Regno di Araucanía e Patagonia

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Regno di Araucanía e Patagonia
Regno di Araucanía e Patagonia – Bandiera Regno di Araucanía e Patagonia - Stemma
Motto: Independencia y Libertad
Regno di Araucanía e Patagonia - Localizzazione
Dati amministrativi
Nome completo Regno di Araucanía e Patagonia
Nome ufficiale Royaume d'Araucanie et de Patagonie
Lingue ufficiali francese
Lingue parlate mapudungun, francese
Capitale Perquenco
Politica
Forma di governo Monarchia costituzionale
Re vedi testo
Nascita 1860 con Orélie Antoine de Tounens
Fine 1876 con Orélie Antoine de Tounens
Territorio e popolazione
Bacino geografico America meridionale
Economia
Valuta peso
Regno di Araucanía e Patagonia - Mappa
Evoluzione storica
Preceduto da Argentina Argentina, Cile Cile
Succeduto da Argentina Argentina, Cile Cile

Il Regno di Araucanía e Patagonia, o anche Nueva Francia (Nuova Francia), fu un regno proclamato, a metà del XIX secolo, nelle regioni del sud del Cile e dell'Argentina dall'avvocato ed avventuriero francese Orélie Antoine de Tounens. Tale regno reclamava i territori della Patagonia situati a sud del fiume Biobío, comprendendo le regioni cilene del Bío-Bío, della Araucanía e di Los Lagos. Come capitale venne scelta Perquenco. Non fu mai riconosciuto da nessun altro stato.

Storia[modifica | modifica sorgente]

All'epoca le popolazioni indigene Mapuche erano impegnate in una disperata lotta armata per il mantenimento della propria indipendenza contro le mire espansionistiche dei governi di Cile ed Argentina che ambivano alle terre dei Mapuche per la possibilità di sfruttarle a fini agricoli.

Orélie Antoine de Tounens arrivò al porto di Coquimbo nel 1858 e, dopo aver passato qualche tempo nelle città di Valparaíso e di Santiago, si diresse nella provincia di Araucanía giungendo al porto di Valdivia. Qui abbracciò la causa della nazione Mapuche e si accordò con il cacique Quilapán, al quale piacque molto l'idea di organizzare uno stato indipendente come forma di resistenza all'esercito cileno, mentre la Guerra di Arauco volgeva al termine. Quilapán permise l'ingresso di Tounens sulle terre che controllava e sulle quali era proibito il passaggio agli huincas (i cileni).

Il 17 novembre del 1860 venne proclamato il Regno di Araucanía ed i capi Mapuche all'epoca in carica - probabilmente nella speranza che la loro causa avrebbe avuto miglior fortuna se rappresentata da un europeo - proclamarono Tounens re, con il nome di Orélie Antoine I.

Nei giorni seguenti, Tounens promulgò la costituzione del regno e, il 20 novembre, dichiarò l'annessione della Patagonia, stabilendo come confini il fiume Biobío a nord, l'Oceano Pacifico a ovest, l'Oceano Atlantico a est ed il Rio Negro a sud, fino allo stretto di Magellano. Orélie-Antoine nominò quindi un governo, creò una bandiera nazionale e coniò una nuova moneta per la nazione, il peso.

Tounens si recò a Valparaíso per rendere nota la formazione del nuovo stato al governo del Cile, che allora aveva Manuel Montt alla presidenza, per nulla disposto a riconoscere il nuovo stato. Il governo cileno ordinò l'arresto di Tounens per turbamento dell'ordine pubblico: il francese, trasportato in una località sulle sponde del fiume Malleco, nel gennaio 1862, venne portato prima a Nacimiento e poi, sempre in Cile, a Los Ángeles dove fu condannato alla reclusione in manicomio. Il console francese riuscì a intervenire, facendolo portare in Europa, dove di fatto visse per qualche tempo in esilio.

Nel Vecchio Continente, Orélie Antoine I reclamizzava la sua avventura e ottenne l'appoggio di alcuni finanziatori per organizzare un secondo viaggio, poi realizzato nel 1869. Senza alcuna resistenza rimasta, durante gli anni di esilio di Orélie Antoine il governo cileno aveva realizzato delle manovre coercitive per incorporare il territorio del Regno nella repubblica, e Tounens non incontrò alcun appoggio da parte delle istituzioni locali: così, fuggì a Buenos Aires per scampare a un'altra cattura. In seguito cercò nuovamente di entrare nel Paese due volte, nel 1874 e nel 1876; infine, morì il 17 settembre 1878, in condizioni di sostanziale indigenza.

Monarchi[modifica | modifica sorgente]

Poiché Orélie era morto senza eredi, Gustave-Aquille Laviard, uno dei suoi più grandi amici, si proclamò successore, con il nome di Aquiles I, e chiese aiuto al presidente degli USA, Grover Cleveland, che però rifiutò di accordare qualunque forma di appoggio.

Alla morte di Aquiles I gli successe il figlio Antonio II. Tuttavia, la sua morte prematura obbligò la formazione di un Consiglio di Reggenza che nominò Georges Sénéchal de la Grange come successore. Secondo ciò che scrive Phillippe Boiry, il titolo sarebbe poi stato ereditato da Laura Teresa Cros, figlia di Antonio II che avrebbe delegato suo figlio, Jacques Alexandre Antoine Bernard, il quale lo avrebbe infine concesso a Philippe Boiry. La principale prova di ciò sarebbe una carta di successione che, tuttavia, non presenta il nome del successore.

Orélie Antoine I, Re di Araucanía e Patagonia

L'attuale più diretto successore di re Orélie-Antoine, il principe Felipe, vive in Francia e ha rinunciato alle rivendicazioni del suo predecessore sul regno, ma ha mantenuto viva la memoria dell'avo. Ha dato anche un costante supporto ai continui sforzi di autodeterminazione dei Mapuche autorizzando, dal 1988 in poi, il conio di circa quaranta monete in diversi metalli, con la denominazione Reino de la Araucanía y la Patagonia.

Questa la lista dei re di Araucanía e Patagonia:

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Braun Menéndez, Armando. 1973. El Reino de Araucanía y Patagonia. Editorial Francisco de Aguirre. Buenos Aires.
  • Galatoire, Adolfo José. 1967. Reyes franceses para la Patagonia en Todo es Historia, número 8 - Buenos Aires.
  • Galatoire, Adolfo José. 1972. Quien fue el rey de la Patagonia. Editorial Plus Ultra. Buenos Aires.
  • Príncipe Felipe I de la Araucanía. 1989. Histoire du Royaume d'Araucanie (1860-1979). Une Dynastie de Princes Français en Amérique Latine. S.F.A. París.

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Storia[modifica | modifica sorgente]

La famiglia reale[modifica | modifica sorgente]