazione Indiana, su nazioneindiana.com.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Poesia, n°126, marzo 1999, Crocetti Editore - "Inediti Augusto Blotto, La felicità del compiersi"; "Augusto Blotto, Le relazioni tra il tutto" - di Roberto Rossi Precerutti
  • Stefano Agosti: "La lingua dell'evento" da Forme del testo, Milano, Cisalpino 2004
  • M. Larocchi, "Il cardo nel cuore" da Il tavolo di lettura, Lecce, Manni Editore 2006.
  • Guido Davico Bonino e Federico Faloppa, Catalogo degli scrittori in Piemonte, maggio 2009
  • Il clamoroso non incominciar neppure – Atti della Giornata di studio in onore di Augusto Blotto – Torino, Archivio di Stato, 27 novembre 2009 - Edizioni dell'Orso, Alessandria, 2010 (il libro monografico sul poeta comprende saggi di: Giovanni Tesio, Stefano Agosti, Philippe Di Meo, Marco Conti, Giorgio Bárberi Squarotti, Dario Capello, Anna Grazia D'Oria, Emilio Jona, Stefano La Notte, Marica Larocchi, Sandro Montalto, Antonio Rossi, Roberto Rossi Precerutti, Giovanna Ioli)

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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