Purāṇa

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I Purāṇa (Devanāgarī: पुराण; "antico") sono un gruppo di testi hindū di carattere principalmente celebrativo e cosmologico, il cui scopo primario era l'educazione religiosa dei non dvija (ossia śudra, donne e fuori-casta, detti avarna), ai quali non era permesso lo studio del Veda. Questi testi affondano probabilmente le loro radici in un passato molto remoto, essendo un vero e proprio ricettacolo di saperi e leggende tradizionali, originariamente narrate da bardi chiamati sūta.

I Purāṇa cominciarono ad essere sistemati e poi redatti dall'élite brahmanica a partire dal VI-V secolo a.C.; ciononostante non hanno mai raggiunto una forma definitiva e sono stati continuamente interpolati. Le edizioni a stampa (e forse ancor di più quelle critiche) sono state accolte con riprovazione dagli ambienti hindū, i quali considerano tuttora legittima nonché necessaria la continua modificazione di questi testi al fine di mantenerne intatta l'aderenza culturale e religiosa in ogni tempo, possibilità che verrebbe ovviamente minata da una fissazione definitiva. Proprio per il carattere "aperto" che contraddistingue i Purāṇa, oltre che per la tendenza a fondere al loro interno testi diversi di natura eterogenea, è impossibile tentare di risalire alle fasi originarie di queste opere. L'inglobamento di certi materiali piuttosto che altri all'interno di un dato Purāṇa dipese (e dipende tuttora) e dall'appartenenza religiosa dei curatori a una data setta e da questioni di necessità territoriale (l'inclusione o esclusione di un dato testo dipendeva cioè dall'esigenza della trasmissione di un certo insegnamento piuttosto che un altro nella zona in cui il Purāṇa veniva redatto): ciò dà conto del carattere spesso fortemente regionale di questi testi.

Mahāpurāṇa e Upapurāṇa[modifica | modifica sorgente]

La più antica lista di diciotto testi puranici principali (detti Mahāpurāṇa) è contenuta nel Mahābhārata (per quanto resti il dubbio di un'interpolazione del testo): l'insieme formato di queste opere più l'altro grande Itihāsa indiano, il Rāmāyaņa, è stato definito come un quinto Veda, e per la portata massiva del loro insegnamento etico e religioso, e per l'importanza storica e culturale che questi testi hanno assunto attraverso i secoli. Vengono sovente indicati in letteratura con il composto Itihāsa-Purāṇa.

Accanto a questa lista di opere maggiori vennero compilate diverse liste elencanti diciotto Purāņa minori o secondari, detti Upapurāṇa, che sono in verità presenti in numero assai maggiore e trattano dei più svariati argomenti, i quali spesso non sono rintracciabili nei Mahāpurāṇa.

Un'immagine del Bhagavata Purana che illustra l'infanzia di Krishna.

Autore dei Purāṇa è tradizionalmente considerato essere Vyāsa, il "compilatore" , figura mitica di saggio a cui si attribuisce anche la trascrizione dei Veda e la compilazione del grande poema epico Mahābhārata. L'attribuzione non ha un fondamento storico comprovato (del resto è noto lo scarso interesse degli indiani per la storiografia).

Argomenti trattati[modifica | modifica sorgente]

Viene tradizionalmente affermato che l'argomento affrontato dai Purāṇa è il pañcalakşaņa, ossia le "cinque caratteristiche distintive" qui di seguito elencate:

  1. sarga (creazione [del cosmo]);
  2. pratisarga (ciclicità [del cosmo]);
  3. vaṃśa (genealogia [divina]);
  4. manvantara (epoche [cosmiche], lett. "altro Manu");
  5. vaṃśānucarita (genealogia dinastica).

In verità questi temi sono presenti solo in minima parte nelle opere e rappresentano più che altro un tentativo di canonizzazione teorica della letteratura puranica.

Si può dire che i Purāṇa si basano prevalentemente su testi di carattere mitologico che tendono in definitiva a sfociare nella glorificazione di una divinità piuttosto che un'altra (le più celebrate sono Vişņu, spesso sotto forma di avatara, Śiva ,la Śakti e infine Brahma), ma anche a esaltare il potere salvifico e purificatore di taluni luoghi sacri, periodi temporali, pratiche devozionali (bhakti) e qualità dello spirito. Questi testi, detti Māhātmya (contrazione di mahātman, traducibile non letteralmente con "grandezza"), costituiscono la parte prevalente di molti Purāṇa; ad essi sono poi associati altri tipi di testo, come le Gītā (canti divini che hanno come modello la celeberrima Bhagavadgītā), gli strota (inni laudativi) e varie storie di carattere edificante. Tutte queste tipologie testuali sono indipendenti l'una dall'altra ma vengono associate insieme per formare quel quadro composito che è il Purāṇa, sebbene, almeno per quanto riguarda taluni Māhātmya, si abbiano attestazioni di una loro redazione autonoma.

Classificazione dei Purāṇa maggiori[modifica | modifica sorgente]

Esistono in letteratura varie classificazioni dei Purāṇa maggiori (Mahā Purāṇa): cronologiche, in base alle divinità o in base alle guṇa. Invero non esiste un accordo univoco fra gli studiosi in nessuna delle prime due classificazioni, e fra le tre quella in base alle divinità è forse la più aleatoria, dato che diversi Purāṇa contengono sezioni dedicate a più divinità (per esempio nello Śiva Purāṇa due capitoli sono dedicati a Viṣṇu[1]).
Seguendo la classificazione in base alle tre guṇa, e cioè: rājas (generazione, passione: attributo di Brahmā); tāmas (dissolvimento, oscurità: attributo di Śiva); sāttva (mantenimento, verità: attributo di Viṣṇu), abbiamo la seguente classificazione[2]:

Il phala[modifica | modifica sorgente]

Il fine ultimo posto dai Purāṇa è l'acquisizione di un phala (lett. "frutto", in questo caso traducibile con "merito spirituale"). Esso si può ottenere nei modi più vari (nelle singole opere spesso si possono trovare indicazioni specifiche): principalmente attraverso la lettura, l'ascolto del testo e rendendo devozione al dio in esso celebrato, ma anche seguendo le indicazioni date sul pellegrinaggio in luoghi sacri e addirittura semplicemente possedendolo o facendone dono a un brahmano.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Vedi Shiva Purana
  2. ^ Gavin Flood, L'induismo, traduzione di Mimma Congedo, Einaudi, 2006, p. 148.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • G. Boccali, S. Sani, S. Piano, Le letterature dell'India, UTET, Torino 2000

Traduzioni italiane di Purāṇa[modifica | modifica sorgente]

  • Srimad Bhagavatam. La saggezza di Dio, a cura di Swami Prabhavananda, Ubaldini Editore, Roma 1978
  • Il libro di Krsna. Un riassunto completo del decimo canto dello Srimad Bhagavatam, a cura di B.V. Swami Prabhupada, The Bhaktivedanta Book Trust Italia, Roma 1989

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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