Alfredo Cottrau

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Alfredo Cottrau (Napoli, 26 settembre 1839Napoli, 23 maggio 1898) è stato un ingegnere italiano.

Alfredo Cottrau, ingegnere progettista e dirigente d'impresa di origine napoletana, si costruisce in gioventù una seria formazione tecnica ed empirica. Dopo il 1861 dirige a Torino i lavori per il traforo del Moncenisio; dal 1873 la sua attività è¨ legata all'Impresa industriale italiana di costruzioni metalliche e alla costruzione di ponti in ferro e linee ferroviarie.

Fu uno dei maggiori progettisti di strutture in ferro per le stazioni e ponti ferroviari a traliccio, nonché di opere di alta ingegneria in ferro.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Figlio del compositore ed editore Guglielmo Cottrau (17971847)[1], fece i suoi studi in Francia presso il collegio della Marina Militare francese a Tolone, quindi lavorò a Napoli per la "Guppy, Pattison & Co.", tornando in Francia in due occasioni, prima per impiegarsi come allievo ingegnere[2] nel 1858[senza fonte] presso la "Ernest Goüin & C.ie"[2], una delle maggiori specialiste in ponti e tettoie metalliche per stazioni ferroviarie[senza fonte], poi tra il 1858 e il 1859 sempre per motivi professionali[2]. A Parigi frequentò l'École preparatoire de Marine, aiutato in tal senso dal fatto che alcuni parenti erano degli ufficiali della Marina francese. Tornato a Napoli iniziò a lavorare, in uno stabilimento meccanico, come apprendista aggiustatore e poi come disegnatore meccanico.

Si fece subito strada collaborando a grandi progetti di ponti e stazioni per le ferrovie russe tra Pietroburgo e Varsavia; si mise successivamente in evidenza per grandi opere costruite anche in Italia, come il ponte sul Po a Mezzana Corti a trave doppia per ferrovia e strada costruito a tempo di record tra il 1865 e il 1867. La struttura, grandiosa, era lunga 824 metri ed era composta di 10 campate su piloni costruiti con una tecnica molto innovativa.

A soli trent'anni Cottrau aveva già acquisito un grande credito al punto che gli venne conferito il titolo di Ingegnere ispettore delle costruzioni metalliche.
Nel 1866 il Ministro dei Lavori Pubblici Jacini aveva incaricato proprio l'ingegnere Alfredo Cottrau, divenuto ormai un tecnico di fama internazionale, di studiare un progetto di ponte sullo Stretto di Messina tra Calabria e Sicilia.

La sua opera continuava inarrestabile; costruiva il ponte girevole di Taranto e nel 1868, per conto della Società Italiana per le strade ferrate meridionali, il viadotto di Castellaneta sulla linea ferroviaria Bari - Taranto; questa era un'opera abbastanza insolita per l'Italia perché costituito da una travata continua di 230 metri sostenuta da pile metalliche a traliccio alte fino a 70 metri. Due anni dopo, nel 1870 assumeva la conduzione dell'Impresa industriale italiana di costruzioni metalliche di Castellammare di Stabia producendo fino al 1887 oltre 4000 lavori differenti.

Nel 1886, per conto della Società italiana per le Strade Ferrate Secondarie della Sardegna, elaborò i progetti per la rete secondaria a scartamento ridotto dell'isola.

Nel contempo aveva ottenuta la libera docenza presso la Regia Scuola di applicazione degli Ingegneri ed Architetti di Napoli. Nel 1881 venne decorato di Medaglia d'oro al merito industriale.

Tra i tanti progetti uno, quello di un ponte militare portatile istantaneo, da lui brevettato, suscitò l'interesse del grande Eiffel che con alcuni adattamenti lo fece adottare dal Genio militare francese. Alfredo Cottrau ha realizzato numerose gallerie in ferro e vetro per le stazioni. È noto il suo lavoro per la Stazione Centrale di Napoli (1867)[3]. Cottrau scrisse molte opere sulle costruzioni metalliche che fecero testo per molto tempo appresso.

Castellaneta: ponte in ferro, (xilografia di Richard Brend'amour 1899).

Alcune opere[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Raoul Meloncelli, COTTRAU, Guglielmo, in Dizionario biografico degli italiani, vol. 30, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1984.
  2. ^ a b c Pasquale Scialò e Francesca Seller, op. cit., pagina 53
  3. ^ Antonella Marciano, Alfredo Cottrau ed il suo tempo. La galleria in ferro e vetro per la Stazione di Napoli (1865-1870), in «Napoli Nobilissima», 1999, 156-167.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Ugo Carughi, Guida Ermanno, Alfredo Cottrau (1839-1898). L'architettura del ferro nell'Italia delle grandi trasformazioni, Napoli, Electa, 2003, ISBN 88-510-0049-2.
  • Michele Fatica, COTTRAU, Alfredo, in Dizionario biografico degli italiani, vol. 30, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1984.
  • Pasquale Scialò e Francesca Seller, Passatempi musicali: Guillaume Cottrau e la canzone napoletana di primo '800, Guida Editori

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autoritàVIAF (EN40245874 · ISNI (EN0000 0000 5311 4766 · LCCN (ENnr2004012581 · GND (DE121857484 · WorldCat Identities (ENnr2004-012581