L'uomo che cadde sulla Terra (romanzo)

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L'uomo che cadde sulla Terra
Titolo originale The Man Who Fell to Earth
Autore Walter Tevis
1ª ed. originale 1963
1ª ed. italiana 1964
Genere romanzo
Sottogenere fantascienza
Lingua originale inglese

L'uomo che cadde sulla Terra è un romanzo di fantascienza del 1963 scritto da Walter Tevis. È la storia di un viaggiatore solitario extraterrestre che giunge sulla Terra, cercando un modo per trasportarvi la gente del suo pianeta, che versa in crisi a causa della radioattività, postumo di una terribile guerra.

Dal romanzo fu tratto un film omonimo del 1976.

Trama[modifica | modifica sorgente]

Thomas Jerome Newton, un extraterrestre del pianeta Anthea,[1] devastato da una serie di guerre nucleari e catastrofi ambientali, arriva con la sua navicella spaziale sulla Terra, ad Haneyville nel Kentucky, con sembianze umane per salvare il suo popolo dall'estinzione e gli esseri umani da un destino analogo. Ha con sé una gran quantità di anelli d'oro, da rivendere ai banchi di pegno per accumulare un po' di soldi.

Su Anthea insieme al suo gruppo di ricercatori Newton ha studiato la lingua, gli usi e i costumi degli Stati Uniti attraverso la televisione, e tramite una lettera in un film ha anche imparato a scrivere. Gli antheani hanno il doppio dell'intelligenza umana e sono enormemente sviluppati scientificamente: grazie alla sua conoscenza nel dettaglio delle invenzioni del suo pianeta si presenta nell'ufficio del signor Oliver Farnsworth, il miglior avvocato del paese e gli prospetta di aprire in società una compagnia che commercializzi i prodotti,[2] di cui accetterà la vicepresidenza, usando come capitale i soldi ricavati dalla vendita degli anelli.

Dopo alcuni anni la loro società, la World Enterprise, è riuscita a guadagnare talmente tanto denaro da costruire una nave spaziale per trasportare sulla Terra gli altri 300 antheani sopravvissuti. In uno dei suoi viaggi Newton conosce una signora, Betty Jo, una donna semplice e dedita all'alcol che vive dei sussidi statali, le si affeziona e la prende in casa sua come governante. In seguito a questa convivenza Newton comincia a bere anch'egli, pensando così di annegare le proprie angosce i suoi problemi.

La World Enterprise ha attirato anche l'attenzione di un professore di Chimica dell'Università dell'Iowa, Nathan Bryce, che dopo aver studiato i prodotti commercializzati si è convinto della loro derivazione aliena e per questo chiede di poterne sapere di più direttamente dalla fonte. La società, vista la sua curiosità ed intraprendenza, lo assume per fare ricerca in uno dei laboratori per la navicella spaziale.

Bryce trova ulteriori riscontri sui suoi sospetti, come l'impiego di logaritmi di base insolita nei progetti che esamina, ed utilizza un apparecchio a raggi x per una conferma definitiva, radiazione che la specie di Newton è in grado di percepire con i propri occhi. All'alieno non resta che confidarsi con Bryce, parlandogli del suo pianeta e dei pericoli che corre la Terra, probabilmente con gli anni contati.

Newton, come alieno, ha attratto anche l'attenzione della CIA e dell'FBI, che lo arresta per problemi di cittadinanza col passaporto e lo rinchiude in un ospedale per fargli tutti i test possibili. Durante uno di questi lo straziano e lo rendono cieco, per essere finalmente rilasciato alcuni mesi dopo. Newton ha perso le speranze e teme per l'impatto suscitato dall'arrivo dei suoi simili in un posto come la Terra, in cui lui è stato catturato e studiato come un animale raro. Dopotutto date le previsioni pessimistiche conviene alla sua gente restare sul pianeta.

Newton passa le giornate ad un tavolino di un bar in attesa del suo destino,[3] fiducioso che la sua famiglia possa ascoltare il suo ultimo messaggio attraverso una canzone a sua volta trasmessa dalle radio terrestri.

Un nuovo Icaro[modifica | modifica sorgente]

Bruegel, Pieter de Oude - De val van icarus - hi res.jpg

Il parallelo costante tra Thomas Jerome Newton e l'Icaro del dipinto di Bruegel, spesso citato in questo romanzo e nel successivo Mockingbird di Tevis, è esplicito tanto da essere la chiave per l'interpretazione del titolo: l'uomo che vuole arrivare alle stelle, ma che cade per il peso troppo grave dell'impresa tanto agognata. La morte di Icaro non è altro che per affogamento. Niente di sovrannaturale in ciò, a ribadire la potenza delle leggi della Terra che sovrastano il desiderio umano di oltrepassarle.[senza fonte]

Per l'antheano Newton, il cui nome richiama alla memoria lo studioso inglese che formulò la teoria della gravitazione universale, è la forza della disperazione ad averlo portato sulla Terra. Anche lui affoga, ma in un bicchiere di gin e autocommiserazione, dopo essersi convinto che l'impresa di salvare il suo pianeta è ormai impossibile da realizzare.[senza fonte]

Gli uomini, come il contadino del dipinto, continuano ad attendere alle loro occupazioni quotidiane, senza nemmeno rendersi conto che l'incredibile esiste, ed è proprio dietro le loro spalle.[senza fonte]

L'altro motivo per cui Newton comincia a bere è la solitudine. L'autore probabilmente ci mette molta della sua esperienza autobiografica, attingendo dalle memorie dell'infanzia. Infatti Tevis venne lasciato da solo in un ospedale in California per sottoporsi alle cure che il suo cuore reumatico all'epoca richiedeva, mentre la sua famiglia si era trasferita per motivi economici in Kentucky. L'alienazione di Tevis comincia proprio da lì, come racconta la moglie:

(EN)
« «After a year in the hospital, he was a tall, skinny eleven-year-old with low self-esteem. He felt like an alien. That boy became Newton in The Man Who Fell to Earth. Walter's memories of California became the planet Anthea» »
(IT)
« «Dopo un anno in ospedale, era diventato un alto, emaciato undicenne di scarsa autostima. Si sentiva un alieno. Quel ragazzo divenne L'uomo che cadde sulla Terra. I ricordi di Walter della California divennero il pianeta Anthea.» »

Le vicende del protagonista sembrano intrecciarsi con la vita dell'autore, il quale trascorre gran parte della sua breve esistenza a Haneyville nel Kentucky per morire di tumore proprio nel 1984.

Edizioni[modifica | modifica sorgente]

Il romanzo fu riedito nella collana Urania numero 694, in concomitanza con l'uscita del film omonimo (1976), con in calce la sceneggiatura e delle foto di scena.

  • Walter Tevis, The Man Who Fell to Earth, Londra, Pan Books, 1963, ISBN 0-330-24679-8.
  • Walter Tevis, L'uomo che cadde sulla Terra, Collana Urania n.357, Mondadori, 1963.
  • Walter Tevis, L'uomo che cadde sulla Terra, collana Omnibus - "Stella a cinque mondi", Mondadori, 1973.
  • Walter Tevis, L'uomo che cadde sulla Terra, collana Urania n. 694, Mondadori, 1976.
  • Walter Tevis, L'uomo che cadde sulla Terra, traduzione di Ginetta Pignolo, Minimum Fax, 2006, pp. 231, ISBN 88-7521-097-7.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Resta naturalmente ignota la localizzazione del pianeta di origine del protagonista. All'inizio del romanzo si parla tuttavia di un viaggio dell'ordine dei milioni di chilometri; nella vicenda dell'ascensore, Newton sente raddoppiarsi il suo peso "già triplicato" fratturandosi le gambe. Un pianeta distante milioni di chilometri e con la gravità un terzo di quella terrestre è indubbiamente Marte, immaginato all'epoca del romanzo come ospitale ma al contempo arido.
  2. ^ Tra le innovazioni introdotte da Newton, una pellicola fotografica su nastro di carta in positivo a sviluppo rapido ed un supporto audio sotto forma di piccola sfera metallica, in sostituzione del disco di vinile e del nastro magnetico.
  3. ^ Paragonandosi al protagonista di 1984, il personaggio rivela l'epoca di ambientazione del romanzo, appunto la metà anni ottanta.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Tevis, Jamie Griggs, My Life with the Hustler, GreatUnpublished.com, USA 2003. ISBN 1-58898-908-9.
  • Tevis, Walter, The Man Who Fell to Earth, Pan Books, London 1963. ISBN 0-330-24679-8.

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