Regalskeppet Vasa

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Coordinate: 59°19′40″N 18°05′28″E / 59.327778°N 18.091111°E59.327778; 18.091111

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Regia nave Vasa
Il Vasa, vista della murata sinistra.
Il Vasa, vista della murata sinistra.
Naval Ensign of Sweden.svg
Impostata 1626
Varata 1628
Destino finale Affondato nel viaggio inaugurale.
Caratteristiche generali
Dislocamento 1.210 t
Lunghezza 69 m
Larghezza 11,7 m
Altezza dalla chiglia all'albero maestro: 52,5 m
Pescaggio 4,8 m
Propulsione 10 vele, 3 alberi a vele quadre
Superficie velica: 1.275 m²
Equipaggio 154 marinai, 300 soldati
Armamento
Armamento 64 cannoni su 2 ponti, di cui:
  • 48 cannoni da 24 libbre (24 sul ponte inferiore, 24 sul ponte superiore)
  • 8 cannoni da 3 libbre
  • 2 cannoni da 1 libbra
  • 6 carronate

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Il Vasa (anche Wassa) è un galeone svedese dotato di 64 cannoni, costruito per il re Gustavo II Adolfo di Svezia, tra il 1626 e il 1628 e affondato nel porto di Stoccolma il giorno stesso del varo, il 10 agosto 1628. Dopo essere rimasto oltre tre secoli sott'acqua, è stato ripescato nel 1961 e sottoposto a restauro. Oggi è esposto nel museo omonimo a Stoccolma.

Il nome stesso Regalskeppet Vasa deriva dall'omonimo casato dei Vasa, che governava la Svezia all'epoca della costruzione del galeone, e significa Nave di Sua Maestà Vasa (o Nave Reale Vasa), secondo una nomenclatura spesso usata da varie marine militari come la Royal Navy inglese.

Cenni storici[modifica | modifica sorgente]

Costruzione[modifica | modifica sorgente]

La costruzione della nave fu afflitta da frequenti interferenze da parte del re.

Poco dopo che la chiglia fu impostata, il re, venuto a conoscenza di costruzioni analoghe nelle nazioni concorrenti fece forti pressioni perché la nave fosse modificata, allungandola significativamente. Il mastro carpentiere, che aveva supervisionato fino ad allora la costruzione, si ammalò e morì lasciando ai suoi inesperti apprendisti, alla vedova ed al fratello,[1] la responsabilità di proseguire, per di più con la presenza assillante del re che interferiva, pur non avendo specifiche conoscenze tecniche, con la costruzione.

Il re ottenne quindi dopo l'allungamento e l'aggiunta di un secondo ponte di cannoni. Il vascello che ne risultò era imponente, il meglio equipaggiato e il più pesantemente armato della sua epoca, ma era anche troppo lungo e soprattutto troppo alto rispetto alla larghezza; le masse ingenti ad alta elevazione, rispetto al baricentro, lo resero pericolosamente instabile. Un aumento di stabilità fu ottenuto aumentando la zavorra, ma al prezzo di una maggiore immersione dello scafo.

Il collaudo, e la costituzione del carico[modifica | modifica sorgente]

La prova standard di stabilità dell'epoca consisteva nel far correre contemporaneamente trenta marinai da un lato all'altro della nave per farla dondolare. Quando ciò venne fatto sul Vasa, alla presenza dell'ammiraglio Clas Fleming, la nave oscillò notevolmente e la prova venne fermata. Poiché nessuno aveva avuto il coraggio di opporsi al re, che aveva inviato una lettera molto ferma per chiedere che il varo avvenisse quanto prima, la nave fu dichiarata pronta per prendere il mare.

Come era in uso all'epoca le sovrastrutture decorative avevano una funzione importante, anche se di fatto erano limitate alla sola inaugurazione (dopo l'inaugurazione le navi venivano spogliate e ridotte all'essenziale per poter navigare); il Vasa non fece eccezione: aveva tutte le fiancate coperte di statue in legno dorate e colorate, sui ponti erano issati palii e stendardi. La dotazione di armamento dei cannoni dovette, su richiesta del re, essere allestita completa di palle e barili di polveri.

Furono poi portate a bordo tonnellate di quadri, arredi, vasellame, cristallerie, come precisamente voluto dal re, il livello di immersione dello scafo era pericolosamente vicino ai portelli dei cannoni di maggior calibro, che come prescritto dalle regole di stabilità erano alloggiati al ponte inferiore.

L'inaugurazione e il disastro[modifica | modifica sorgente]

La poppa del Vasa
Una illustrazione delle tecniche di recupero in uso nel XVIII secolo

Al momento della partenza molti invitati salirono a bordo all'ultimo momento. Il 10 agosto 1628 il Vasa issò le vele per il suo viaggio inaugurale poco al largo del porto di Stoccolma dove era stato costruito. Appena fuori dal porto, dopo poche miglia di percorso, una folata di vento lo fece inclinare su di un lato, ma con perizia il timoniere riuscì a raddrizzarlo.

Una seconda folata di vento però lo inclinò nuovamente e l'acqua iniziò ad entrare nello scafo attraverso i portelli dei cannoni. La nave affondò molto rapidamente ad appena 120 metri dalla costa e dopo aver percorso meno di un miglio marino, adagiandosi su di un fondale fangoso poco profondo (la regione marina attorno a Stoccolma è sostanzialmente una laguna); molti vengono salvati dalle imbarcazioni accorse in aiuto, ma almeno 40 delle 130 persone a bordo muoiono nel naufragio, fra cui anche mogli e figli di alcuni membri dell'equipaggio, comunque molti di meno di quanti ci si potesse attendere, dato che i marinai a bordo temevano e si attendevano un tale tipo di evento.

L'inchiesta[modifica | modifica sorgente]

Immediatamente il re pretese la istituzione di una commissione di inchiesta per chiarire le colpe del disastro; la commissione, ovviamente, non raggiunse mai alcun risultato. Un notabile fu maliziosamente interpellato da un diplomatico straniero sulle cause del disastro, e pare abbia risposto: solo Dio, ...ed il re, possono conoscere le cause...

A breve termine dall'affondamento, nell'ottobre del 1663, una buona parte dei preziosi cannoni in bronzo venne recuperata grazie ad una magistrale opera di ingegneria idraulica, con l'uso di una campana subacquea. L'accesso ai cannoni rese però necessaria la demolizione di ponti e delle strutture sovrastanti.

Il recupero[modifica | modifica sorgente]

Nel tempo persino la posizione esatta del relitto fu dimenticata; solo nel 1956, Anders Franzén pensò alla possibilità di strappare il relitto alle acque del mar Baltico; avendo mezzi adeguati, tecnologie moderne e collaboratori importanti quali la Marina svedese, il relitto era facilmente localizzabile.

Le acque del Baltico hanno le condizioni ottimali per la conservazione di un relitto in legno, per la sua bassissima salinità che non permette la presenza del "Verme delle navi" che divora il legno (Teredo navalis), per la costante bassa temperatura dell'acqua pochi metri sotto la superficie, (costantemente vicina ai 5 gradi centigradi), per l'ambiente anossico (quasi totale mancanza di ossigeno nel fango), ed infine per l'ottimo massiccio legno di rovere, ricco di sostanze tanniche usato per costruire lo scafo.

Anders iniziò a cercare il Vasa, e lo trovò in posizione pressoché eretta ad una profondità di 32 metri. I sommozzatori trovarono gli scheletri di 25 persone. Il relitto fu sollevato in modo abbastanza semplice, scavando sei tunnel sotto lo scafo, attraverso i quali vennero fatti passare cavi d'acciaio collegati a un paio di chiatte per il sollevamento. La nave venne sollevata dal fondo ed immediatamente riadagiata su una piattaforma subacquea che fu lentamente spostata immersa fino alla costa, tramite ben 18 fasi di sollevamento e traino dato che i pontoni potevano sollevare la nave solo di 2,5 metri per volta, presso il luogo dove nel frattempo era stato costruito un cantiere-laboratorio (poi divenuto museo) per la riparazione e ricostruzione del relitto, qui giunta la piattaforma portante il relitto fu fatto emergere, era il 24 aprile 1961.

Il restauro[modifica | modifica sorgente]

Il relitto emerso fu portato al più presto nel fabbricato-laboratorio, la struttura fu irrigidita chiudendo provvisoriamente i portelli dei cannoni, Le chiodature furono ripristinate (i chiodi in ferro ormai erano scomparsi corrosi dalla ruggine).

Il Vasa circondato dai ponteggi durante il restauro, nella fase di impregnazione

La conservazione della nave fu curata utilizzando sulle parti esistenti in legno il glicole polietilenico; un metodo che fu impiegato anche anni dopo per il processo di conservazione della Mary Rose. Il Vasa fu spruzzato per diciassette anni col glicole con aggiunta di borace e acido borico come fungicidi che era fatto asciugare lentamente. Recenti studi, però, hanno dimostrato che questo metodo di conservazione, col tempo, rende il legno friabile. Le parti mancanti o completamente perse, come ad esempio il sartiame, o demolite nelle prime opere di recupero dei cannoni, furono ricostruite a regola d'arte con la stessa tecnologia copiata dalle esistenti, ottenendo la completa ristrutturazione del vascello. Non ultimo per interesse fu il recupero completo dei cannoni rimasti e delle palle di cannone in ghisa che se da un lato avevano conservato la loro forma e le loro dimensioni, dall'altro ormai pesavano quanto una pallina da tennis; furono fatte asciugare ad una temperatura di 1060 gradi Celsius immerse in un'atmosfera di idrogeno per ripristinare il ferro. Anche le sei delle dieci vele originarie ritrovate non erano in perfetto stato e richiesero un trattamento particolare che consistette, dapprima, nell'immersione in grandi vasche dentro le quali vennero pulite e asciugate con alcool e xilene e successivamente il sostegno di un supporto in fibra di vetro.[1]

Una parallela e successiva opera di recupero dei materiali caduti fuori bordo ed affondati nel fango permise il ritrovamento di quintali di manufatti (tra gli altri le 700 statue e polene fissate alle fiancate, scivolati sul fondo in seguito alla completa corrosione dei chiodi di fissaggio in ferro) ma anche vasellame, attrezzi e accessori di abbigliamento.

In totale nell'interno ed intorno al relitto furono ritrovati oltre 26.000 manufatti. I materiali ritrovati, di origine marinaresca o di normale uso ed arredo, spesso mai usati (vasellame, cristallerie, accessori di abbigliamento, dotazione di sala e di cucina, attrezzature militari) sono esposti nello stesso museo in cui si trova la nave, costituendo un perfetto campione di materiali, dotazioni e costumi della cultura Svedese ed Europea di inizio del Seicento.

La nave è esposta al Museo Vasa di Stoccolma, inaugurato nel giugno del 1990 dal re di Svezia Carlo XVI Gustavo.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b "Il recupero della Vasa", di Lars-Åke Kvarning, pubbl. su "Le Scienze (Scientific American)", num.304, dic.1993, pag.74-81

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Björn Landström, The Royal Warship Vasa, Stenström Interpublishing, 1988
  • K.A. Adrup, The Vasa Museum: An Old Ship in a New House, National Board of Publing Building, 1990

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