Manjusri

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Mañjuśrī, o Manjughosa, è il Bodhisattva della Consapevolezza del Buddhismo.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Manjusri (lett."Dolce Gloria" o "Nobile Splendore") è uno dei più importanti Bodhisattva, ed incarna la Saggezza di tutti i Buddha.

È conosciuto anche in altri modi come Kumarabhuta (lett."Il Giovanile"), o Vagisvara (lett."Custode del Verbo").

Si è voluto ravvisare il prototipo di Manjusri nel Brahmano Sanamkumara (lett."Principe Anziano"), manifestatosi nell'aspetto di Pankasikha (lett."Cinque Ciocche"), il Re dei Gandharva (lett."Che si nutre di odori"), che compare nel Janavasabhasutta del Canone Pali.

Nel Mahayana diventa un interlocutore privilegiato del Buddha Sakyamuni in alcuni Sutra, quali il Prajnaparamitasutra, il Sutra del Loto, il Vimalakartinirdesasutra, il Manjusripariprccha, e il Manjusrinirdesasutra. Secondo Taranatha, Manjusri in persona, assunto l'aspetto di un monaco, avrebbe esposto per primo l'Astasahasarikaprajnaparamitasutra, nel I secolo, durante una visita al re Chandraksita, re dell'Orissa;

La sua figura acquisisce rapidamente notorietà in India, ma anche in tutti i paesi toccati dal Mahayana, e la sua popolarità è confermata da numerose leggende. Una di queste narra che avrebbe viaggiato per la Cina, scegliendo come dimora segreta il Wutaishan (lett."Montagna dai Cinque Picchi").

Secondo lo Svayambhupurana, dalla Cina si sarebbe recato in Nepal per venerare la Fiamma blu dell'Adhibuddha Maha-Vairocana, apparsa su un loto in un lago. Poiché quel luogo sacro, Svayambhuksetra, restava inaccessibile ai pellegrini, con la sua spada Manjusri tagliò in due la montagna a sud del lago e il fiume Baghmati si riversò nella breccia. Fu così che, insieme ai suoi compagni di viaggio, il Bodhisattva poté giungere alla meta e fondarvi un santuario. In questo modo sarebbe nata la valle di Katmandù, in precedenza sommersa dalle acque.

Manjusri è considerato il Patrono del Nepal e della Cina, dove il suo culto è altrettanto popolare.

Il Bodhisattva ha una posizione di grande rilievo nell'Aryamanjusrimulakalpasutra (III sec.), che preannuncia la futura letteratura Tantrica.

Nel Vajrayana, il Tantra più importante dedicato a Manjusri è il Manjusri-Namasangiti (lett."L'Omaggio corale al Nome di Manjusri"), che lo descrive come il Principio Universale della Saggezza non-duale di tutti i Buddha ed enumera tutte le sue Qualità o "Nomi", in un lungo poema ritmico di oltre centosessanta stanze.

Nel Mahayana è abbinato ad Avalokitesvara, e simboleggia la Sapienza dei Bodhisattva che procede di pari passo con la loro Compassione.

La Triade dei "Protettori delle Tre Famiglie" (Sans.Trikulanatha), nel Kriyatantra, è formata da Avalokitesvara, Manjusri e Vairapani, e simboleggia le tre Virtù cardinali dei Bodhisattva: La Compassione, la Saggezza e l'Energia o la Potenza.

I tre Bodhisattva in Sambhogakaya sono anche associati alla trasmissione spirituale dei Tantra e fungono da intermediari tra l'Adhibuddha Maha-Vairocana, i Vidyadhara (lett."Detentori della Conoscenza") e i Mahasiddhi (lett."Grandi Realizzati"), che danno origine ai lignaggi umani e non umani: Manjusri è, specificatamente, investito del compito di trasmettere i Tantra nel regno dei Devas.

Manjusri fa anche parte del gruppo degli otto Bodhisattva Mahasattva (lett."Grandi Esseri"), detti "Gli otto Figli Prossimi o Vicini" (Sans. Asta Upaputra).

Egli risiede inoltre nel "Campo di Buddha" detto Vimala (lett."La Pura"), la più splendida Terra Pura che sia mai esistita ( dopo Sukhavati ). In essa Egli raggiungerà la Buddhità e sarà conosciuto come Sarvatrikalocana (lett."Vista Universale").

In Cina, Giappone e in Tibet è invocato per affinare le facoltà intellettive, la memoria, l'erudizione e l'eloquenza. Esistono molti Sadhana, lodi e Mantra dedicati a Manjusri; Fra questi i più diffusi sono: Om Vagisvari Mum ( dove Mum è la sua Sillaba seme ) e Om Arapacana Dhi ( dove Dhi è un'altra sua Sillaba seme , e Arapacana è uno dei suoi molti nomi e significa "Fuoco Veloce").

Iconografia[modifica | modifica wikitesto]

Manjusri possiede molteplici aspetti.

Nel suo aspetto più consueto è raffigurato come un adolescente dai capelli annodati in cinque crocchie, seduto a gambe incrociate, con una spada fiammeggiante nella mano destra (che serve a recidere il velo dell'Illusione e delle apparenze, ed è l'emblema della Prajna, la "Suprema Conoscenza"), e nella sinistra lo stelo di un loto blu (Uptala), sormontato dal volume della Prajnaparamita (che rappresenta lo studio e la conoscenza che ne risulta). A volte nella sua capigliatura appare il Jina Aksobhya, a significare il suo legame con la Famiglia Vajra.

Gli altri aspetti di Manjusri sono:

1) Arapacana. Di carnagione dorata, brandisce una spada e nella sinistra un vajra. È circondato da quattro emanazioni simili a lui.

2) Vadiraja (lett."Re delle controversie"). Dalla carnagione rossa, con entrambe le mani nel vitarkamudra (lett."Gesto dell'insegnamento"), con due loti blu sopra le spalle sui quali poggiano a destra una spada e a sinistra un libro, seduto sopra un leone con il capo girato verso l'osservatore (o sopra un trono sorretto da leoni).

3)Sita Manjusri (lett."Manjusri Bianco"). Seduto nella postura adamantina, con la mano destra nel varadamudra (lett."Gesto del dono")che tiene un loto sul quale si trova una spada, e la mano sinistra sollevata che regge un loto sormontato da un libro.

4) Dharmasankhasamadhi Manjusri (lett."Manjusri in Meditazione"). Dalla carnagione gialla, seduto nella postura del loto, con le mani nel grembo nel dhyanuimudra (lett."Gesto della meditazione").

5) Namasangiti (lett."Canto Favorevole"). Di carnagione arancione, con tre volti (arancione quello centrale, nero quello di destra e bianco quello di sinistra) e quattro braccia, seduto nella postura adamantina. Con le prime due mani regge la spada e il libro, e con le restanti un arco e una freccia.

6)Vajrananga (lett."Folgore del Cielo"). Di carnagione dorata, ha un volto e sei braccia. È in piedi, con la gamba destra divaricata; Tiene a destra un arco, una freccia fioritae la spada, e a sinistra uno specchio, un loto blu e un rametto di asoka rosso.

7) Manjuvajra (lett."Nobile Folgore"). È seduto nella postura adamantina, di color rosso zafferano, ha tre volti (rosso quello centrale, nero quello di destra, bianco quello di sinistra) e sei braccia. Con il primo paio di braccia stringe a se la sua Consorte (Tib.Yum) Sarasvati, con il secondo paio stringe, rispettivamente, una spada e un loto blu, e con il terzo paio stringe un arco e una freccia.

8) Maharaga (lett."Grande Passione"). È nella postura della confortevolezza. È di colore rosso chiaro, con quattro volti dall'espressione passionale e otto braccia. Stringe a destra arco, uncino, spada e vajra, e a sinistra freccia, corda, libro e campana. In questo aspetto è connesso alla Famiglia Padma di Amitabha.

9) Siddhaikavira (lett."Eroe Realizzato"). È seduto nella postura del loto, di carnagione dorata splendente, con la mano destra nel varadamudra che tiene lo stelo di un loto blu, e la sinistra poggiata sul grembo. L'immagine di Aksobhya compare nella sua capigliatura, ed è circondato da otto Deità Irate.

10) Dharmadhatu Vagisvara (lett."Il Custode del Verbo del Dharmadhatu"). È seduto nella postura adamantina, di carnagione bianca, ha quattro volti e otto braccia. Un paio di mani sono nel vitarkamudra, le altre reggono una spada, un libro, un arco, una freccia, un vajra e una campana. Siede sopra un loto od un leone. Questo aspetto è connesso alla famiglia Tathagata dell'Adhibuddha Mahavairocana.

Dorje Shugden[modifica | modifica wikitesto]

La divinità tibetana Dorje Shugden è considerata un'emanazione del Bodhisattva della Consapevolezza. Adorato da certi monaci Gelug e Sakyapa, oggi Shugden è al centro di un animato dibattito teologico che sta dividendo i tibetani, sia quelli in Tibet che quelli rifugiatisi all' estero per sfuggire alla dominazione cinese del loro Paese. Nel 1975, infatti, il XIV Dalai Lama bandì il culto di Shugden ricordandone le origini storiche, e precisando che sia sempre emerso in concomitanza con i periodi più oscuri della storia tibetana. Shugden è infatti la reincarnazione di un lama vissuto al tempo del V Dalai Lama, di cui era un grande oppositore, e morto in circostanze misteriose al Monastero di Drepung, a Lhasa. Dopo serie inchieste storiografiche e religiose, e con il supporto dell'Oracolo Nechung, il XIV Dalai Lama stabilì che Dorje Shugden era un demone dal temibile potere, e proclamò l' illegittimità della sua pratica.

I nomi di Manjusri nelle varie tradizioni[modifica | modifica wikitesto]

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