Nino Pedretti

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Giovanni Maria Pedretti, detto Nino (Santarcangelo di Romagna, 13 agosto 1923Rimini, 30 maggio 1981), è stato un poeta e traduttore italiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nino Pedretti nasce a Santarcangelo il 13 agosto 1923, figlio di un impiegato comunale e di una maestra elementare. Nei primi anni del dopoguerra è membro del Circal de giudêizi, gruppo di giovani poeti santarcangiolesi di cui fanno parte Tonino Guerra, Raffaello Baldini, Gianni Fucci e altri.[1]

Targa sulla casa natale

Dopo aver conseguito il diploma di geometra a Rimini e quello di maestro presso l'Istituto Magistrale di Forlimpopoli si iscrive all'Università di Urbino dove si laurea nel 1949 con una tesi sul jazz. Successivamente si trasferisce in Germania. Rientra in Italia e insegna lingua inglese nei licei di Cesena e Pesaro. Nel 1975 pubblica Al vòuşi, la sua prima raccolta di poesie in romagnolo. L'opera riscontra un immediato successo.

Muore prematuramente nel 1981, a 57 anni.

Del dialetto romagnolo, Pedretti ha lasciato questa definizione:

« A differenza dell'italiano, arrotolato nei codici, levigato ed illustre, il fratello umile, il dialetto, è vissuto all'aperto come un'erba selvatica, bagnato dalla pioggia dei secoli e come un'erba pertinace di gramigna, si è arrampicato sui monti, si è addentrato nei minimi villaggi, ha coperto ogni metro di terra dove viveva la gente comune del lavoro e dei sacrifici. »

Sebbene Pedretti sia principalmente un letterato, l'esigenza di scrivere il dialetto santarcangiolese lo ha indotto ad affrontare l'analisi del proprio dialetto, confrontandosi anche con Friedrich Schürr, che Pedretti incontrò a Costanza. A partire da tale confronto egli definì alcuni criteri grafici che furono poi adottati da altri autori santarcangiolesi, e che trovano un fondamento obbiettivo anche negli studi più recenti[2].

Opere[modifica | modifica wikitesto]

Poesie
  • 1975 - Al vòuşi (prefazione di Alfredo Stussi), Edizioni del Girasole, Ravenna
  • 1977 - Te fugh de mi paéiş (introduzione di A. Brigliadori), Forum/Quinta Generazione, Forlì
  • 1977 - Gli uomini sono strade, Forum/Quinta Generazione, Forlì
  • 1981 - La chèşa de témp (con uno scritto di Carlo Bo), Scheiwiller, Milano
Saggi
  • 1974 - Poesia romagnola del dopoguerra, Edizioni del Girasole, Ravenna
Opere postume
  • 1989 - Nella favola siamo tutti fantastorie, Maggioli, Rimini
  • 1992 - L'astronomo, Mondadori, Milano
  • 2003 - Le pepite d'oro. Poesie 1946-47. Raffaelli, Rimini
  • 2007 - Al vousi e altre poesie in dialetto romagnolo (a cura di Manuela Ricci, con nota di Dante Isella), Einaudi, Torino.
  • 2011 - Monologhi e racconti. Raffaelli, Rimini
  • 2012 - Grammatiche - monologhi e racconti inediti. Raffaelli, Rimini
  • 2013 - Gli uomini sono strade. Raffaelli, Rimini
  • 2013 - Nino Pedretti - Poesie inedite in lingua italiana (a cura di Tiziana Mattioli), Raffaelli, Rimini.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Il gruppo si riuniva a casa Pedretti o al "Caffè Trieste", il bar gestito dai genitori di Raffaello Baldini. Il gruppo era sarcasticamente chiamato «E' circal de giudêizi» ("Il circolo della saggezza").
  2. ^ Davide Pioggia, Fonologia del santarcangiolese, Verucchio, Pazzini, 2012