Ultraviolet (film)

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Ultraviolet
Ultraviolet.png
Violet Song jat Shariff a colloquio da Nerva
Titolo originale Ultraviolet
Paese di produzione USA
Anno 2006
Durata 88 min (versione cinematografica)
94 min (versione unrated)
Colore colore
Audio sonoro
Genere azione, fantascienza, thriller
Regia Kurt Wimmer
Sceneggiatura Kurt Wimmer
Produttore John Baldecchi, Lucas Foster
Fotografia David Franco, Arthur Wong, Jimmy Wong
Montaggio William Yeh
Effetti speciali Ray Brown
Musiche Klaus Badelt
Scenografia Sung Pong Choo
Costumi Joseph A. Porro
Trucco Meinir Jones-Lewis
Interpreti e personaggi

Ultraviolet è un film fantascientifico del 2006 girato dal regista Kurt Wimmer.

Trama[modifica | modifica sorgente]

Da un velivolo in sorvolo sopra una metropoli futuristica, vengono sganciate alcune sfere nere. Queste infrangono le vetrate di un centro attrezzato per le ricerche scientifiche. Da quei gusci corvini si materializza un commando dotato di equipaggiamento altamente tecnologico che fa un'incursione nei laboratori: il fine è quello di contaminare il risultato degli studi lì svolti. Il commando, tuttavia, cade in trappola e viene trucidato da forze di sicurezza governative: è l'anno 2078 ed alcuni anni prima, un virus antico di secoli era stato "risvegliato" e manipolato allo scopo di generare una tipologia di soldati decisamente più veloci e forti, al servizio degli Stati Uniti. Ma l'esperimento sfuggì al controllo dei ricercatori e l'effetto collaterale fu una mutazione che finì con l'infettare una parte consistente del genere umano. L'agente patogeno venne battezzato "Virus Emofago" e proprio l'emofagia, presto degenerò in una malattia simile all'immaginario vampirismo. I sanitari, grazie alla pandemia, assunsero, nel corso del tempo, sempre maggiore peso, finendo col divenire una vera e propria "classe sociale" alla guida della comunità internazionale. L'obiettivo primario dichiarato di questo nuovo centro di potere (il debellamento del pericoloso morbo ed il mantenimento dell'ordine) venne sistematicamente perseguito: le autorità sanitarie dapprima costrinsero i contagiati a rendere pubblicamente conclamato il loro status di infettati ed in seguito si affrettarono a radunarli in apposite strutture di quarantena, per poi annientarli. Agli emofagi superstiti non rimase che nascondersi ed organizzarsi.

Violet Song jat Shariff è una donna contagiata, la quale ha perduto il figlio che portava in grembo ed il proprio marito. Fondatrice della "Resistenza Emofaga" contro gli esseri umani non mutati, decide, un giorno, di accettare un incarico "speciale" da parte di un clan appartenente alla sua stessa razza. Fingendosi un corriere umano autorizzato, riesce ad entrare in una struttura governativa di massima sicurezza eludendo paranoici controlli di identificazione, sia biometrici che biologici: lei mira ad una valigetta (il cui contenuto è un fantomatico strumento bellico in grado di far pendere l'ago della bilancia in favore degli umani nel conflitto con la controparte emofaga). Mentre la consegna sta per avvenire, l'autentico corriere si presenta al cancello della struttura: viene dato l'allarme. Violet riesce a sfuggire ad un nugolo di guardie, grazie alle proprie abilità di emofaga (forza, agilità e riflessi potenziati) e alle dotazioni iper-tecnologiche di cui è dotata (un congegno di "contrasto alla gravità" e la possibilità di materializzare, nelle proprie mani, armi bianche e da fuoco). Si getta dal palazzo e corre in sella alla propria moto, affrontando forze di polizia, soldati e mezzi da guerra.

Sbarazzatasi dei suoi inseguitori, Violet viene contattata da Nerva (il capo clan che ha concepito il furto), il quale le comunica il luogo dove avverrà il loro incontro: è il grattacielo chiamato "Torre Ago". Nerva l'ha messa in guardia dall'aprire la valigetta che reca con sé. Ma non prestando ascolto a tale avvertimento, lei ne visiona il contenuto, sorprendendosi nel trovarvi un bambino (la valigetta è munita di una tecnologia che permette di comprimere i volumi, definita come "tecnologia a spazio piatto"). All'appuntamento, Nerva, le confida che il bimbo (in apparente stato catatonico) è portatore di antigeni in grado di distruggere il virus e provocare la morte degli emofagi: la logica conseguenza è la soppressione di tale minaccia. A Violet quel bambino ricorda il figlio mai nato, perduto a causa del contagio e decide di proteggerlo attraverso un escamotage. Nerva fa fuoco contro il bimbo ma si accorge troppo tardi di trovarsi innanzi solo ad una proiezione olografica (Violet sta già fuggendo con il bambino).

Salita sulla sommità della Torre Ago, Violet s'imbatte negli uomini del clan emofago dei "Le Chinoise", che cercano un regolamento di conti con lei, per vecchi attriti. Circondata, spostandosi rapidamente, fa in modo che "il fuoco amico" degli assalitori decimi gran parte di loro, assassinando, quindi, i superstiti (praticando in modo iper-veloce le arti marziali). Intanto il ragazzino sembra sparito. Lo ritrova, pericolosamente in piedi sul parapetto del tetto. Lo trae a sé. Lo scuote, ma lui non accenna a svegliarsi dalla catatonia. La fuga riprende.

Violet viene intercettata dalle forze di sicurezza di Ferdinand Daxus, vice-cardinale leader della classe medica. In questo frangente Daxus le rivela di essere il padre biologico del bambino di nove anni e di volerlo riabbracciare. La donna non dà credito alle sue parole e beffa lo schieramento della milizia.

In seguito, Ferdinand Daxus fa irruzione nel rifugio del clan di Nerva e a questi propone ed ottiene un'alleanza per recuperare il bambino.

Braccata, Violet è costretta a rifugiarsi dall'amico scienziato Garth, sperando di ottenere, dall'organismo del bimbo, un vaccino in grado di curare sé stessa e gli emofagi. L'uomo (anch'egli colpito dal virus), compiute approfondite analisi, mette a conoscenza la donna del fatto che il bambino non possiede alcun antigene anti-emofago e che per giunta nasconde in sé un isotopo radioattivo che, oltre a tracciarne la posizione, ne determinerà la morte, alla stregua di un congegno ad orologeria: il decesso avverrà entro le prossime otto ore.

Violet decide di abbandonare il bambino al proprio destino, in un luogo affollato. Lì, il ragazzino inizia a parlarle, presentandosi con il nome di "Sei" (dimostrando di non essere affatto catatonico). Agenti del vice-cardinale Ferdinand Daxus, tentano di prenderlo, ma il clan di Nerva li anticipa, rapendolo. Violet, colta da rimorso, li insegue. Raggiunti i rapitori, in una chiesa abbandonata, trova Sei in stato di costrizione fisica ed il clan pronto ad ucciderlo. Sei è stato appeso sulla bocca di un pozzo ed un affiliato del clan regge la corda che lo trattiene dal precipitare. Con un cenno d'intesa, il bambino fa cadere una scarpa nel pozzo: calcolato il tempo in cui essa ha raggiunto il fondo, ora Violet conosce quanto le resta per salvare la vita di Sei. Fulminea, sgomina la banda, duella con Nerva e lo uccide, quindi trae in salvo il ragazzino prima che cada.

Presentatasi all'"Arci-Ministero", la residenza istituzionale di Ferdinand Daxus, Violet chiede al leader una soluzione per la "fine preordinata" di Sei. Daxus le racconta che il bimbo non è che un suo clone, (solo il sesto di otto) e che la sua restituzione, non è negoziabile. Ordina ad uno schieramento di uomini armati di spararle: l'auto con la quale è arrivata viene crivellata di colpi, ma il vice-cardinale ha davanti a sé, unicamente una rappresentazione olografica della donna. Violet osserva tutto da lontano. Sei sviene.

Portato con sé il bambino in un parco giochi, la donna cerca di rassicurarlo. Ma Sei muore (la "bomba" biologica che custodisce nel suo organismo, è "detonata").

Daxus arriva e ne porta via il corpo, dopo aver sparato ad una Violet stordita e sconvolta e aver dato ordine di incenerire la zona, a scopo "sanitario", ad una squadra di sterilizzazione.

Violet si risveglia da Garth: la Resistenza Emofaga si è sostituita alla squadra di sterilizzazione e l'ha tratta in salvo; Garth, dopo ore di complessi interventi chirurgici, è riuscito a strapparla alla morte.

Convalescente, la donna non si dà pace. Osservando al notiziario un servizio sulla morte di Sei, si rende conto d'aver pianto sul viso di lui: spera così, che il bambino possa essere ancora vivo, per effetto del contagio virale passato attraverso il dotto lacrimale. Si dirige all'Arci-Ministero per riprenderselo. Raggiunge Daxus prima che abbia iniziato a dissezionare il cadavere (procedura necessaria per recuperare materiale utile a portare avanti i propri obiettivi). Ferdinand Daxus le confessa d'essere lui stesso un infetto, un ex tecnico di laboratorio di basso livello contaminato dall'emofagia, all'epoca dell'inizio della sua diffusione e grazie a questa (incremento delle potenzialità intellettive) reso capace di raggiungere la leadership della classe medica. Spiega a Violet come il bambino non sia, in realtà, che un portatore di antigeni anti-umani: gli emofagi sono oramai sull'orlo dell'estinzione (causa l'efficacia della politica persecutoria nei loro confronti), la sua casta ha quindi necessità di servirsi di una nuova minaccia per poter mantenere saldo il proprio potere. Il virus risponde a questa precisa esigenza. I due si scontrano impiegando le reciproche capacità sviluppate dall'agente virale. Violet, ha su di lui il sopravvento uccidendolo. Recupera la salma semi-congelata di Sei e risveglia il bambino. La donna ed il ragazzino si allontanano da un Arci-Ministero in fiamme, coltivando la speranza che Garth sia in grado di elaborare, dal DNA di Sei, un vaccino contro l'emofagia.

Curiosità[modifica | modifica sorgente]

  • Il centro di ricerche governativo nel quale la protagonista si introduce (con una falsa identità) all'inizio della pellicola, ha una pianta a forma del simbolo internazionale di rischio biologico.
  • il personaggio di Ultraviolet è stato inventato solo per questo film, ma nelle prime immagini del film compaiono finte testate di fumetti, in tutte le lingue del mondo, con lei protagonista.
  • La moto guidata da Violet è una BMW R1150 R[1].

Slogan promozionali[modifica | modifica sorgente]

  • «The Blood War is On
  • «First, they made her a weapon. That was their second deadliest mistake. Now, they've made her a target...»
  • «Alcune guerre finiscono nel sangue. Altre cominciano dal sangue.»

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ «Quanteruote.it»

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]