Asfalto

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Nota disambigua.svg Disambiguazione – Se stai cercando il film del 1929, vedi Asfalto (film 1929).
Asfalto
Laghetto di asfalto da affioramento naturale a Ranch la Brea (California)
Laghetto di asfalto da affioramento naturale a Ranch la Brea (California)
Proprietà chimico-fisiche
Densità (g/cm3, in c.s.) 2,1[1]
Conduttività termica (W/m·K) 0,756[1]

L'asfalto è una miscela naturale di idrocarburi solidi e semifluidi, perlopiù costituiti da bitume; solido e di colore scuro si rinviene come impregnante delle rocce calcaree, l'insieme si chiama roccia asfaltica; dall'asfalto si estrae il bitume propriamente detto[2].

Il bitume è il residuo lasciato dall'evaporazione del petrolio che, risalendo dal giacimento sotterraneo in cui si era accumulato, in superficie si trova soggetto a degradazione chimica e batteriologica. Assieme al catrame, il bitume e la pece di catrame, fa parte della categoria dei materiali bituminosi.

Attualmente, per la realizzazione degli strati superficiali della pavimentazione stradale, viene indicato con il termine "asfalto" il conglomerato bituminoso artificiale.

Composizione[modifica | modifica wikitesto]

Impianto per l'estrazione di asfalto

In un asfalto il contenuto di carbonato di calcio in genere varia tra il 50% e il 90%, mentre quello di bitume naturale si attesta tra il 7% e il 15%; la restante parte è costituita da altri materiali minerali e sostanze volatili.

Giacimenti di asfalto[modifica | modifica wikitesto]

In Italia[modifica | modifica wikitesto]

I maggiori giacimenti di asfalto in Italia si trovano in Abruzzo e in Sicilia[2]. Dai primi si ricava un asfalto costituito da rocce dolomitiche impregnate da alte percentuali di un bitume molto duro; gli asfalti siciliani hanno, invece, un supporto roccioso molto più tenero impregnato da un bitume molle. Dal 1920 al 1943 una società mineraria italiana valorizzò i giacimenti di asfalto di Selenizza in Albania.

Utilizzi dell'asfalto[modifica | modifica wikitesto]

Conglomerato bituminoso per la realizzazione di una pavimentazione stradale

Fin dall'antichità se ne estraeva per distillazione un olio utilizzato principalmente per impermeabilizzare e proteggere da parassiti il legno, come lubrificante e perfino come medicamento umano e animale.

Solo dal XVIII secolo si cominciò a impiegare l'asfalto come materiale da costruzione. La roccia veniva frantumata e macinata per ricavarne un mastice che, eventualmente addizionato con materiale inerte fino, veniva colato a caldo per pavimentare marciapiedi e strade.

Data la scarsa presenza del materiale e gli alti costi di estrazione, questo materiale è stato sostituito, e ancora viene spesso confuso, con il conglomerato bituminoso artificiale ottenuto miscelando opportune quantità di inerti grossi (ghiaia), fini (sabbia e filler) e bitume.

In pittura[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Bruno bitume.

L'asfalto viene usato anche in pittura, alla stregua di un pigmento; di colore bruno scuro, mescolato spesso con olio di lino, è stato impiegato da vari artisti; avendo la caratteristica di non seccare completamente crea craquelures negli strati pittorici[3].

L'asfaltatura[modifica | modifica wikitesto]

Asfaltatura di una strada

Per poter utilizzare l'asfalto, i pani d'asfalto (insieme di bitume purificato e farina d'asfalto) dovevano essere fusi in caldaie con l'aggiunta di altro bitume; poi si aggiungevano sabbia e ghiaia di grossezza e quantità variabili secondo i lavori che si dovevano svolgere. Quando la massa era bollente e semifluida, veniva versata sulla zona da coprire, distesa e poi compressa. Talvolta si dice che il marciapiede o la strada vengono incatramati ma ciò non è esatto: il catrame è un liquido denso che si ottiene dalla distillazione del legno, lignite, ossa, carbon fossile, ecc., ed è usato a volte in sostituzione dell'asfalto ma non ne ha i requisiti.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Tabelle proprietà fisiche di materiali solidi vari
  2. ^ a b La nuova enciclopedia delle scienze, Milano, Garzanti, 1988, p. 827, ISBN 88-11-50451-1.
  3. ^ Classificazione dei Pigmenti, su inforestauro.org. URL consultato il 18 maggio 2018.

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