Violet Gibson

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Violet Albina Gibson

Violet Albina Gibson (Dublino, 1876Northampton, 2 maggio 1956) figlia di Edward Gibson, primo Barone di Ashbourne e Lord Cancelliere d'Irlanda, è stata la donna che il 7 aprile 1926 attentò alla vita di Benito Mussolini a Roma.

Mussolini con un vistoso cerotto sul naso nei giorni successivi all'attentato
La scheda segnaletica composta in Questura dopo l'attentato; come motivo dell'arresto si indica "Attentato al Primo Ministro d'Italia"

Mussolini era appena uscito dal palazzo del Campidoglio, dove aveva inaugurato un congresso di chirurgia, quando la Gibson gli sparò un colpo di pistola, ferendolo di striscio al naso. Secondo Arrigo Petacco ed altri studiosi, a salvarlo sarebbe stato un saluto romano che porgeva proprio nel momento dello sparo: tirando indietro il capo irrigidendosi come sua abitudine nel saluto, avrebbe inconsapevolmente portato la testa fuori traiettoria[1].

La Gibson, faticosamente sottratta ad un tentativo di linciaggio, fu condotta in questura; interrogata, non rivelò la ragione dell'attentato. Romano Mussolini, figlio del Duce, ebbe a raccontare che il padre, subito soccorso da decine di chirurghi che erano appunto sul posto per il congresso, disse di essersi preoccupato davvero soltanto quando vide questi avvicinarsi[2].

Si è supposto che la donna, allora cinquantenne, fosse mentalmente squilibrata all'epoca dei fatti e che potesse essere stata indotta a commettere il gesto da qualche istigatore sconosciuto. In tal senso furono sollevati pesanti sospetti all'indirizzo di Giovanni Antonio Colonna di Cesarò. L'attentatrice non fu incriminata per volontà dello stesso Mussolini e fu espulsa dall'Italia verso l'Inghilterra. Rimase per trent'anni ricoverata in una clinica psichiatrica, il St Andrew's Hospital a Northampton, ove morì.

Il giorno dopo l'attentato[3], Mussolini compì un viaggio in Libia e si mostrò a Tripoli con un vistoso cerotto sul naso, come testimoniano le foto dell'epoca.

Secondo Bruno Vespa ed altri studiosi, fu in quella occasione che Claretta Petacci scrisse al Duce la lettera di felicitazioni per lo scampato pericolo con cui egli la notò e volle conoscerla, legandola in seguito al suo destino[4]. Anche il papa Pio XI scrisse una lettera di analoga congratulazione.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Arrigo Petacco, L'uomo della provvidenza: Mussolini, ascesa e caduta di un mito, Mondadori, 2004 - ISBN 8804534664
  2. ^ Romano Mussolini, Il duce mio padre, Rizzoli, Milano.
  3. ^ Il secondo dei tre che subì nel corso della sua vita politica
  4. ^ Bruno Vespa, L'amore e il potere. Da Rachele a Veronica, un secolo di storia italiana, Mondadori, 2009 - ISBN 8804582200

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Frances Stonor Saunders, La donna che uccise Mussolini, Faber and Faber, Londra, 2010

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Controllo di autorità VIAF: 58414824