Ampsicora

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Ampsicora, raffigurazione moderna di fantasia

Ampsicora o Amsicora (in latino: Hampsicora; III secolo a.C.Cornus, 215 a.C.) è stato un militare e latifondista cartaginese della Sardegna, guida della rivolta antiromana del 215 a.C.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Le fonti[1][2] descrivono Ampsicora come il più ricco tra i proprietari terrieri della Sardegna che in quel periodo appariva divisa in due entità: da un lato un'ampia parte della fascia costiera meridionale con la quasi totalità delle aree collinari, inclusa la vasta pianura campidanese, direttamente sottoposta al dominio di Cartagine; dall'altro le aree interne più montuose e del nord, ancora abitate dalle popolazioni nuragiche, che seppur diventate tolleranti nei confronti dei Cartaginesi dopo molte ostilità, erano ovviamente ostili alla conquista romana.

In concomitanza con le vittorie di Annibale, Ampsicora fu animatore, insieme ad Annone di Tharros, della rivolta delle città costiere della Sardegna contro i romani del 215 a.C., riuscendo ad ottenere l'appoggio dei cosiddetti Sardi pelliti, in particolare delle tribù degli Iliensi presso i quali si recò a cercare rinforzi per affrontare i nuovi dominatori. Inoltre i senatori di Cornus, la città della quale Ampsicora era il magistrato supremo, inviarono degli ambasciatori a Cartagine perché intervenisse in soccorso dei sardi che erano a conoscenza dei fatti accaduti in Italia e che avevano rafforzato la posizione di Annibale sempre più forte contro Roma. Cartagine inviò allora Asdrubale, detto il Calvo, con un'armata di circa diecimila soldati. Tuttavia le navi cartaginesi, giunte ormai in vista di Cornus, furono spinte dai venti verso le Baleari.

Mappa della rivolta di Ampsicora in Sardegna (215 a.C.)

Il console romano Tito Manlio Torquato, radunò a Cagliari quattro legioni e si avviò verso Cornus. Manlio sorprese le poche truppe guidate da Josto, figlio di Amsicora, che fu sconfitto, avendo fatto l'errore di affrontare in campo aperto il nemico senza attendere ulteriori rinforzi. Infatti Amsicora si trovava a chiedere rinforzi alle popolazioni dei Sardi pelliti.

L'arrivo di Asdrubale il Calvo a Tharros con i rinforzi costrinse Tito Manlio Torquato a ritornare nel sud dell'Isola. Ampsicora e Asdrubale unirono le loro truppe e marciarono anch'essi verso Caralis. Il piano di Amsicora consisteva nel marciare sulla città in modo tale da tagliare fuori dalla rotta dei rifornimenti le altre città della costa occidentale cadute in mano romana.

La battaglia campale decisiva si svolse nei pressi di Decimomannu, secondo Francesco Cesare Casula[3], tra i due fiumi della zona, quindi a poche miglia da Cagliari e vide la sconfitta degli insorti, la cattura di Asdrubale e la morte di Josto.

Ampsicora si portò in salvo, rifugiandosi presso le tribù dell'interno. Tuttavia, secondo Livio, addolorato per la morte del figlio Josto e desideroso di non cadere nelle mani dei romani, si tolse la vita.

La figura di Ampsicora nella cultura sarda[modifica | modifica wikitesto]

In virtù della vasta produzione letteraria, Ampsicora rimane senz'altro vivo nella cultura sarda come avversario della conquista romana. Mentre il suo nome ricorre spesso nella toponomastica, è tuttavia raro trovare in Sardegna monumenti a lui dedicati, eccezion fatta per lo Stadio Amsicora e il quartiere residenziale dal medesimo nome, edificato principalmente negli anni settanta a Cagliari.

La vita e il sacrificio di Ampsicora è rappresentata anche nel dramma storico in due atti dal titolo Ampsicora primo re, scritto e diretto da Giuseppe Curreli, con musiche originali di Luciano Boris Smocovich, in scena per la prima volta al Teatro Alfieri di Cagliari il 14 novembre 2003.

Il 2 luglio 2010, in occasione del suo primo palio di Siena, il fantino ozierese Antonio Siri ha assunto il nome Amsicora in suo onore.[4]

Origine del nome[modifica | modifica wikitesto]

Il nome Ampsicora è stato tradizionalmente posto in corrispondenza con radici berbere, proprie del Nordafrica algerino e tunisino. In quest'area sono infatti presenti toponimi o idronimi accostabili al nome di Ampsicora, come il fiume Ampsiaga.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ La narrazione di questi avvenimenti si trova principalmente in Polibio, III, 96, 7 e segg. e soprattutto in Tito Livio, libri XXII e XXIII
  2. ^ William Smith, Dictionary of Greek and Roman Biography and Mythology, 1, Boston: Little, Brown and Company, Vol.2 p. 331 Archiviato il 21 agosto 2009 in Internet Archive.
  3. ^ F.C.Casùla(1994), p.104
  4. ^ Dato il nome ai due fantini esordienti: Antonio Siri sarà Amsicora, Federico Ghiani 'Strappo, in Valdelsa.net, 02 luglio 2010.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Piero Meloni, La Sardegna romana, Chiarella, Sassari, 1975; nuova ediz. ampliata 1990
  • (a cura di) Attilio Mastino, Storia della Sardegna antica, Il maestrale, Nuoro, 2005; integralmente disponibile su Sardegna Cultura, portale culturale della Regione Autonoma della Sardegna, all'indirizzo https://web.archive.org/web/20130717092340/http://www.sardegnacultura.it/documenti/7_93_20060719131740.pdf
  • Maurizio Corona, La rivolta di Ampsicora: cronaca della prima grande insurrezione sarda (215 a. C.), Akademeia, Cagliari, 2005
  • Massimo Pittau, L'eroe Hampsicora era sardo, non cartaginese, disponibile sul sito personale dello stesso autore, già Professore ordinario di Linguistica sarda presso l'Università degli Studi di Sassari, all'indirizzo http://www.pittau.it/Sardo/ampsicora.html
  • Francesco Cesare Casula, La storia di Sardegna, Sassari, Carlo Delfino, 1994, ISBN 88-7138-065-7.
  • Frantziscu Casula- Anmos Cardia, Amsicora, Alfa Editrice, Quartu, 2007.
  • Francesco Casula, Uomini e donne di Sardegna, pagg.9-30, Alfa editrice, Quartu 2010
  • Tonino Oppes, Ampsicora Eroe sardo, Condaghes, Cagliari 2014