Titolatura reale dell'antico Egitto

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Cartiglio con la titolatura di Ramesse III a Medinet Habu.

La titolatura reale era l'insieme dei nomi e degli epiteti con cui nell'antico Egitto ci si riferiva al sovrano, l'insieme di tali termini era definita grandi nomi.

r
n
G36

rn wr - grandi nomi

Introduzione[modifica | modifica sorgente]

Il termine faraone, forma italianizzata del greco pharao, che nell'uso comune indica i sovrani dell'antico Egitto, si incontra, per la prima volta, solo durante il regno di Thutmose III (XVIII dinastia), 1400 a.C. circa.
Tale termine è una resa greca dell’egizio pr-ˁ3 - per-aa,

pr
O29

ovvero "Grande Casa", termine che indicava "la Residenza", il palazzo ove risiedeva il sovrano e che era anche la sede del potere reale comprendendo anche gli archivi ed i ministeri.

I termini egizi per indicare il sovrano, al di fuori della titolatura ufficiale, sono vari e variarono durante le varie fasi storiche.
Tra i termini più usati abbiamo:

R8

nṯr - nečer
"Potente", usato anche per indicare le divinità, talvolta usato nella forma

R8 F35

nṯr nfr - nečer nefer
"Potente e Perfetto" (tradotto talvolta come "bel dio"),

S38

ḫq3 - heka "signore, governante", usato anche per indicare sovranità minori

Il termine per-aa, inizialmente usato solo come epiteto di rispetto, entra nella titolatura ufficiale solo a partire dalla XXV dinastia anche se non viene inserito nei grandi nomi.
È quindi più corretto riferirsi ai sovrani egizi con il termine re anche se, universalmente, è riconosciuto a tutti il termine più usuale di "faraone", indipendentemente dalle dinastie, volendo indicare un sovrano dell'Antico Egitto.

Il sovrano era considerato l'incarnazione del dio-falco Horo e disponeva, dalla V dinastia, di una titolatura regale costituita da cinque nomi, detti Grandi Nomi di cui due si richiamavano, appunto, a tale divinità:

  • il nome Horo;
  • il nome Nebty (o "le Due Signore");
  • il nome (Bik nebu) Horo d'oro;
  • il prenomem (Nesut bity) (o nome di trono);
  • il nomen (Sa Ra) (o nome personale).

Nome Horo[modifica | modifica sorgente]

Stele di Djer

La parte più antica della titolatura è il Nome Horo o Nome Bandiera, talvolta anche detto Nome Ka.
Tale nome era scritto, di norma, nel serekht un riquadro che sovrasta un disegno, che può essere interpretato sia come le mura di una città o una fortezza sia come la falsa porta di una tomba, sovrastato dal falco, simbolo di Horo, che indossa la corona composita costituita dalla sovrapposizione delle due corone dell'Alto e del Basso Egitto.

Il nome Horo non era il nome di nascita del sovrano ma un nome prescelto all'atto dell'assunzione del trono.
Durante tutto il Regno Antico questo fu il nome principale mentre il nome di nascita non compariva neppure nelle titolature.
Ciò ha provocato non poche incongruenze nei tentativi di ricostruzione della sequenza dei sovrani dell'antico Egitto in quanto nelle liste reali posteriori i re vengono indicati, spesso, con il nome di nascita.
Benché in uso durante tutti i secoli della civiltà egizia il nome Horo perse d'importanza dopo la fine del Regno Antico, diventando sempre più un programma politico (alcuni sovrani cambiarono il loro nome Horo in relazione a particolari eventi del regno).

Nome Nebty[modifica | modifica sorgente]

Il Nome Nebty o "Le Due Signore": legato alle divinità patrone dell'Alto e del Basso Egitto è indicato da due simboli "neb"

nb

nb - signore, dominatore
sovrastati dagli animali araldici del sud: l'avvoltoio

G14

collegato alla dea Nekhbet, venerata a el-Kab e Hierakompolis nell'Alto Egitto (corona bianca),
ed il cobra

I12

collegato alla dea Uto (o Uadjet), venerata a Buto nel Basso Egitto (corona rossa).

G16

nb ty.
È qui chiaro, come peraltro per il successivo "Nesut Bity", l'intento propagandistico di sottolineare l'unificazione delle Due Terre, uno dei nomi con cui gli antichi egizi si riferivano al loro paese.
Contrariamente al nome Horo, in uso già in epoca predinastica, il nome Nebty compare con Den, quinto sovrano della I dinastia.
Anche questa parte della titolatura si evolve in forme sempre più complesse rituali e formalizzate, da un certo momento, spesso, ripeterà il nome Horo

Nome Horo d'oro[modifica | modifica sorgente]

In questa parte della titolatura compare il falco

G5

bk - bik simboleggiante Horo, sopra il segno che normalmente viene interpretato come oro.

S12

nbw - nebu

G8

Nel testo greco della Stele di Rosetta viene tradotto con vincitore sul (suo) nemico. Potrebbe quindi identificare Horo vincitore su Seth anche se la contrapposizione netta tra i due dei diviene rilevante appunto in epoca ellenistica e quando il titolo entra nell'uso Seth è ancora una delle divinità tutelari della regalità.
L'oro è stato anche messo in relazione alla regalità attraverso una duplice interpretazione: da un lato l'oro è simbolo dell'eternità talché questa titolatura può anche essere letta come Horo l'eterno, dall'altra, d'oro era anche la carne degli dei.

Nome del trono (praenomen)[modifica | modifica sorgente]

Gli ultimi due nomi costituivano il cosiddetto "nome del trono", ossia il vero e proprio nome del re ed erano iscritti in due cartigli (shenu). Il nesut-bity o praenomen, scelto all'atto dell'incoronazione e caratterizzato da un cartiglio sovrastato, o preceduto, da un giunco ed un'ape quali simboli, rispettivamente, dell'Alto e del Basso Egitto (il titolo significa letteralmente "colui (che regna) sul giunco e sull'ape" traducibile come "re di tutto l'Egitto").

M23
t

(jn) swt "(quello del) giunco"

L2
t

bjt "(e dell') ape"
Nel complesso

M23
t
L2
t

nswbjt - nesu bity (la pronuncia effettiva è ovviamente congetturale. Mentre pare certa la presenza di un elemento iniziale n, pur non marcato nella scrittura, non si sa se il morfema di femminile t fosse mantenuto nella pronuncia dei due nomi "giunco" e "ape". Trascrizioni cuneiformi da Boghazköy rendono il nome con insibya).

Il praenomen vero proprio era quindi, la parte della titolatura che seguiva il titolo.

I primi esempi di uso compaiono sotto Den ma diviene comune solo con la fine della II dinastia. A partire dal Primo periodo intermedio tende a sostituire il nome di Horo nell'identificazione del sovrano.

A titolo di esempio il praenomen di Ramesse II

M23
t
L2
t
<
N5 F12 C10 N5 U21
n
>

nsw t bit wsr m3ˁt rˁ stp n rˁ - Nesut bity Usermaatra Setepenra -
"colui che governa sul giunco e sull'ape, la Maat (giustizia) di Ra è potente, prescelto da Ra".

Nome personale (nomen)[modifica | modifica sorgente]

Il nome personale o nomen (nome di nascita, diremmo noi oggi) è quello con cui il re era conosciuto nell'ambiente familiare ed era talvolta preceduto da titoli onorifici come meri Amon ("amato da Amon") o neter heka uaset ("potente sovrano della città" ovvero Tebe).
Il cartiglio del nomen è preceduto dai glifi rappresentanti un'anatra ed un cerchio che si leggono sa-Ra ovvero "figlio di Ra"

G39 N5

s3 rˁ - sa Ra Questa parte della titolatura compare, in aggiunta al nome del sovrano, a partire dalla IV dinastia.
A partire dal Medio Regno frequenti saranno i sovrani con lo stesso nomen, si pensi, ad esempio, a Thutmose, Amenhotep, Ramesse.

A titolo di esempio il nomen di Ramesse II

G39 N5 <
U6 C12 C10 F31 s M23
>

s3 rˁ rˁ msi sw mri imn - Sa Ra meri Amon Ramesisu -
"figlio di Ra amato da Amon nato da Ra".

Un esempio[modifica | modifica sorgente]

Stele di Nebmaat con titolatura completa

A fianco il disegno di una stele di Nebmaat (IV dinastia che mostra all'interno del serekh tutta la titolatura (non è presente l'epiteto Figlio di Ra che verrà introdotto proprio durante la IV dinastia).
In questo caso il nesut bity si trova a fianco del cartiglio del prenomen mentre il nebty risulta essere uguale al nome Horo. Il nome bik nebu compare solamente come glifo senza altri segni.
Nota: tutti i glifi sono, in questo caso scritti, da destra verso sinistra e quindi speculari rispetto agli esempi sopra riportati, trascritti con orientamento da sinistra a destra.

Problemi di omonimia[modifica | modifica sorgente]

Nella moderna storiografia si è usi ad indicare i sovrani aventi lo stesso nome con numeri ordinali (Ramesse I, II; Amenhotep III, IV etc.) mentre nell'antico Egitto, non esisteva tale distinzione anche se l'unione tra prenomem e nomen permetteva una identificazione sufficientemente precisa (i casi di completa omonimia che conosciamo sono estremamente rari e spesso si riferiscono a sovrani di cui non conosciamo la titolatura completa).

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Alan Gardiner - La civiltà egizia - Einaudi 1997 - ISBN 8806139134