Lonchura tristissima

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Passero triste
Immagine di Lonchura tristissima mancante
Stato di conservazione
Status iucn3.1 LC it.svg
Rischio minimo[1]
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Animalia
Phylum Chordata
Subphylum Vertebrata
Superclasse Tetrapoda
Classe Aves
Sottoclasse Neornithes
Superordine Neognathae
Ordine Passeriformes
Sottordine Oscines
Infraordine Passerida
Superfamiglia Passeroidea
Famiglia Estrildidae
Genere Lonchura
Specie L. tristissima
Nomenclatura binomiale
Lonchura tristissima
Wallace, 1865

Il passero triste (Lonchura tristissima Wallace, 1865) è un uccello passeriforme della famiglia degli Estrildidi[2].

Tassonomia[modifica | modifica sorgente]

Se ne riconoscono tre sottospecie[2]:

In passato, anche il passero maculato veniva classificato come sottospecie di questo uccello col nome di Lonchura tristissima leucosticta, mentre attualmente si tende a classificare questi uccelli come specie a sé stante.

Distribuzione ed habitat[modifica | modifica sorgente]

Il passero triste è endemico della Nuova Guinea, della quale abita l'intera fascia costiera (ad eccezione della porzione orientale dell'appendice sud-orientale dell'isola e dalla penisola di Bomberai), mentre tende ad evitare le aree montuose centrali. Questo uccello è stato inoltre segnalato anche sull'isola di Saibai, nello stretto di Torres, facente parte politicamente dello stato australiano del Queensland.

Questo uccello abita le aree aperte sul limitare della foresta pluviale o le zone boschive con presenza di radure erbose più o meno estese, solitamente nei pressi di fonti d'acqua dolce permanenti: nella porzione settentrionale dell'areale occupato da questa specie, si spinge fin nei centri abitati, colonizzando giardini e parchi. Sebbene tenda ad eleggere a propria dimora le aree costiere, si ha notizia di esemplari appartenenti a questa specie ritrovati fino a 1700 m d'altezza sull'isola di Karkar.

Descrizione[modifica | modifica sorgente]

Dimensioni[modifica | modifica sorgente]

Misura circa 10–11 cm di lunghezza, coda compresa.

Aspetto[modifica | modifica sorgente]

L'aspetto è quello tipico delle munie, con corpo robusto e becco corto e tozzo, di forma conica.
La colorazione è di un bruno scuro uniforme con tonalità violacee su tutto il corpo, con tendenza a scurirsi fino a divenire bruno-nerastro su coda, ali e fianchi, mentre il codione e le penne delle zampe appaiono di colore bruno-dorato: le penne della testa sono anch'esse leggermente picchiettate di questo colore. Il becco è grigio-bluastro, le zampe sono di colore carnicino-grigiastro, gli occhi sono di colore bruno scuro.

Biologia[modifica | modifica sorgente]

Si tratta di uccelli diurni, che vivono in coppie o piccoli gruppi familiari e passano la maggior parte del giorno al suolo alla ricerca di cibo, cercando riparo nel folto della vegetazione col sopraggiungere dell'oscurità. Il passero triste è un uccello estremamente schivo e riservato, che in caso di pericolo tende a nascondersi silenziosamente nell'erba alta, attendendo immobile che la fonte di disturbo cessi.

Alimentazione[modifica | modifica sorgente]

Si tratta di uccelli essenzialmente granivori, che possono integrare la propria dieta a base di piccoli semi con bacche, germogli, frutta ed insetti: soprattutto gli esemplari dell'isola di Karkar appaiono maggiormente orientati verso una dieta insettivora, probabilmente grazie all'assenza locale di competizione in questo con gli uccelli del genere Cisticola coi quali la specie condivide la stragrande maggioranza del proprio areale[3].

Riproduzione[modifica | modifica sorgente]

Il maschio corteggia la femmina arruffando le penne del capo, "inchinandosi" continuamente in avanti e seguendo percorsi zigzaganti attorno ad essa, accompagnando il tutto col proprio canto: se la femmina è pronta all'accoppiamento, lo segnala accovacciandosi e spostando lateralmente la coda.

Il nido ha una forma sferica, misura circa 10 cm di diametro e viene costruito da entrambi i partner intrecciando rametti e steli d'erba nel folto della vegetazione, a qualche metro dal suolo. Non è ancora stata osservata la riproduzione di questi uccelli, tuttavia si ritiene che essa non differisca per modalità e tempistica da quella delle altre specie del genere Lonchura.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ (EN) Lonchura tristissima in IUCN Red List of Threatened Species, Versione 2013.2, IUCN, 2013.
  2. ^ a b (EN) Gill F. and Donsker D. (eds), Family Estrildidae in IOC World Bird Names (ver 4.1), International Ornithologists’ Union, 2014. URL consultato il 19 giugno 2012.
  3. ^ Robin L. Restall, Munias and Mannikins, Yale University Press, 1997. ISBN 978-1-8734-0351-8.

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