Anders Tegnell

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Anders Tegnell nel 2020

Nils Anders Tegnell (Uppsala, 17 aprile 1956) è un medico svedese, specializzato in infettivologia. Dal 2013 svolge la funzione pubblica di epidemiologo di Stato per la Svezia.[1] È noto per il suo ruolo svolto nel contrasto della pandemia di influenza suina del 2009 e della pandemia di COVID-19 del 2020.[1]

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nato a Uppsala da Ingemar Tegnell (1932–2017), un agronomo, e Karin Olsson (1931–1972), impiegata dell'ufficio postale,[2] Anders Tegnell cresce a Linköping, a eccezione di un breve periodo passato in Etiopia dove il padre lavorò in alcuni progetti di sviluppo.

Nel 1985 si laurea in medicina all'Università di Lund e in seguito comincia a lavorare in ospedale a Östersund, specializzandosi successivamente in infettivologia presso l'Ospedale universitario di Linköping.[3] Nel 1990 si trova a curare il primo paziente che presenta febbre emorragica in Svezia, che si pensa sia dovuta ad Ebola o malattia da virus Marburg.[4]

Tra il 1990 e il 1993 lavora in Laos per l'Organizzazione mondiale della sanità allo scopo di implementare programmi di vaccinazione.[5] Nel 1995 fa parte di un gruppo di esperti svedesi, appartenenti a Medici senza frontiere, inviati per contrastare una epidemia di Ebola scoppiata a Kikwit, nell'allora Zaire.[6] Dal 2002 al 2003 collabora con la Commissione europea contro la minaccia bioterroristica dell'uso di agenti quali l'antrace e il vaiolo.[3][5]

Tegnell consegue il dottorato in medicina all'Università di Linköping nel 2003, con una tesi riguardante i rischi di infezione in cardiochirurgia. L'anno successivo ottiene anche il Master of Science in epidemiologia presso la London School of Hygiene & Tropical Medicine.[3] Dal 2004 al 2005 lavora presso l'Istituto per le malattie infettive, e dal 2005 presso il Consiglio nazionale per la salute e il benessere.[7] Lo stesso anno viene nominato membro dell'Accademia reale svedese di scienze belliche.[7] A capo del dipartimento controllo malattie infettive dell'agenzia statale, ha un ruolo chiave nella stesura del programma di vaccinazione su larga scala per la pandemia di influenza suina H1N1 del 2009.[5] Il piano vaccinale è stato al centro di controversie dopo che circa 500 tra bambini e adolescenti hanno sviluppato narcolessia consequentemente alla somministrazione del vaccino;[8] Tegnell ha comunque difeso l'uso del vaccino Pandemrix sostenendo, tenuto conto dei risultati ottenuti, che "è molto difficile bilanciare 400 bambini con narcolessia contro circa 100 decessi".[9]

Dal 2010 al 2012 è a capo del dipartimento di Gestione della conoscenza per l'assistenza sanitaria della stessa agenzia,[7] e in seguito viene nominato capo dipartimento all'Istituto per le malattie infettive. Il 1º marzo 2013 assume l'incarico di epidemiologo di Stato presso l'Istituto per le malattie infettive,[7] diventato nel 2014 parte della neonata Agenzia di sanità pubblica.


Pandemia di COVID-19[modifica | modifica wikitesto]

Con il diffondersi nel marzo 2020 della pandemia di COVID-19 nei Paesi occidentali, molti governi hanno imposto misure di quarantena limitando l'attività lavorativa ai soli servizi essenziali e introducendo per la popolazione l'obbligo di restare in casa fatti salvi motivi eccezionali per procurarsi il cibo o motivi di salute. In questo contesto si contraddistingue l'approccio di contenimento totalmente differente attuato dalla Svezia, e sostenuto dall'epidemiologo di Stato Anders Tegnell, che piuttosto che ricorrere a divieti e imposizioni fa affidamento sulla responsabilità dei singoli cittadini. In questo modo non viene imposto alcun lockdown, preferendo invece focalizzarsi sull'igiene, il telelavoro, il distanziamento sociale, e limitando le prescrizioni solamente all'imposizione a bar e ristoranti del servizio ai tavoli, facendo inoltre divieto di assembramenti con più di 50 persone e di visita agli anziani nelle case di riposo, mantenendo peraltro aperte le scuole fino ai 16 anni di età.[10] Alle persone di età superiore ai 70 anni e alle categorie a rischio viene consigliato l'autoisolamento.[11]

La reale efficacia di questa politica di contenimento, ampiamente apprezzata dalla popolazione svedese,[12] è stata oggetto di dibattito sia a livello mondiale sia a livello nazionale criticando il tasso di mortalità.[13] L'Organizzazione mondiale della sanità, che nella fase iniziale dello sviluppo della pandemia aveva fortemente sostenuto l'adozione di misure rigide di confinamento, ha indicato il modello svedese come modello di riferimento per la fase di convivenza con il virus.[14]

Spiegando la strategia adottata, Tegnell ha affermato che la Svezia è tradizionalmente legata alle misure volontarie e che in questo modo si potrebbe fondamentalmente andare avanti per mesi e per anni se necessario, mantenendo la possibilità di una ripresa molto veloce dell'economia.[15] Si è espresso sulla chiusura dei confini definendola ridicola in quanto, alla data del 21 aprile 2020, il COVID-19 è ormai in ogni nazione europea.[16] Inoltre ritiene che in piena pandemia sia insensato chiudere le scuole, e oltretutto per il benessere psichiatrico e fisico dei giovani è utile restare attivi.[16] Ha negato il fatto che il raggiungimento dell'immunità di gregge sia alla base del piano di contenimento svedese, asserendo piuttosto la volontà di mantenere la velocità di trasmissione la più bassa possibile, pur convivendo con la malattia.[17]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b (EN) Paul Waldie, Swedish epidemiologist Anders Tegnell the target of praise, criticism over handling of COVID-19 pandemic, in The Globe and Mail, 30 aprile 2020. URL consultato il 20 maggio 2020.
  2. ^ (SV) Postmatrikel 1958, su runeberg.org. URL consultato il 20 maggio 2020.
  3. ^ a b c (EN) Curriculum Vitae - Anders Tegnell (PDF), su ecdc.europa.eu, Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie. URL consultato il 20 maggio 2020.
  4. ^ (SV) Mötte första patienten med blödarfeber, su vt.se, 18 aprile 2016. URL consultato il 20 maggio 2020.
  5. ^ a b c (SV) Mikael Delin, Statsepidemiolog Anders Tegnell: Sverige har väldigt svårt att acceptera risker, su dn.se, 11 marzo 2020. URL consultato il 20 maggio 2020.
  6. ^ (SV) Marie Ström, Linköping i fokus om Sverige får ett ebolafall, su lakartidningen.se, 15 agosto 2014. URL consultato il 20 maggio 2020.
  7. ^ a b c d Björn Anderson, Kungl Krigsvetenskapsakademien. Svenska Krigsmanna Sällskapet (till 1805), Kungl Krigsvetenskapsakademien. 20 år med akademien och dess ledamöter 1996–2016, 2016, Stoccolma: Kungliga Krigsvetenskapsakademien. p. 61. ISBN 978-91-980878-8-8
  8. ^ (SV) Hundratals unga fick narkolepsi av vaccin, su sydsvenskan.se, 24 marzo 2019. URL consultato il 20 maggio 2020.
  9. ^ (EN) Tegnell defends vaccination that gave 500 young Swedes narcolepsy, su engnews24h.com, 8 marzo 2020. URL consultato il 20 maggio 2020.
  10. ^ (EN) Maddy Savage, Coronavirus: Has Sweden got its science right?, in BBC News, 25 aprile 2020. URL consultato il 20 maggio 2020.
  11. ^ (EN) Karolina Modig e Saphora Smith, Sweden defies lockdown trend, bets on residents acting responsibly, in NBC News, 1º aprile 2020. URL consultato il 20 maggio 2020.
  12. ^ (EN) Gina Gustavsson, Has Sweden's coronavirus strategy played into the hands of nationalists?, in The Guardian, 1º maggio 2020. URL consultato il 20 maggio 2020.
  13. ^ (EN) Sweden's coronavirus strategy sparks fierce debate as deaths pass 1,000, su thelocal.se, 14 aprile 2020. URL consultato il 20 maggio 2020.
  14. ^ Monica Perosino, Oms: Coronavirus, la Svezia potrebbe essere un esempio per tutti, in La Stampa, 29 aprile 2020. URL consultato il 20 maggio 2020.
  15. ^ (EN) Paul Waldie, Why is Sweden staying open amid the coronavirus pandemic?, in The Globe and Mail, 2 aprile 2020. URL consultato il 20 maggio 2020.
  16. ^ a b (EN) Marta Paterlini, ‘Closing borders is ridiculous’: the epidemiologist behind Sweden’s controversial coronavirus strategy, in Nature, 21 aprile 2020. URL consultato il 20 maggio 2020.
  17. ^ (EN) Kim Hjelmgaard, Swedish official Anders Tegnell says 'herd immunity' in Sweden might be a few weeks away, in USA Today, 28 aprile 2020. URL consultato il 20 maggio 2020.

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