Asfalto

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Asfalto
Laghetto di asfalto da affioramento naturale  a Ranch la Brea (California)
Laghetto di asfalto da affioramento naturale a Ranch la Brea (California)
Proprietà chimico-fisiche
Densità (g/cm3, in c.s.) 2,1[1]
Conduttività termica (W/m·K) 0,756[1]

L'asfalto è il nome che spesso viene dato al bitume che affiora naturalmente in superficie o si rinviene in miniera, solitamente come impregnazione di una calcarea porosa o di una arenaria; l'insieme asfalto e roccia viene indicato come roccia asfaltica. In casi più rari, l'affioramento in superficie di asfalto è tale da formare laghi riempiti d'asfalto. Il bitume è il residuo lasciato dall'evaporazione del petrolio che, risalendo dal giacimento sotterraneo in cui si era accumulato, in superficie si trova soggetto a degradazione chimica e batteriologica. Assieme al catrame, il bitume e la pece di catrame, fa parte della categoria dei materiali bituminosi.

Attualmente, per la realizzazione degli strati superficiali della pavimentazione stradale, viene indicato con il termine "asfalto" il conglomerato bituminoso artificiale.

Composizione[modifica | modifica wikitesto]

Impianto per l'estrazione di asfalto

In un asfalto il contenuto di carbonato di calcio in genere varia tra il 50% e il 90%, mentre quello di bitume naturale si attesta tra il 7% e il 15%; la restante parte è costituita da altri materiali minerali e sostanze volatili.

Giacimenti di asfalto[modifica | modifica wikitesto]

In Italia[modifica | modifica wikitesto]

I maggiori giacimenti di asfalto in Italia si trovano in Abruzzo e in Sicilia. Dai primi si ricava un asfalto costituito da rocce dolomitiche impregnate da alte percentuali di un bitume molto duro; gli asfalti siciliani hanno, invece, un supporto roccioso molto più tenero impregnato da un bitume molle. Dal 1920 al 1943 una società mineraria italiana valorizzò i giacimenti di asfalto di Selenizza in Albania.

Utilizzi dell'asfalto[modifica | modifica wikitesto]

Conglomerato bituminoso per la realizzazione di una pavimentazione stradale

Fin dall'antichità se ne estraeva per distillazione un olio utilizzato principalmente per impermeabilizzare e proteggere da parassiti il legno, come lubrificante e perfino come medicamento umano e animale.

Solo dal XVIII secolo si cominciò a impiegare l'asfalto come materiale da costruzione. La roccia veniva frantumata e macinata per ricavarne un mastice che, eventualmente addizionato con materiale inerte fino, veniva colato a caldo per pavimentare marciapiedi e strade.

Data la scarsa presenza del materiale e gli alti costi di estrazione, questo materiale è stato sostituito, e ancora viene spesso confuso, con il conglomerato bituminoso artificiale ottenuto miscelando opportune quantità di inerti grossi (ghiaia), fini (sabbia e filler) e bitume.

L'asfaltatura[modifica | modifica wikitesto]

Asfaltatura di una strada

Per poter utilizzare l'asfalto, i pani d'asfalto (insieme di bitume purificato e farina d'asfalto) dovevano essere fusi in caldaie con l'aggiunta di altro bitume; poi si aggiungevano sabbia e ghiaia di grossezza e quantità variabili secondo i lavori che si dovevano svolgere. Quando la massa era bollente e semifluida, veniva versata sulla zona da coprire, distesa e poi compressa. Talvolta si dice che il marciapiede o la strada vengono incatramati ma ciò non è esatto: il catrame è un liquido denso che si ottiene dalla distillazione del legno, lignite, ossa, carbon fossile, ecc., ed è usato a volte in sostituzione dell'asfalto ma non ne ha i requisiti.

Note[modifica | modifica wikitesto]

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