La ragazza dell'acqua

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La ragazza dell'acqua
La ragazza dеll'acqua.png
una scena del film
Titolo originale La fille de l'eau
Paese di produzione Francia
Anno 1924
Durata 71 min
Colore bianco e nero
Audio muto
Genere drammatico
Regia Jean Renoir
Soggetto Pierre Lestringuez
Sceneggiatura Pierre Lestringuez e Jean Renoir
Produttore Les Films Jean Renoir
Fotografia Jean Bachelet e Gibory
Scenografia Jean Renoir
Interpreti e personaggi

La ragazza dell'acqua (La fille de l'eau) è un film muto diretto in Francia nel 1924 da Jean Renoir.

Si tratta dell'opera prima del cineasta francese.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Si parla delle disavventure di Virginie Rosaert, soprannominata Gudule, una ragazza che vive su una chiatta, sul fiume, con il padre e lo zio Jeff.

Il padre è vittima di un incidente e annega. L' orfana è in balia dello zio, prepotente e scialacquatore. Per i suoi debiti il battello deve essere venduto e, a un tentativo di stupro, la ragazza fugge e resta sola con il suo cane.

Incontra un ragazzo gitano, Le Ferret, che la porta a vivere da sua madre, in una roulotte. Vivono di espedienti. Gli zingari sono mal tollerati dagli abitanti del villaggio e, dopo una serie di vendette reciproche, viene appiccato il fuoco alla roulotte. Il ragazzo e la madre, prevedendo l'aggressione, fuggono, lasciando Gudule esposta alla violenza dei contadini infuriati.

Di nuovo in fuga, vagabonda nei boschi. Una notte scoppia un temporale e fradicia di pioggia, terrorizzata dai lampi e dai tuoni, si ripara su un grande ramo di un albero e si assopisce. La febbre la fa delirare e ha visioni ed incubi. Viene salvata da Georges Raynal, il figlio di un ricco proprietario terriero, che la accoglie nella sua casa. Tuttavia Gudule tradisce la fiducia di chi l'ha generosamente curata e nutrita: ruba dei soldi che le sono stati affidati per fare la spesa al villaggio e per pagare il sellaio. In realtà è stata costretta a consegnarli allo zio, improvvisamente ricomparso.

Il suo giovane amico soffre per questa delusione, ma alla fine scopre la buonafede della ragazza e riesce a liberarla dalla persecuzione dello zio. Innamorato di lei, ottiene dai genitori il permesso di sposarla.

Produzione[modifica | modifica wikitesto]

Les Films Jean Renoir.

Riprese[modifica | modifica wikitesto]

Le riprese avvennero durante l'estate 1924. Gli interni vennero girati negli studi G.-M. Films; gli esterni a La Nicotière, la proprietà dei Cezanne, Marlotte, Cafè "Le Bon Coin", la foresta di Fontainebleu, le rive del Loing, vicino a Montigny.

Renoir racconta:

«La Fille de l'Eau nacque nel 1924 da una strana mescolanza tra Catherine Hessling e la foresta di Fontainebleu. Io avevo una casa sul limitare del bosco a Marlotte. Insieme a Catherine scoprivamo l'incanto di quel paesaggio misterioso. Gli alberi della foresta di Fontainebleu sono veri alberi: eppure possono costituire uno scenario di una sconcertante irrealtà. Soprattutto i faggi coi loro tronchi ben dritti che si ergono sulla superficie del bosco dentro una luce bluastra. pare di essere in fondo al mare tra alberi di navi che hanno fatto naufragio».[1]

Cast[modifica | modifica wikitesto]

Il cast è costituito dal gruppo di amici e familiari: protagonista è la moglie del regista, Catherine Hessling, in ruoli minori recitano il fratello Pierre Renoir, gli amici Pierre Lestringuez e Pierre Champagne e l'amico e pittore André Derain.

Prima[modifica | modifica wikitesto]

La prima proiezione pubblica avvenne il 20 marzo 1925, Ciné Opéra di Parigi.

Accoglienza[modifica | modifica wikitesto]

Il film è accolto con freddezza dal pubblico e dalla critica. Un parziale riscatto dall'insuccesso lo si dovrà all'iniziativa di Jean Tedesco, direttore del Vieux Colombier, teatro e cinema d'avanguardia, di proiettare estratti del film. La sequenza del sogno sarà molto apprezzata dagli appassionati.[2]

Critica[modifica | modifica wikitesto]

André Bazin, il realismo di Renoir[modifica | modifica wikitesto]

« Ne La ragazza dell'acqua il "realismo" di Renoir naturalmente è molto marcato, realismo naturale (la natura, l'ambiente reale), realismo umano: le teste della gente di Marlotte spesso sottolineate con primi piani. La sequenza dell'incendio fa già pensare a Stroheim, ad esempio lo straordinario piano demoniaco di Pierre Renoir con la testa nel suo forcone. La sceneggiatura è molto melodrammatica, con degli elementi molto crudeli »

[3]

Giorgio De Vincenti, la sperimentazione linguistica[modifica | modifica wikitesto]

« Si tratta a suo modo di un film programmatico. La parola d'ordine di Renoir e Lestringuez è: sperimentare tutto il possibile sul piano tecnico-linguistico.[...]La storia raccontata dal film è per loro ben poco importante rispetto ai trucchi che inventano per metterla in immagini. [...] Il modo in cui Renoir si accosta alla regia in questo periodo presenta spiccate analogie con quanto viene proposto, teorizzato o realizzato dalle avanguardie. Qui in particolare Renoir sembra in sintonia con quanto viene elaborato nell'ambito dell'avanguardia russa »

[4]

Daniele Dottorini, il tema dell'acqua[modifica | modifica wikitesto]

« Se il fiume è il territorio dove si sviluppa il film, il suo scorrere riserva delle sorprese, degli scarti improvvisi che fanno parte della sua stessa vita. È in fondo lo stesso principio che animerà un film come L'Atalante di Jean Vigo, film per altri versi diversissimo , ma che in comune con La ragazza dell'acqua ha la volontà di fare del fiume la cifra di una visione che trasforma il reale in una forma di visione poetica. Il reale è trasfigurato, fantastico; in una parola, il reale è impressione. La lezione paterna sembra qui già presente nel giovane Renoir, che si diverte a plasmare con la luce e l'ombra una natura non indifferente, un luogo abitato dallo sguardo e dalle passioni dei corpi in esso presenti» »

[5]

La sequenza del sogno[modifica | modifica wikitesto]

Anticipa quella de La piccola fiammiferaia (film 1928). La sequenza è girata al rallentatore e comporta molti effetti speciali.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Jean Renoir, La mia vita, i miei film, p. 49
  2. ^ Jean Renoir, La mia vita, i miei film, pp. 69-70.
  3. ^ André Bazin, Jean Renoir, p. 185.
  4. ^ Giorgio De Vincenti, Jean Renoir, p. 35.
  5. ^ Daniele Dottorini, Jean Renoir. L'inquietudine del reale, pp. 37-38.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • André Bazin, Jean Renoir, a curato e tradotto da Michele Bertolini, Mimesis Cinema, Milano-Udine 2012 ISBN 978-88-5750-736-1
  • Giorgio De Vincenti, Jean Renoir, Marsilio, Venezia 1996. ISBN 88-317-5912-4
  • Daniele Dottorini, Jean Renoir. L'inquietudine del reale, Edizioni Fondazione Ente dello Spettacolo, novembre 2007. ISBN 978-88-85095-39-7
  • Jean Renoir, La mia vita, i miei film, Marsilio, Venezia 1992. ISBN 88-317-5419-X
  • Jean Renoir, La vita è cinema. Tutti gli scritti 1926-1971, Longanesi, Milano 1978, traduzione di Giovanna Grignaffini e Leonardo Quaresima.
  • Carlo Felice Venegoni, Renoir, La nuova Italia, Firenze 1975.
  • F. Curot, L’eau et la terre dans les films de Jean Renoir, Minard-Études cinématographiques, Paris-Caen 2003.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]


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