Vincenzo Vitale

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Vincenzo Vitale (Napoli, 13 dicembre 1908Napoli, 21 luglio 1984) è stato un pianista e didatta italiano.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Dopo aver iniziato gli studi musicali a Napoli, si diplomò in pianoforte nel 1932 all' École Normale de Musique di Parigi, città nella quale proseguì gli studi musicali con Alfred Cortot. Fu anche allievo di Florestano Rossomandi e Attilio Brugnoli. Al suo ritorno in Italia si concentrò fin da giovane in modo particolare sull'attività didattica, insegnando nei Conservatori di Udine, Palermo, Napoli (dal 1942 al 1970) e Roma. I brillanti successi delle sue innovazioni nel campo della tecnica pianistica lo resero rapidamente celebre nel mondo; come conseguenza di ciò Vitale fu chiamato a tenere corsi anche all'estero (presso l'Università dell'Indiana, negli Stati Uniti d'America), e in diverse città italiane, come (Venezia e Siena). Paul Hindemith lo scelse come interprete di alcune sue composizioni.

Nel 1944 Vitale fondò l'Orchestra napoletana da camera, e fino al 1957 curò l'edizione della Gazzetta musicale di Napoli. Si adoperò per divulgare musiche poco note di autori pianistici, di Muzio Clementi in particolare. Collaborò inoltre con molte associazioni musicali (tra cui l'Associazione A. Scarlatti, di cui fu vice-direttore) e ricevette importanti riconoscimenti, come la Medaglia d'oro del Ministero della Pubblica Istruzione nel 1968. Insieme a Paolo Denza, che fu suo collega al Conservatorio di Napoli, è considerato il più eminente rappresentante della cosiddetta "moderna scuola napoletana". Per qualche anno, dalla sua fondazione, è stato il primo direttore del Conservatorio Domenico Cimarosa di Avellino. In occasione del suo 40º anno di insegnamento "venne realizzato un album di 5 dischi (La scuola pianistica di Vincenzo Vitale) contenente interpretazioni di 20 suoi allievi, fra cui Michele Campanella, Bruno Canino, Laura De Fusco"[1].

La tecnica pianistica nell'insegnamento di Vincenzo Vitale[modifica | modifica sorgente]

Le novità introdotte da Vitale nella didattica pianistica sono di tipo sia concettuale che puramente tecnico. L'idea fondamentale è quella che ogni caratteristica del suono percepito debba corrispondere univocamente (per l'orecchio allenato e sensibile) a un determinato gesto tecnico; ciò rende possibile il controllo di aspetti tecnici dell'esecuzione attraverso l'ascolto del suono. Fin dalle prime fasi dello studio del pianoforte, dunque, l'attenzione dell'allievo non era concentrata sulla messa in pratica di atteggiamenti tecnici prescritti a priori, ma sull'ascolto connesso col rilassamento muscolare.

Dal punto di vista puramente tecnico l'approccio di Vitale era appunto caratterizzato da una ricerca del rilassamento totale dei muscoli della spalla, del braccio e dell'avambraccio, sull'elasticità del polso, e sull'utilizzazione del peso che, muovendo appunto dalla "catena" spalla-braccio-avambraccio-mano andava a scaricarsi sulle dita, evitando qualsiasi irrigidimento della mano, dovuto al tentativo di "articolare" artificiosamente le dita a mo' di "martelletti" (secondo l'impostazione tradizionale allora diffusa se non prevalente). La tecnica pianistica insegnata da Vitale costituiva quindi una rielaborazione della "tecnica del peso", che era stata teorizzata tra la fine dell'Ottocento e gli inizi del Novecento da diversi studiosi e didatti, come Friedrich Adolf Steinhausen, Rudolf Breithaupt e altri. Al fine di sviluppare le caratteristiche menzionate Vitale raccomandava esercizi tecnici quotidiani, tratti sia dalla "Dinamica pianistica" di Attilio Brugnoli e dai lavori di Carl Tausig (che si sono imposti nella tradizione didattica italiana in gran parte grazie a lui), sia di propria invenzione.

L'eredità[modifica | modifica sorgente]

Molti sono gli allievi di Vincenzo Vitale, tra i quali Riccardo Muti, Laura De Fusco, Maria Mosca, Michele Campanella, Bruno Canino, Sandro De Palma, Filippo Faes, Aldo Tramma, Franco Medori, Carlo Bruno, Francesco Nicolosi, Francesco Martucci, Massimo Bertucci, Enrico Fagnoni, Carlo Alessandro Lapegna, Paolo Restani, Francesco Caramiello, il concertista bulgaro Ivan Drenikov, Alexander Hintchev, Luigi Averna, il compositore e direttore Francesco d'Avalos; nel corso dell'ultimo cinquantennio questi stessi hanno mantenuto l'autenticità della tradizione didattica del Maestro napoletano soprattutto per le nuove generazioni. In particolare il Conservatorio San Pietro a Majella di Napoli ha potuto continuare la direzione tracciata dal Maestro, ancora molto viva e rilevante nel panorama musicale attraverso una seconda generazione di pianisti, allievi degli allievi di Vincenzo Vitale, che si distingue nei circuiti internazionali concertistici e didattici. Alcuni di loro sono Giuseppe Devastato, Maria Gabriella Mariani, Stefano Miceli, Giuseppe Andaloro e Giovanni Alvino.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Alberto Basso (a cura di), Dizionario enciclopedico universale della musica e dei musicisti, Torino, 1988, Utet, Le biografie: vol. VIII, voce "Vitale, Vincenzo".

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Opere di Vincenzo Vitale[modifica | modifica sorgente]

  • Vincenzo Vitale, Pianoforte. Martelletti e smorzatori, Napoli, 1975.
  • Id., Il pianoforte a Napoli nell'Ottocento, Napoli, 1983.
  • Id., Salvatore di Giacomo e la musica, Napoli, 1988.
  • Id., Revisioni di musiche di compositori italiani del secolo XVIII.

Letteratura secondaria[modifica | modifica sorgente]

  • Alberto Basso (a cura di), Dizionario enciclopedico universale della musica e dei musicisti, Torino, 1988, Utet, Le biografie: vol. VIII, voce "Vitale, Vincenzo".

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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