Farmaci oppioidi

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Avvertenza
Le informazioni riportate non sono consigli medici e potrebbero non essere accurate. I contenuti hanno solo fine illustrativo e non sostituiscono il parere medico: leggi le avvertenze.

I farmaci oppioidi sono farmaci analgesici basati sugli oppioidi, principi attivi farmacologici derivati dell'oppio (sostanza derivata dalla lavorazione del papavero da oppio), usati soprattutto nella cura del dolore.

Differenza fra oppiacei ed oppioidi[modifica | modifica wikitesto]

Con i termini oppiodi ed oppiacei si intendono due tipi di sostanze d'origine diversa, infatti:

  • Oppiaceo: indica una sostanza presente nell'oppio, come la morfina;
  • Oppioide: indica uno dei derivati di sintesi o dei mediatori endogeni.

Esempi[modifica | modifica wikitesto]

Tra gli oppiodi usati come analgesici vi sono la morfina, la codeina, il tramadolo, il tapentadolo, l'ossicodone, l'idrocodone, il fentanyl, l'ossimorfone, l'idromorfone, la buprenorfina; anche l'eroina (poi divenuta una delle più note droghe di abuso) e il metadone (utilizzato, per i suoi minori 'effetti collaterali, per la terapia sostitutiva dell'eroina) erano stati sviluppati in origine con la funzione di oppioidi analgesici.

Cambiamenti nella configurazione del recettore μ in seguito al legame del ligando
Classificazione
Tipologia Farmaci
Agonisti forti Morfina, Fentanil, Remifentanil, Metadone, Eroina
Agonisti medi Codeina, Ossicodone
Agonisti parziali[1] Buprenorfina
Antagonisti Naloxone, Naltrexone
Altri Tramadolo

Meccanismo d'azione[modifica | modifica wikitesto]

I recettori oppiodi furono scoperti intorno agli anni '70 del XX secolo, perché si osservarono nell'organismo umano recettori atti a legare gli oppioidi endogeni, quali encefaline ed endorfine. Questi svolgono svariate funzioni, che servono a mediare le risposte interne come esterne. Le sostanze esogene, come i farmaci, mimano e sfruttano questo meccanismo per indurre la risposta fisiologica degli oppioidi.

Recettori oppiodi[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Recettori oppioidi.
Sottotipi recettoriali oppiodi, affinità per i peptidi endogeni e funzioni
Recettore Funzioni Affinità maggiore per i peptidi oppioidi endogeni
μ Analgesia, sedazione, inibizione della respirazione, rallentamento del transito gastro-intestinale, modulazione del rilascio di ormoni e neurotrasmettitori. Endorfina
δ Modulazione del rilascio di ormoni e neurotrasmettitori. Encefaline
κ Analgesia, effetti psicotomimetici Dinorfine

Funzionamento[modifica | modifica wikitesto]

La classificazione dei vari analgesici si contraddistingue per l'azione sui vari recettori; il fatto di avere degli agonisti forti sul recettore μ indica avere un'attività analgesica forte. L'azione elevata è dovuta alla capacità di agire in vari punti anatomico-funzionali della trasmissione del dolore dove sono presenti i recettori μ.

Osservando la fibra sensitiva dolorifica si può vedere come i recettori μ si trovino in 3 sedi distinte:

  • Terminazione periferica: dove modulano in modo negativo l'afferenza sensoriale dolorifica;
  • Membrana pre-sinaptica: dove inibiscono l'ingresso di calcio, in modo da evitare la fusione delle vescicole del neurotrasmettitore con inibizione quindi della trasmissione dolorifica;
  • Terminazione post-sinaptica: dove facilitano l'uscita del potassio, riducendo l'eccitabilità della membrana.


La fibra sensitiva termina a livello delle corna dorsali del midollo. Le vie dolorifiche poi ascendono e contraggono sinapsi a livello del bulbo, ponte e a livello talamico, dove il dolore viene rilevato permettendo una risposta riflessa/ancestrale (risposta di attacco/fuga). Dal talamo una via raggiunge la corteccia dove avviene l'elaborazione cosciente (con sviluppo della coscienza e della memoria del dolore). Lungo queste vie sono presenti recettori degli oppioidi che hanno il fine di modulare la stimolazione dolorifica.

Sono poi presenti vie discendenti che agiscono come filtro delle vie ascendenti. Utilizzando informazioni provenienti da aree corticali le vie discendenti inibiscono o limitano gli stimoli dolorifici ascendenti che non richiedono una risposta riflessa/condizionata. Anche in queste vie è interessato il sistema degli oppioidi endogeni, ma in questo caso all'attivazione del recettore μ viene inibito il rilascio di GABA, andando quindi a potenziare la via discendente stessa.

Effetti oppioidi[modifica | modifica wikitesto]

  • Analgesia: soppressione del dolore con un buon controllo anche della componente affettiva (per azione livello della corteccia) del dolore stesso;
  • Euforia;
  • Depressione respiratoria: può portare ad inibizione del centro respiratorio;
  • Depressione del riflesso della tosse;
  • Miosi;
  • Nausea e vomito;
  • Ridotta motilità intestinale: può portare a costipazione;
  • Liberazione di istamina: ne consegue broncocostrizione ed ipotensione.

Uso[modifica | modifica wikitesto]

Nell'ambito della terapia del dolore, gli antidolorifici oppiacei sono considerati analgesici particolarmente potenti ed efficaci, e sono utilizzati nella pratica clinica per la gestione di una vasta tipologia di algie di intensità medio-alta, sia acute che croniche. Esplicano la loro azione farmacologica a livello del sistema nervoso centrale agendo sui recettori oppiacei del cervello e del midollo spinale.

Anche se gli analgesici oppioidi sono tra i più potenti farmaci antidolorifici esistenti, e sono spesso essenziali per la gestione del dolore cronico oncologico (e degli altri dolori di elevata intensità poco rispondenti agli analgesici più blandi, come i FANS), la loro vendita è soggetta a particolari vincoli e il loro uso deve essere effettuato esclusivamente sotto stretto controllo medico, per i rischi connessi a un uso improprio e prolungato; infatti, gli oppioidi sono considerati farmaci sicuri ed efficaci se assunti in maniera corretta secondo le indicazioni di uno specialista (e proprio per questo hanno "rivoluzionato" la terapia del dolore, permettendo il controllo efficace di stati algici altrimenti ingestibili), ma, se assunti in maniera incongrua, tendono a indurre forme di dipendenza fisica e psichica di difficile gestione.

Tolleranza[modifica | modifica wikitesto]

I meccanismi di tolleranza sono strettamente relati alle modificazioni molecolari indotte dal legame tra recettore ed oppioide.

Il recettore μ viene fosforilato dopo il legame dell'agonista. si innesca quindi un processo di endocitosi del recettore, ovvero viene preso ed internalizzato dalla cellula, portando in acuto ad una riduzione del recettore in membrana. L'endocitosi può avere due conseguenze:

  • il recettore viene degradato (tolleranza che durerà nel tempo);
  • il recettore viene defosforilato e quindi è pronto per essere nuovamente traslocato in membrana per legare l'agonista (tolleranza di breve durata).

E' importante ricordare che non tutti i recettori vanno ugualmente incontro a internalizzazione e che gli agonisti a bassa efficacia inducono attivazione ma non internalizzazione.

Osservando gli effetti a lungo termine emerge che, in seguito a riduzione e distruzione dei recettori per la morfina, i neuroni ed i circuiti ad essi collegati entrano in uno stato di alterazione e quindi vengono messi in atto dei meccanismi di compensazione. Le modifiche sono a livello del segnale, della trascrizione genica e della sintesi di nuove proteine. Tutte queste alterazioni si ripercuotono a livello nucleare, con fenomeni conseguenti di lunga durata. Tutto questo porterà ad un aumento della tolleranza, alla riduzione della finestra terapeutica, al persistere di dosaggi elevati e a modifiche non più unicamente del neurone ma ad un impatto sul sistema neuro-endogeno.

Tossicità[modifica | modifica wikitesto]

Tra gli effetti collaterali, oltre al rischio di dipendenza per gli usi incontrollati e al rischio di tossicità per l'assunzioni di dose incongruemente elevate (con induzione di stati di confusione e quadri di depressione respiratoria che richiedono immediata assistenza medica), sono frequenti sintomi di stitichezza, nausea e reazioni dermatologiche.

Effetti collaterali[modifica | modifica wikitesto]

Gli effetti collaterali riscontrabili sono pertanto:

  • Disturbo paradosso del SNC;
  • Stipsi;
  • Nausea e vomito;
  • Ipotensione posturale;
  • Prurito ed orticaria;
  • Ritenzione urinaria;
  • Aumento della pressione endocranica;
  • Depressione respiratoria.

Uso e legislazione in Italia[modifica | modifica wikitesto]

L'uso degli antidolorifici oppiacei, anche in Italia, in anni recenti ha iniziato ad affermarsi sempre di più, soprattutto nell'ambito delle terapie intensive, dei reparti chirurgici e di quelli oncologici (e, ovviamente, nei reparti di terapia del dolore e cure palliative, oltre che negli hospice); a questo hanno contribuito una maggiore diffusione della "cultura della terapia del dolore" nella classe medica, la semplificazione dei vincoli burocratici per la vendita e l'uso degli stessi da parte del Ministero della salute, e una maggiore comprensione scientifica e clinica delle loro migliori modalità di gestione al fine di ridurre il rischio di dipendenza.

Il 15 marzo 2010 è stato firmato l'atto normativo[2], pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 19 marzo 2010 che sancisce il diritto per tutti i cittadini di essere curati per la malattia dolore. In particolare, gli articoli che illustrano i diritti e gli strumenti dei cittadini sono:

  • L'articolo 1 dichiara il diritto del cittadino ad accedere alle cure palliative e alla terapia del dolore la presente legge tutela il diritto[2].
  • L'articolo 7 stabilisce l’Obbligo di riportare la rilevazione del dolore all'interno della cartella clinica[3].

Secondo questo articolo è obbligatorio non solo misurare il dolore e prescrivere un trattamento, ma è indispensabile verificare che la terapia prescritta porti dei benefici antalgici per il paziente, altrimenti deve essere opportunamente adeguata. In termini pratici, questo vuol dire misurare il dolore con un'opportuna scala, verificare che il dolore si sia ridotto rispetto alla misurazione precedente, secondo i tempi dettati dal tipo di farmaco prescelto, e che nel giro di pochi giorni il dolore si sia stabilizzato e risulti ben controllato. Se questo non accade, è necessario avvisare il medico e farsi prescrivere una terapia più adeguata[3].

Note[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]