Vicugna vicugna

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Vigogna
Vicuña Vigogne Lago Chungarà 4570m Chile Luca Galuzzi 2006.jpg
Stato di conservazione
Status iucn3.1 LC it.svg
Rischio minimo
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Animalia
Phylum Chordata
Classe Mammalia
Ordine Artiodactyla
Famiglia Camelidae
Genere Vicugna
Specie V. vicugna
Nomenclatura binomiale
Vicugna vicugna
Molina, 1782
Areale

Vicugna vicugna range.png

La vigogna (Vicugna vicugna) è un camelide che vive sulle Ande. La lana della vigogna veniva utilizzata dagli antichi inca per tessere le vesti del re (ai sudditi era infatti proibito indossare indumenti fabbricati con questa particolare lana). Fu proprio per questo che, esattamente come accade oggi, anche ai tempi degli inca la vigogna era un animale protetto.

Descrizione[modifica | modifica sorgente]

La vigogna ha un'altezza al garrese di 0,7-1,10 m ed una lunghezza di 1,40-2 metri. Possiede un corpo lungo e muscoloso ed un muso fine. La corta coda è rossiccia sul lato superiore e bianca o beige inferiormente. Gli incisivi inferiori sono molto lunghi.

Il dorso, il collo, la testa e la parte anteriore delle zampe sono di color rossiccio, mentre il petto e la parte posteriore delle zampe sono bianchi.

Il peso si aggira tra i 40 e i 60 chili.

Il pelo[modifica | modifica sorgente]

La vigogna sviluppa due diversi strati di pelo: uno interno, la lanugine, ad attività termoregolatrice, e l'altro esterno, di protezione dagli agenti atmosferici, con fibre più lunghe e setose. La fibra di vigogna ha un diametro di 12 µm ed è più sottile del cashmere, che arriva a 15 µm. L'animale adulto produce una piccola quantità di lana: circa 250 grammi di fibra succida ogni due anni contro, per esempio, i 3-6 chilogrammi della pecora Merino e i 500 grammi della capra del Cashmere; per ottenere un cappotto di vigogna è necessario utilizzare il vello di 25-30 animali adulti.

Il valore del manto, allo stato grezzo (succido), raggiunge i 400 dollari al chilogrammo, rendendolo uno fra i più cari in commercio[1].

Distribuzione[modifica | modifica sorgente]

La vigogna vive sugli altopiani di Argentina, Bolivia, Cile, Ecuador e Perù.

Il chaco[modifica | modifica sorgente]

Nella cultura inca, la vigogna veniva cacciata ogni quattro anni nel corso di una vera e propria cerimonia, detta chaco, in cui migliaia di uomini formavano una catena intorno all'area scelta per la cattura. Il cerchio lentamente si stringeva fino a chiudersi su un altopiano, con gli animali costretti in un recinto per la tosa. Il re inca assisteva al gran finale della caccia: i cuccioli e le femmine erano tosati e rilasciati, mentre i maschi anziani e i capi ammalati venivano uccisi per la loro carne.

La vigogna come specie in pericolo[modifica | modifica sorgente]

La "caccia rituale" della vigogna non mise mai in pericolo la sopravvivenza della vigogna, come invece successe nel periodo successivo. Infatti, i conquistadores spagnoli cacciarono con intensità la vigogna e già nel 1553 Pedro Cleza de León, un cronista spagnolo, notava una fortissima riduzione della vigogna in tutto il territorio andino. Nel 1777 un decreto reale (Reál Cédula), vietò alle popolazioni indigene di uccidere l'animale permettendone soltanto la tosatura alla presenza di un giudice nominato dall'amministrazione coloniale. Perfino il generale Simón Bolívar, governatore del Perù, nel 1825 emise due decreti che vietavano la caccia alla vigogna, decimata dai bracconieri.

Nonostante questi provvedimenti, negli anni sessanta del XX secolo, in Perù non rimasero in vita che 5.000 esemplari del piccolo "cammello delle Ande". Nel 1969 l'IUCN decise di iscriverlo nella lista delle specie a rischio e nel 1976 a Washington la CITES, la convenzione internazionale dell'ONU che regola il commercio di animali e piante in pericolo, decretò la fine di ogni forma di sfruttamento per la vigogna, inserendola nell'Appendice I che auspica per una specie il massimo grado di protezione.

Vigogna

Iniziava così il lungo percorso verso la salvezza. Nel 1966 venne istituita nel Perù centro-meridionale la riserva di Pampa Galeras: 6.500 ettari destinati al ripopolamento che diventarono 500.000 ettari nel 1979. Nel 1969 fu inoltre firmato un accordo tra Bolivia e Perù per la conservazione della specie, a cui in seguito hanno aderito anche Cile e Argentina. In pochi anni il numero di animali è aumentato fino a raggiungere in Perù gli attuali 98 mila capi, tanto da indurre la CITES, nel 1987, a retrocedere la vigogna nell'Appendice II, che include le specie a rischio di estinzione se il commercio non è controllato. Nel 1994 la vendita di pellicce di questi camelidi tosate da vive è tornata ad essere legale: le comunità locali andine hanno ricevuto dalle autorità l'usufrutto delle vigogne, a patto che queste vengano protette dalla caccia dei bracconieri.[1]

Oggi la vigogna, di cui si contano circa 180.000[1] esemplari è ancora considerata una specie minacciata, seppur a basso rischio. È tenuta in enormi allevamenti: qui gli animali vengono catturati ogni due anni per la tosatura e quindi rilasciati. Oggi lo Stato peruviano promuove lo sviluppo e la protezione di questo mammifero delegando alla Sociedad nacional de Criadores de vicuña il programma di conservazione e allevamento e garantendo alle comunità di campesinos il diritto a partecipare ai proventi che derivano da un utilizzo razionale della specie.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b c L'Espresso n. 52 del 2009, pag. 91

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]


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