Shaykhi

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Shaykhī (arabo: ﺷﻴﺨﻲ‎) o Shaykhismo (nota anche come Kashfiyya) è il termine impiegato dagli islamisti per riferirsi ai seguaci del movimento sciita eterodosso sorto nel XVIII secolo per opera del dotto Shaykh (è questo il motivo per cui il movimento è chiamato Shaykhī, ossia "dello Shaykh") Aḥmad b. Zayn al-Dīn al-Aḥsāʾī (al-Aḥsāʾ, 1753 - pressi di Medina, 1826),[1] attivo in Iraq e in Persia.

Essi credevano fortemente nell'assunto sciita dell'epifania dellImam, che avrebbe restaurato alla fine dei tempi i più puri e autentici valori del primissimo Islam che s'era avvalso della guida umana e spirituale del profeta Maometto.

Un secondo assunto era quello della fede nell'esistenza di un uomo, chiamato "la Porta" (il Bāb), considerato "Imam del suo tempo" (Imām al-zamān) che aveva il compito in ogni momento storico di garantire l'intermediazione tra l'Imam e i fedeli, oltre ad essere il detentore del senso più occulto del Corano. Tutto ciò alterava l'intero impianto profetologico sunnita e anche quello sciita, che riconosceva al solo Imam nascosto, visibile solo al momento della sua apparizione, tali soprannaturali doni carismatici.

Lo Shaykhismo tentò, sincreticamente, di avvicinare tra loro il pensiero di Mulla Sadr Shirazi, la cosiddetta Scuola di Isfahan, ciò che sopravviveva del pensiero degli Akhbari e lo gnosticismo propugnato da una parte importante dell'Ismailismo, ma si guadagnò l'ostilità dello Sciismo tradizionale per l'eccessivo grado di lettura allegorica che gli Shaykhi usavano per interpretare il dato coranico.

Nel 1840 il movimento quasi scomparve, anche grazie al sorgere in Persia del Babismo, che annovera lo Shaykhismo tra i suoi "padri nobili" e ai primi del [XXI secolo]] esso risulta ridotto a un'esigua minoranza di fedeli in Iran e in Iraq, col maggior numero di aderenti a Kerbelāʾ e, specialmente, a Baṣra.

Guide dello Shaykhismo dopo Shaykh Aḥmad b. Zayn al-Dīn al-Aḥsāʾī[modifica | modifica sorgente]

  • Sayyid Kāẓim Rashtī (m. 1844).
  • Mullah Ḥusayn e Sayyid ʿAlī Muḥammad (Il Bab)
  • Hājjī Karīm Khān Kirmānī (1809/1810-1870/1871)

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Cfr,. s.v. «al-Aḥsāʾī» (A. Bausani), su: The Encyclopaedia of Islam.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • H. Corbin, Terre celeste et corps de résurrection de l'Iran Mazdéen a l'Iran Shiʿite, Parigi, 1960.
  • Idem, "L’école shaykhie en théologie shiʿite", in Annuaire de l’École Pratique des Hautes Etudes, Section des Sciences Religieuses (1960-1961).
  • G. Scarcia, "Kerman 1905: La ‘guerra tra Šeiḫi e Bālāsarī’, in Annali dell'Istituto Universitario Orientale di Napoli (AIUON), N.S., XIII (1963), pp. 195-238.
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