Patrice Lumumba

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Patrice Émery Lumumba
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1° Primo ministro della Repubblica del Congo-Léopoldville
Durata mandato 24 giugno 1960 - 14 settembre 1960
Presidente Joseph Kasa-Vubu
Predecessore nessuno (stato coloniale)
Successore Joseph Lleo

Dati generali
Partito politico Movimento nazionale congolese

Patrice Émery Lumumba (Onalua, 2 luglio 1925Katanga, 17 gennaio 1961) è stato un politico della Repubblica Democratica del Congo.

Fu il primo premier della neonata Repubblica Democratica del Congo, tra il giugno ed il settembre del 1960.

L'educazione[modifica | modifica wikitesto]

Lumumba aveva frequentato la scuola dei missionari cattolici a Onalaua, poi, allievo brillante, una scuola protestante tenuta da svedesi. Lavorò come impiegato in una società mineraria della provincia di Kivu fino al 1945, poi come giornalista a Léopoldville (oggi Kinshasa) e a Stanleyville (oggi Kisangani), scrivendo per diversi giornali. Nel settembre del 1954 ricevette lo statuto di "immatriculé" (cioè "registrato" per merito civico: il riconoscimento ufficiale da parte dell'amministrazione coloniale belga che l'indigeno era un evolué. All'epoca era stato rilasciato a 200 persone su 13 milioni di abitanti).

Nel 1955 creò l'associazione "APIC" (Associazione del Personale Indigeno della Colonia), ed ebbe occasione d'intrattenersi con il re Baldovino I del Belgio, all'epoca in viaggio nel Congo, sulla situazione della popolazione congolese. Il ministro del Congo dell'epoca, Auguste Buisseret, voleva che il Congo si evolvesse e in particolare voleva istituire una scuola pubblica. Lumumba aderì così al movimento liberale, insieme ad altri notabili congolesi. Con molti di loro, fece anche un viaggio in Belgio su invito del primo ministro.

La lotta per l'indipendenza[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1957 gli fu inflitto un anno di prigione per una storia di corrispondenza sottratta ad un europeo, iscritto ad una setta rosacrociano-massonica, l'AMORC.[senza fonte] Liberato in anticipo, riprese l'attività politica e andò a fare il direttore commerciale di una fabbrica di birra. In quell'epoca il governo adottò alcune misure liberalizzatrici, autorizzando l'esistenza di sindacati e partiti politici.

Nel 1958, in occasione dell'Esposizione Universale, alcuni congolesi furono invitati in Belgio. Lumumba vi partecipò e ne approfittò per contattare gli ambienti anticoloniali. Tornato in Congo, il 5 ottobre 1958 Lumumba creò a Léopoldville il Movimento Nazionale Congolese (MNC), e in questa veste partecipò alla conferenza panafricana di Accra. Al ritorno riuscì ad organizzare una riunione per rendere conto dei lavori della conferenza, nel corso della quale rivendicò l'indipendenza di fronte a più di diecimila persone.

Nell'ottobre 1959 cominciarono le prime contese politiche: il MNC ed altri partiti indipendentisti organizzarono una riunione a Stanleyville. Malgrado il forte sostegno popolare di cui godeva, le autorità belghe cercarono di isolare Lumumba - il risultato fu una sommossa con una trentina di morti. Lumumba fu arrestato alcuni giorni dopo, giudicato e condannato a 6 mesi di prigione, il 21 gennaio 1960. Nello stesso tempo, però, le autorità belghe organizzavano riunioni con gli indipendentisti, alle quali partecipò anche Lumumba, liberato di fatto il 26 gennaio. Con generale sorpresa, il Belgio accordò l'indipendenza al Congo. La data fu fissata al 30 giugno.

Una breve carriera politica[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Crisi del Congo.

Il MCN (ora diventato MNCL, Movimento Nazionale Congolese di Liberazione) vinse con i suoi alleati le elezioni organizzate per maggio e il 23 giugno 1960, Patrice Emery Lumumba divenne il 1° Primo Ministro del Congo indipendente e toccò a lui pronunciare lo storico "discorso dell'indipendenza"[1]. Ma le autorità belghe (e soprattutto le compagnie minerarie) non pensavano ad un'indipendenza piena ed intera: una buona parte dell'amministrazione e i quadri dell'esercito restavano belgi. Lumumba sfidò l'ex potenza coloniale decretando l'africanizzazione dell'esercito[2].

Il Belgio rispose inviando truppe in Katanga[3] (la regione mineraria) e sostenendo la secessione di questa regione guidata da Mosè Kapenda Tschombe. A settembre, il presidente Joseph Kasa-Vubu revocò Lumumba e gli altri ministri nazionalisti. Lumumba dichiarò che sarebbe rimasto in carica e su sua richiesta il parlamento, acquisito alla sua causa, revocò il presidente Kasa-Vubu. La politica di Lumumba era antisecessionista, anticolonialista, antimperialista, filocomunista e mirava a diminuire il potere e l'influenza delle tribù e a una maggiore giustizia sociale e autonomia del paese. In dicembre il colonnello Mobutu, succeduto a Kasa-Vubu, con un colpo di Stato fece arrestare Lumumba mentre passava il fiume Sankuru, e lo trasferì al campo militare di Thysville[4].

Il 17 gennaio 1961, Lumumba e due suoi fedeli (Mpolo e Okito) furono trasferiti in aereo alla presenza dei loro grandi nemici a Elisabethville (l'attuale Lubumbashi), in Katanga. Furono giustiziati la sera stessa alla presenza di Tshombe, Munongo, Kimba e di altri dirigenti del Katanga secessionista[5]. L'indomani i resti delle vittime furono fatti sparire nell'acido[6] e nel corso degli anni varie ossa appartenenti al cranio e allo scheletro di Lumumba furono trovate[7]. Molti dei suoi sostenitori furono giustiziati nei giorni seguenti, pare con la partecipazione di mercenari belgi[6].

Lumumba fu molto rimpianto da tutta la comunità dei paesi non allineati e da numerosi esponenti politici (quali ad esempio Che Guevara che protestò vibratamente contro il suo assassinio[8]), compreso uno dei suoi boia, il generale Mobutu, che lo consacrò nel 1966 eroe nazionale[9] (ma è probabile che questa mossa fu dettata dalla demagogia del dittatore). Il ritorno dall'Egitto di sua moglie Pauline e dei suoi figli fu considerato un evento nazionale. Lumumba fu il primo, e per oltre quarant'anni l'unico, dirigente politico democraticamente eletto nella Repubblica Democratica del Congo[10].

Guerra fredda[modifica | modifica wikitesto]

Ci si è molto interrogati sul ruolo delle potenze occidentali, in particolare degli Stati Uniti, nella morte di Lumumba, favorita con il pretesto che la sua politica filocomunista faceva temere una deriva dell'ex Congo Belga verso l'URSS[11]. In effetti Lumumba fece appello ai sovietici, al momento della guerra del Katanga, perché l'ONU non rispose alle sue richieste di aiuto militare per mettere fine alla guerra civile.

In realtà, nel 1960-1961 truppe ONU erano presenti, in Congo, ma con scarse forze e prevalentemente dedicate al recupero dei civili e a missioni di supporto. In una di queste missioni, a Kindu, furono attaccati e uccisi, l'11 novembre 1961, 13 uomini dell'Aeronautica Militare Italiana in missione ONU. Successive indagini alle quali partecipò anche il governo congolese di Leopoldville furono in grado di appurare che a massacrare i militari italiani furono dei reparti congolesi ammutinati[12]

Oggi si sa che la CIA aiutò finanziariamente gli avversari di Lumumba e fornì armi a Mobutu[13][14]. Il governo belga ha riconosciuto, nel 2002, una responsabilità negli eventi che portarono alla morte di Lumumba: "Alla luce dei criteri applicati oggi, alcuni membri del Governo di allora ed alcuni personaggi belgi dell'epoca portano una indiscutibile responsabilità, negli eventi che hanno condotto alla morte di Patrice Lumumba. Il Governo considera perciò appropriato porgere alla famiglia di Patrice Lumumba e al popolo congolese il proprio profondo e sincero rincrescimento e le proprie scuse per il dolore che è stato loro inflitto da quell'apatia e da quella fredda neutralità".

Il generale Gerard Soete ha descritto come Lumumba fu ucciso per mano dei suoi sottoposti[5]. «Avevamo fucilato Lumumba nel pomeriggio - racconta Soete alla commissione parlamentare belga incaricata delle indagini a 40 anni di distanza dall’omicidio -. Poi tornai nella notte con un altro soldato, perché le mani dei cadaveri spuntavano ancora dal terriccio. Prendemmo l’acido che si usa per le batterie delle automobili, dissotterrammo i corpi, li facemmo a pezzi con l’accetta; poi li sciogliemmo in un barile, facendo tutto di fretta, perché non ci vedesse nessuno». [15][16]

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Ordine dei Compagni di O.R. Tambo in Oro (Sudafrica) - nastrino per uniforme ordinaria Ordine dei Compagni di O.R. Tambo in Oro (Sudafrica)
«Per l'aver dedicato la sua vita alla lotta per la libertà e la giustizia in Congo e per il contributo agli ideali di unità africana, solidarietà e libertà.»
— 16 giugno 2004[17]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ "Independence Day Speech", Africa Within, consultato 27 agosto 2010
  2. ^ Larry Devlin, Chief of Station Congo, 2007, Public Affairs, ISBN 1-58648-405-2
  3. ^ Osabu-Kle, Daniel Tetteh (2000). Compatible Cultural Democracy. Broadview Press. pp. 254. ISBN 1-55111-289-2.
  4. ^ Longman History of Africa, Snellgrove L. and Greenberg K., Longman, London (1973)
  5. ^ a b "Correspondent:Who Killed Lumumba-Transcript", BBC, consultato il 26 agosto 2010
  6. ^ a b Lumumba's death no longer seems a CIA plot
  7. ^ de Witte 2002: 140
  8. ^ Ernesto "Che" Guevara (World Leaders Past & Present), by Douglas Kellner, 1989, Chelsea House Publishers, ISBN 1-55546-835-7, pg 86
  9. ^ Ludo De Witte, The Assassination of Lumumba, Trans. Wright A and Fenby R, 2002(Orig. 2001), London; New York: Verso, ISBN 1-85984-410-3, pp. 165.
  10. ^ Congo: l'infanzia abbandonata
  11. ^ Blaine Harden, Africa: Dispatches from a Fragile Continent, p. 50
  12. ^ Kindu - 11 novembre 1961
  13. ^ Ludo De Witte, The Assassination of Lumumba, Trans. by Ann Wright and Renée Fenby, 2002 (Orig. 2001), London; New York: Verso, ISBN 1-85984-410-3.
  14. ^ Amazon.com: The Assassination of Lumumba (9781859846186): Ludo De Witte, Renee Fenby, Ann Wright: Books
  15. ^ Chi ha paura di Lumumba?
  16. ^ "Le mani sul Congo" in Missioni Consolata, ottobre/novembre 2004.
  17. ^ Sito web della Presidenza della Repubblica: dettaglio decorato.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autorità VIAF: 66598261 LCCN: n79053648

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