R136a1

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R136a1
Rappresentazione artistica della stella.Rappresentazione artistica della stella.
Classificazione Stella di Wolf-Rayet (o Ipergigante blu)
Galassia ospite Grande Nube di Magellano
Classe spettrale WN5h[1]
Distanza dal Sole 165.000 anni luce
Costellazione Dorado
Coordinate
(all'epoca J2000.0)
Ascensione retta 5h 38m 42,43s [2]
Declinazione -69° 06′ 02,2″[2]
Lat. galattica 279,4648[2]
Long. galattica −31,6719[2]
Dati fisici
Raggio medio 35,4+4,0−3,6[1] R
Massa
265+80−35[1] M
Temperatura
superficiale
53.000 ± 3.000 K[1] (media)
Luminosità
≈ 8,7 × 106[1] L
Indice di colore (B-V) 0,01[2]
Dati osservativi
Magnitudine app. 12,77[2]
Magnitudine ass. -12,6[1]
Nomenclature alternative
BAT99 108, RMC 136a1, [HSH95] 3, [WO84] 1b, Cl* NGC 2070 MH 498, [CHH92] 1, [P93] 954.

R136a1 è una stella visibile nella costellazione del Dorado. È ad oggi considerata la stella più massiccia conosciuta, con una massa stimata in 265 volte la massa del Sole.[1] La stella è inoltre annoverata anche tra le stelle più luminose conosciute, con circa 8.700.000 volte la luminosità del Sole.[1]

La stella fa parte del superammasso stellare R136, posto al centro della Nebulosa Tarantola, la più grande regione di formazione stellare del Gruppo Locale, nella Grande Nube di Magellano.

Scoperta[modifica | modifica sorgente]

La notizia della scoperta è stata resa nota nel luglio 2010. Un gruppo di astronomi britannici, capitanato da Paul Crowther della University of Sheffield, si è servito del Very Large Telescope dell'ESO e dei dati raccolti dal Telescopio spaziale Hubble per studiare due ammassi stellari, NGC 3603 e R136a.[3] Inizialmente ritenuto un oggetto supermassiccio, di massa pari a 1000–3000 masse solari, R136a fu poi risolto tramite interferometria a macchie olografica in un denso ammasso stellare.[4] Il gruppo di ricerca vi individuò diverse stelle con temperature superficiali superiori a 40.000 K e luminosità di diversi milioni di luminosità solari; inoltre, almeno tre stelle dell'ammasso raggiungono le 150 masse solari, e almeno una (R136a1 per l'appunto) le supererebbe.

Caratteristiche fisiche[modifica | modifica sorgente]

Raffronto tra le dimensioni di, da sinistra a destra: una nana rossa, il Sole, una stella di classe B ed R136a1. R136a1 non è la stella più grande conosciuta in termini di volume; il primato spetta infatti a VY Canis Majoris.

R136a1 è una stella di Wolf-Rayet, caratterizzata da una temperatura superficiale di oltre 50.000 K. Come altre stelle prossime al limite di Eddington, R136a1 ha perso tramite un intenso vento una discreta frazione della massa che possedeva appena dopo essersi formata; si stima che la stella avesse in quel momento una massa di almeno 320 masse solari e che ne abbia perse 50 nel corso degli ultimi milioni di anni.

Mentre le stelle con una massa compresa tra 8 e 150 masse solari esplodono in supernovae, lasciando poi un residuo compatto sotto forma di stella di neutroni o buco nero, si ritiene che le stelle supermassicce, come R136a1, terminino la loro esistenza esplodendo in ipernovae, fenomeni affini alle supernovae ma oltre cento volte più energetici (1046 joule), e generando buchi neri. Non si esclude anche che la stella possa andare incontro alla sua fine anche prima che il nucleo collassi naturalmente all'esaurimento delle riserve energetiche per la fusione nucleare, dando luogo ad una supernova a instabilità di coppia: all'interno dei vasti nuclei che intraprendono la fusione dell'idrogeno potrebbero crearsi delle quantità abnormemente elevate di coppie elettrone-positrone, che potrebbero rompere l'equilibrio pressione di radiazione-collasso a vantaggio di quest'ultimo. Se R136a1 andasse incontro ad un'esplosione del genere la stella non farebbe in tempo a lasciare un buco nero, mentre il resto di supernova in espansione arricchirebbe il mezzo interstellare circostante delle diverse masse solari di ferro inerte che si starebbero formando al centro dell'astro.[3]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b c d e f g h P. A Crowther, O. Schnurr, R. Hirschi, et al, The R136 star cluster hosts several stars whose individual masses greatly exceed the accepted 150 Msun stellar mass limit, arXiv.
  2. ^ a b c d e f RMC 136a1 – Star in Cluster, SIMBAD. URL consultato il 5-08-2010.
  3. ^ a b A 300 Solar Mass Star Uncovered, ESO Press Release, 21 luglio 2010.
  4. ^ R136a and the Central Object in the Giant HII Region NGC 3603 Resolved by Holographic Speckle Interferometry..

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Libri[modifica | modifica sorgente]

  • (EN) Martin Schwarzschild, Structure and Evolution of the Stars, Princeton University Press, 1958, ISBN 0-691-08044-5.
  • AA.VV, L'Universo - Grande enciclopedia dell'astronomia, Novara, De Agostini, 2002.
  • J. Gribbin, Enciclopedia di astronomia e cosmologia, Milano, Garzanti, 2005, ISBN 88-11-50517-8.
  • W. Owen, et al, Atlante illustrato dell'Universo, Milano, Il Viaggiatore, 2006, ISBN 88-365-3679-4.
  • J. Lindstrom, Stelle, galassie e misteri cosmici, Trieste, Editoriale Scienza, 2006, ISBN 88-7307-326-3.
  • C. Abbondi, Universo in evoluzione dalla nascita alla morte delle stelle, Sandit, 2007, ISBN 88-89150-32-7.

Carte celesti[modifica | modifica sorgente]

  • Tirion, Rappaport, Lovi, Uranometria 2000.0 - Volume II - The Southern Hemisphere to +6°, Richmond, Virginia, USA, Willmann-Bell, inc., 1987, ISBN 0-943396-15-8.
  • Tirion, Sinnott, Sky Atlas 2000.0 - Second Edition, Cambridge, USA, Cambridge University Press, 1998, ISBN 0-933346-90-5.
  • Tirion, The Cambridge Star Atlas 2000.0, 3ª ed., Cambridge, USA, Cambridge University Press, 2001, ISBN 0-521-80084-6.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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