Loxoscelismo

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Loxoscelismo
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Le cicatrici lasciate da un morso di un ragno appartenente al genere Loxosceles
Codici di classificazione
ICD-9-CM (EN) 989.5
ICD-10 (EN) T63.3

Il loxoscelismo è una condizione patologica prodotta dal morso dei ragni eremita (genere Loxosceles), come il Loxosceles reclusa. È l'unica causa provata di necrosi aracnogenica negli esseri umani.[1] Anche se non esiste una terapia conosciuta ed efficace per il trattamento del loxoscelismo, sono state condotte ricerche su potenziali antiveleni e vaccini. A causa del numero di malattie che possono imitare il loxoscelismo, è spesso mal diagnosticato dai medici.

Il primo caso documentato di loxoscelismo negli Stati Uniti si è verificato nel 1879 nel Tennessee.[2] Anche se ci sono fino a 13 diverse specie di Loxosceles in Nord America (11 native e 3 aliene), la Loxosceles Reclusa è la specie più spesso coinvolta in gravi forme di avvelenamento. In Sud America, L. laeta, L. intermedia (trovato in Brasile e Argentina), e L. gaucho (Brasile) sono le tre specie segnalate più spesso per provocare morsi necrotizzanti.[1]

Fisiopatologia[modifica | modifica sorgente]

Il loxoscelismo si può presentare con sintomi locali e sistemici:

  • loxoscelismo necrotico cutaneo è il termine medico per la reazione più comune nel loxoscelismo. È caratterizzata da una gangrena umida localizzata al sito di puntura. Anche se la maggior parte dei morsi di Loxosceles provocano irritazione cutanea lieve, un avvelenamento, anche se raro, può produrre lesioni ulcerative dolorose fino a 40 cm di diametro. Tali lesioni spesso guariscono in 6-8 settimane, ma possono lasciare ampie cicatrici.

Le tossine del genere Loxosceles[modifica | modifica sorgente]

Il veleno delle specie del genere Loxosceles ha diverse tossine, la più importante delle quali è la sfingomielina fosfodiesterasi, presente in tutte le specie di questi ragni. Soltanto un altro genere noto ragno (Sicarius) e diversi batteri patogeni sono noti per contenere questo enzima.[1]

Diagnosi[modifica | modifica sorgente]

Gli effetti di un morso del ragno appartenente al genere Loxosceles

Molte lesioni necrotiche sono erroneamente attribuite al morso del ragno eremita marrone, specialmente in aree al di fuori del suo habitat naturale. La diagnosi è difficoltosa perché spesso è necessario recuperare il ragno velenoso. Non è noto un test chimico sintetico per determinare se il veleno in un paziente proviene dal ragno eremita marrone. Il morso in sé di solito non è doloroso e in molti casi non viene nemmeno avvertito. Le vittime del morso possono ritardare la ricerca di cure mediche fino ad una settimana. La diagnosi è ulteriormente complicata dal fatto che il ragno eremita marrone non ha un aspetto fisico degno di nota. A causa di questo, specie non necrotiche sono spesso erroneamente identificate come ragni eremita marroni.

Una delle possibili spiegazioni sulle grande quantità di morsi mal diagnosticati è il Cheiracanthium inclusum. Il veleno di C. inclusum è certamente debolmente necrotico. Questo è un ragno diffuso in tutto il Nord, Centro e Sud America, così come nelle Indie Occidentali. È spesso incontrato dalle persone all'interno e all'esterno, ma è poco conosciuto.

Terapie[modifica | modifica sorgente]

Nonostante sia uno tra i morsi più velenosi, non esiste alcun trattamento specifico per il morso di un ragno Loxosceles. In molti casi, il corpo guarisce da solo, e l'unico trattamento è quello di aspettare. Vi sono, tuttavia, alcuni rimedi attualmente oggetto di ricerca.

Anti-veleni[modifica | modifica sorgente]

Alcuni sieri anti-veleni possono essere efficaci nel controllare i sintomi di un morso necrotico. Ci sono diversi anti-veleni disponibili in commercio in Brasile, i quali hanno dimostrato di essere efficaci nel controllare la diffusione della necrosi nei conigli.[4] L'efficacia di tali anti-veleni è molto tempo-dipendente. Se somministrato immediatamente, possono quasi interamente neutralizzare eventuali effetti nocivi. Se però è trascorso troppo tempo, il trattamento diventa inefficace. La maggior parte delle vittime non cercano assistenza medica entro le prime dodici ore dal morso, e la maggior parte degli antidoti diventano inefficaci. A causa di questo, i sieri sono forse più efficaci in teoria che in pratica. Essi hanno, tuttavia, dimostrato di essere molto efficace se somministrato in modo tempestivo e non dovrebbero essere scartati come tecnica di prima linea quando le circostanze lo permettono.

Trattamento chirurgico[modifica | modifica sorgente]

Nei casi di una grande lesione dermonecrotica, a volte è più efficace rimuovere chirurgicamente il tessuto morto. Questo rimedio non è quello ideale, dal momento che di solito lascia dietro di sé una grande ferita aperta, ma in taluni casi, la diffusione di necrosi è una minaccia talmente concreta per la vita, che bisogna intervenire per via chirurgica. Se la necrosi è troppo vasta, a volte è necessario addirittura amputare un arto, o una parte di un arto, per prevenire la diffusione della necrosi.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b c d David L. Swanson e Richard S. Vetter, Loxoscelism in Clinics in Dermatology, vol. 24, nº 3, 2006, pp. 213–21, DOI:10.1016/j.clindermatol.2005.11.006, PMID 16714202. URL consultato il 12 aprile 2011.
  2. ^ MH Appel, R Bertoni da Silveira, Gremksi, W e Veiga, SS, Insights into brown spider and loxoscelism in Invertebrate Survival Journal, vol. 2, nº 2, University of Modena and Reggio Emilia, 2005, pp. 152–158, ISSN 1824-307X. URL consultato il 12 aprile 2011.
  3. ^ (EN) William D. James e Timothy G. Berger, Andrews' Diseases of the Skin: clinical Dermatology, Saunders Elsevier, 2006, ISBN 0-7216-2921-0.
  4. ^ K.C. Barbaro, I. Knysak, Martins, R., Hogan, C. e Winkel, K., Enzymatic Characterization, Antigenic Cross-Reactivity And Neutralization Of Dermonecrotic Activity Of Five Loxosceles Spider Venoms Of Medical Importance In The Americas in Toxicon, vol. 45, nº 4, 2005, pp. 489–99, DOI:10.1016/j.toxicon.2004.12.009, PMID 15733571.
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