Vittorio Garatti

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Scuola di ballo, Escuela Nacional de Arte, a Cuba (1961-65)

Vittorio Garatti (Milano, 6 aprile 1927) è un architetto italiano.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Scuola di ballo: copertura calpestabile
Scuola della musica, Escuela Nacional de Arte
Scuola di ballo: esempio di utilizzo della cosiddetta volta catalana in terracotta

Si laureò nel 1957 al Politecnico di Milano, dove dominava l'influenza culturale di Ernesto Nathan Rogers. Tra i suoi compagni di studi vi furono Guido Canella e Gae Aulenti.

L'esperienza venezuelana[modifica | modifica sorgente]

Appena laureato partì per il Venezuela, dove trovò impiego al progetto del Banco Obrero, diretto dall'architetto Carlos Raúl Villanueva, e cominciò a insegnare all'Università di Caracas.

Garatti, insieme al coetaneo Roberto Gottardi, anch'egli di origine italiana e suo compagno ai lavori del Banco Obrero, è stato un giovane esponente del dibattito post-bellico contro il Razionalismo modernista.

L'esperienza cubana[modifica | modifica sorgente]

Dopo la vittoria della Rivoluzione cubana, Ricardo Porro, architetto cubano e collaboratore del progetto per il Banco Obrero, invitò Garatti e Roberto Gottardi a unirsi a lui, a Cuba, all'inizio del 1961. Garatti iniziò subito a lavorare con Porro e Gottardi, all'Avana, sul progetto della nuova Scuola nazionale delle arti, commissionata da Fidel Castro e Che Guevara, nell'ambito della politica educativa promossa subito dopo la rivoluzione[1]. Il complesso architettonico doveva sorgere nel quartiere più esclusivo dell'alta borghesia cubana, il Country Club[2]. L'intenzione era creare un centro culturale di dimensioni eccezionali, aperto ai paesi in via di sviluppo di tre continenti, ad appena 90 miglia dai simboli dell'imperialismo americano[2].

Scuola della musica e Scuola del balletto[modifica | modifica sorgente]

In quel contesto, a Garatti fu affidata la progettazione della Scuola della musica e della Scuola del balletto[3]

Ne nacque un complesso organico di mattoni e terracotta, e strutture a volta catalana, il cui progetto rifletteva l'ottimismo e l'esuberanza dell'epoca. Le scuole intendevano reinventare l'architettura, come la rivoluzione sperava di reinventare la società[1].

Nella testimonianza di Vittorio Garatti: «Preoccupandoci di invadere il meno possibile il campo da golf, abbiamo localizzato 1e varie scuole alla periferia del parco, anche per avvicinarci alle case dell'alta borghesia distribuite lungo quella sorta di circonvallazione che circonda il campo da golf e che erano state destinate ad alloggi degli studenti. Al centro del parco preesisteva l'edificio del club, con un grande ristorante ed una piscina, che venne destinato ai servizi comuni (mensa, ritrovo, ecc.)»[2].

La costruzione del complesso si interruppe dopo la crisi dei missili, quando il blocco navale imposto dagli Stati Uniti costrinse a una diversa valutazione delle priorità economiche e produttive[2].

La considerazione in cui era tenuta la Scuola delle arti subì poi una sorta di disgrazia ideologica, conseguenza di un mutato orizzonte politico e culturale, che considerava l'utopismo architettonico, quale si era espresso nel progetto della Escuela, come politicamente scorretto rispetto allo stile costruttivo del funzionalismo sovietico, che stava rapidamente acquisendo il predominio nell'isola. L'intero complesso andò incontro al disuso e a una sorta di rimozione, accompagnata da una sparizione fisica, sommerso come fu dalla ricrescita della giungla[1]. Abbandonato, cadde in rovina, mentre parte dei materiali e dei rivestimenti furono asportati per essere riutilizzati in edilizia di fortuna.[1].

Altre realizzazioni a Cuba[modifica | modifica sorgente]

Sempre a Cuba, nel 1962, realizzò la Escuela André Voisin a Güines, mentre nel 1966-67, con Sergio Baroni e Hugo d'Acosta, progettò il padiglione cubano all'Expo 1967 di Montréal[4]. Negli anni 1968.70, con Max Vaquero, Eusebio Azcue, e l'urbanista Jean-Pierre Garnier, curò il piano regolatore della capitale[4].

Ritorno in Italia[modifica | modifica sorgente]

Per effetto di un mutato clima culturale e ideologico, Vittorio Garatti finì poi per essere guardato con sospetto fino al punto da finire agli arresti per venti giorni, nel giugno 1974, con l'accusa di spionaggio[5]. In quello stesso anno[6] fu costretto a lasciare forzatamente il paese[4]. Egli stesso ritiene che la sua espulsione fosse il frutto di un complotto con cui la CIA, insinuando sospetti, cercava di allontanare dal regime cubano i professionisti stranieri che vi collaboravano[4].

Garatti si trasferì a vivere in Italia, dove si iscrisse all'Ordine degli architetti di Milano nel 1974, proseguendovi la pratica della progettazione architettonica[3]. Ha curato diversi progetti, tra cui, a Milano, nel 1990-91, l'intervento di rifacimento, restauro e ampliamento che ha interessato il complesso dell'Hotel Gallia Excelsior[4].

Nel novembre 2012, il Presidente della Repubblica italiana, Giorgio Napolitano, ha conferito a lui, e agli architetti Ricardo Porro e Roberto Gottardi, il "Premio Vittorio De Sica" nella categoria "Architettura"[7] per onorarne la carriera lavorativa.

Progetti di recupero delle Escuelas Nacional de Arte[modifica | modifica sorgente]

Il cammino che accompagna lo sviluppo serpeggiante della Scuola di musica

La vicenda del progetto incompiuto delle Escuelas ha iniziato a uscire dall'oblio con la pubblicazione, nel 1999, della prima edizione del volume Revolution of Forms - Cuba's Forgotten Art Schools di John A. Loomis, architetto e docente al City College di New York. Il 28 febbraio 2003, il sito è stato inserito nella Tentative List dei Siti Patrimonio dell'Umanità dell'UNESCO, nella categoria dei beni culturali[8].

Queste vicende hanno risvegliato l'interesse culturale sul complesso architettonico abbandonato: il libro di Loomis ha ispirato il video-documentario Unfinished Spaces, prodotto e diretto da Alysa Nahmias e Benjamin Murray[9]. Sono state proposte iniziative di raccolta fondi per mettere mano al restauro e al recupero del progetto.

Il Comitato "Vittorio Garatti"[modifica | modifica sorgente]

Il Comitato “Vittorio Garatti” si propone, senza scopo di lucro, di raccogliere i fondi necessari per il recupero, la conservazione e il completamento di tre delle cinque scuole che costituiscono il complesso delle Scuole nazionali d'arte di Cuba, e precisamente:

  • Scuola di balletto - progettata dall'architetto Vittorio Garatti.
  • Scuola di musica - progettata dall’architetto Vittorio Garatti.
  • Scuola di arte drammatica - progettata dall'architetto Roberto Gottardi.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b c d J. A. Loomis, Revolution of Forms - Cuba's Forgotten Art Schools, 2011, p. 24
  2. ^ a b c d Testimonianza di Vittorio Garatti, riportata in: Giorgio Fiorese (a cura di), Architettura e istruzione a Cuba, 1980, p. 68
  3. ^ a b Revolution Of Forms website, architect profiles page. Consultato il 27-5-2012
  4. ^ a b c d e J. A. Loomis, Revolution of Forms - Cuba's Forgotten Art Schools, 2011, p. 153
  5. ^ J. A. Loomis, Revolution of Forms - Cuba's Forgotten Art Schools, 2011, p. 128
  6. ^ J. A. Loomis, Revolution of Forms - Cuba's Forgotten Art Schools, 2011, p. 17
  7. ^ Albo dei vincitori, dal sito del Premio Vittorio De Sica.
  8. ^ National Schools of Art, Cubanacán - UNESCO World Heritage Centre
  9. ^ Unfinished Spaces, sito ufficiale

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • John A. Loomis, Revolution of Forms - Cuba's Forgotten Art Schools, Princeton Architectural Press, New York, 1999 & 2011, ISBN 978-1-56898-988-4.
  • María Elena Martín e Eduardo Luis Rodríguez, Havana, Cuba: An Architectural Guide, Junta de Andalucía, Siviglia, 1998, ISBN 84-8095-143-5.
  • Eduardo Luis Rodríguez: The Havana Guide, Modern Architecture, 1925-1965, Princeton Architectural Press, New York, 2000, ISBN 1-56898-210-0.
  • Claudio Machetti, Gianluca Mengozzi e Luca Spitoni, Cuba. Scuole Nazionali d’Arte, Skira, 2012 ISBN 9788857209951.
  • Giorgio Fiorese (a cura di), Architettura e istruzione a Cuba, Clup, 1980 ISBN 9788870054392.

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]