Herz-Jesu-Feuer

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Un tipico fuoco del Sacro Cuore di Gesù

Gli Herz-Jesu-Feuer (letteralmente "Alleanza col Sacro Cuore"), ovvero i fuochi del Sacro Cuore di Gesù, sono dei piccoli falò che vengono accesi ogni anno dal 3 giugno 1796 sulle cime delle montagne del Tirolo, in ricordo delle minacce di invasione delle truppe di Napoleone.

La storia dei fuochi[modifica | modifica wikitesto]

I fuochi sulla cima dell'Ivigna
I fuochi sul monte Pascolo, con la scritta: EIN TIROL

La dieta tirolese, le cosiddette Landstände, preoccupata per il difficile momento storico, si riunì a Bolzano nel palazzo Toggenburg in un congresso, dal 30 maggio al 3 giugno 1796, e decise, su suggerimento dell’abate dell’abbazia di Stams Sebastian Stöckl, di pregare e chiedere aiuto a Dio ed inoltre di affidare il Tirolo al Sacro Cuore di Gesù.[1][2]

L'iniziativa si proponeva di mobilitare al massimo la popolazione e anche di restaurare il ruolo della fede nel Tirolo, indebolito dalle riforme laiche e centralizzate. Inoltre, con questa specie di "consacrazione" i rappresentanti degli Stände si proponevano come intermediari diretti tra il Signore e la popolazione, andando a riconquistare simbolicamente la loro autonomia politica.[3]

Quando il combattente locale Andreas Hofer nel 1809 con i suoi Schützen, stava combattendo contro le truppe franco-bavaresi sulla collina del Bergisel nei pressi di Innsbruck, decisero di rinnovare la solenne promessa in favore del Sacro Cuore di Gesù. Da questa battaglia in poi, le truppe locali vinsero tre volte contro gli invasori, e si decise di spostare i festeggiamenti alla domenica successiva.

Vietati sotto il fascismo, e dagli anni cinquanta in poi i fuochi assunsero anche un valore di lotta contro lo stato italiano, accusato da larghi strati della popolazione germanofona di non mettere in atto le disposizioni autonomistiche promesse. Questa connotazione politica contraddistinse soprattutto la cosiddetta Notte dei fuochi (Feuernacht) dove tra l'11 ed il 12 giugno 1961, il Befreiungsausschuss Südtirol compì numerosi attentati in regione. All'una di notte, a Bolzano, scoppiò il primo ordigno e nelle seguenti quattro ore vi furono in totale 350 esplosioni le quali causano enormi danni, in particolar modo a decine di tralicci dell'alta tensione che furono fatti saltare in aria. Questi attentati furono solo l’inizio di una lotta terroristica di trent'anni che ha comportato anche la morte e il ferimento di diverse persone.[4]

Anche oggi, tuttavia, la notte dei fuochi viene sfruttata talvolta dai movimenti estremisti/indipendentisti, che usano i fuochi per comporre colossali slogan inneggianti la riunificazione del Tirolo storico (per esempio Ein Tirol oppure Los von Rom).

I fuochi oggi[modifica | modifica wikitesto]

Al giorno d'oggi i fuochi sono, oltre che una ricorrenza religiosa dovuta al voto, anche una emozionante esperienza per chi li esegue (associazioni giovanili, vigili del fuoco volontari o gruppi di fedeli delle varie località) e per chi li ammira dalle valli. Solitamente si effettuano ogni anno nella domenica del Sacro Cuore di Gesù, ovvero la domenica dopo la solennità del Corpus Domini (Fronleichnam), solitamente verso la metà di giugno.

Solitamente i fuochi raffigurano la forma di una croce o di un cuore, a volte con la scritta INRI oppure con IHS.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Anton Dörrer, Hochreligion und Volksglaube: der Tiroler Herz-Jesu-Bund (1796-1946) volkskundlich gesehen, in Idem (a cura di), Volkskundliches aus Österreich und Südtirol, Innsbruck, 1947, pp. 70-100.
  2. ^ Fuochi del Sacro Cuore - Appiano - BZ
  3. ^ Euregio, Tirolo Alto Adige Trentino - Uno sguardo storico. Trento 2013, ISBN 9788890786020
  4. ^ Stasera su Raistoria le bombe in Alto Adige e l’utopia di Langer su Alto Adige

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Carlo Romeo, I fuochi del Sacro Cuore: la devozione al Sacro Cuore di Gesù nella storia del Tirolo tra politica e religione, Bolzano, Edizione Praxis, 1996.
  • (DE) Gertrude Friedrichkeit, Herz-Jesu-Verehrung - Religion, Rituale und Symbole heute, Marburg, Tectum-Verlag, 2010. ISBN 978-3-8288-2468-3

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