Insorgenza tirolese

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Tiroler Landsturm 1809; dipinto di Joseph Anton Koch (verso il 1820)

L'insorgenza tirolese fu un'insurrezione popolare in Tirolo contro l'occupazione francese nel quadro della guerra della quinta coalizione dell'anno 1809.

Sotto la determinante guida di Andreas Hofer il territorio, nella primavera di quell'anno, fu liberato dall'occupazione franco-bavarese e rimase libero fino all'autunno. Solo a novembre e dicembre esso venne rioccupato e mantenuto sotto occupazione definitiva. Nella letteratura storica del XIX e XX secolo questo evento venne definito come un glorioso periodo per la nazione.

Antefatti[modifica | modifica sorgente]

Massimiliano I Giuseppe, re di Baviera

Mentre Austria e Baviera erano ancora alleati nella guerra del 1800 contro i francesi, il tenue legame si ruppe già nel 1805.

L'allora principe elettore di Baviera, Massimiliano I Giuseppe concluse un trattato di "protezione e difesa" con Napoleone Bonaparte. Per il Tirolo questo era allora solo pericoloso, più tardi si rivelò fatale.

Dopo che le fortezze di Scharnitz e Leutasch erano state attaccate dalle truppe francesi e quindi cadute in loro mani, il Tirolo divenne un territorio aperto all'occupazione francese.

Le truppe regolari austriache abbandonarono il territorio, il Tirolo divenne zona d'occupazione militare francese e le associazioni di tiratori (Schützenverbände) vennero sciolte.

Il 5 novembre 1805 le truppe del maresciallo Michel Ney entrarono ad Innsbruck. L'Austria, sconfitta da Napoleone e dai suoi alleati, dovette abbandonare la sovranità sul Tirolo con la pace di Presburgo. Il Tirolo divenne parte del regno di Baviera il 22 gennaio 1806 ed l'11 del mese successivo gli ufficiali francesi consegnarono ufficialmente la regione al commissario regio bavarese.

Dopo l'incorporazione del territorio nella Baviera comparve presto una delegazione tirolese a Monaco, che dimostrò al neomonarca la sua servile ed adulatoria deferenza.

Quest'omaggio tuttavia non rispecchiava il sentimento della maggioranza dei tirolesi, poiché questi rimanevano scettici verso la nuova appartenenza del loro territorio a causa della fino ad allora conflittualità reciproca.

Di ciò era consapevole anche Massimiliano IV, che si sforzò di guadagnarsi le simpatie dei tirolesi con una serie di misure accattivanti. Una particolarmente importante concessione del re consistette nel confermare, sotto forma scritta, l'intangibilità della costituzione e delle fino ad allora condizioni privilegiate del territorio. Ciò significava anche il riconoscimento, molto importante per i tirolesi, del cosiddetto Landlibell, con il quale il 23 giugno 1511 l'imperatore Massimiliano I stabiliva che nessun tirolese sarebbe stato assoggettato ad un servizio militare obbligatorio se non per la difesa dei confini del Tirolo. Un'ulteriore disponibilità del re fu quella di nominare Commissario di corte il conte Karl Arco. In questa funzione il conte, appartenente ad una stirpe nobiliare del Trentino, avrebbe dovuto amministrare da Innsbruck questa parte di territorio.

Tutte queste misure non riuscirono però a dissimulare il fatto che i piani per un nuovo ordinamento dell'appena istituito regno di Baviera erano in corso. In particolare il ministro bavarese Maximilian von Montgelas non dimostrò alcuna disponibilità verso il nuovo territorio incorporato.

Il Tirolo sotto il dominio bavarese nel 1808

Si aggiunse poi il fatto che nell'amministrazione del Tirolo i funzionari subalterni applicavano spesso le direttive centrali in modo rigido ed insensibile.

Inoltre, fin dall'inizio della dominazione bavarese, il carico fiscale per i tirolesi aumentò di parecchio. Nello stesso tempo ebbe inizio un periodo di ristagno economico, da ricondursi da un lato, al Blocco continentale contro Napoleone, e dall'altro al fatto che le dogane della provincia rimasero in vigore e persino l'esportazione di bovini verso la Baviera era vietata. Non vi era inoltre alcun incentivo allo sviluppo dei commerci, della produzione e del traffico. Solo una minima parte della popolazione valutava positivamente il nuovo governo.

Numerosi cittadini, soprattutto quelli delle grandi città, avevano una visione più entusiasmante e sperarono, anche a causa dei nuovi confini e della prossimità della capitale Monaco, in nuovi vantaggi e migliori strutture.

Allorché gli organi dello Stato iniziarono ad immischiarsi nelle questioni religiose, non ebbero alcun rispetto per le tradizioni di un popolo conservatore e profondamente credente.

Quando ad esempio nel 1806 venne vietata la celebrazione della Messa natalizia di mezzanotte, gran parte della popolazione rimase sorpresa ed indignata. Ma l'intromissione nelle questioni ecclesiastiche proseguì: le festività contadine furono soppresse, gli scampanii nelle sere di festa vietati e multati, questue e processioni proibite. La maggior parte degli ecclesiastici sopportarono per il momento le limitazioni, poiché queste erano solamente formali e non intaccavano la sostanza della fede. Ma poi furono promosse anche iniziative contro il clero, dopo di che scoppiò una vera e propria battaglia contro la Chiesa. I vescovi di Coira e di Reichenhall furono banditi, trenta preti dovettero lasciare i loro conventi e le sette abbazie maggiori del paese furono soppresse ed i loro beni confiscati.

Il 1º maggio 1808 venne proclamata la nuova Costituzione del regno di Baviera. Il Tirolo cessò di esistere come stato autonomo e venne suddiviso, sull'esempio francese, in tre circondari denominati dai loro corsi d'acqua principali: Adige (ted. Etsch), Isarco (ted. Eisack) ed Inn. Nel contempo sparì l'antica Costituzione tirolese. Con questa nuova Costituzione le autorità bavaresi poterono richiamare i tirolesi a prestare servizio militare, il che contraddiceva le garanzie di libertà del paese derivanti dall'antico Landlibell.

Allorché le autorità il 12 ed il 13 marzo del 1809 in Axams vollero applicare effettivamente la leva militare, i giovani fuggirono dinnanzi ai militari mentre contadini armati portarono in prigione i soldati, li disarmarono e poi li rispedirono ad Innsbruck.

Svolgimento dell'insurrezione[modifica | modifica sorgente]

Il generale von Chasteler (1763–1825)

Da Vienna il barone Josef von Hormayr, fiduciario dell'arciduca Giovanni, organizzò la preparazione della rivolta, invitando anche i rappresentanti della resistenza tirolese. Il 9 aprile 1809 l'Austria dichiarò guerra alla Francia ed ai suoi alleati.

Il generale Johann Gabriel von Chasteler (1763 - 1825) attraversò la Drava ed occupò Lienz, mentre l'arciduca Carlo d'Asburgo-Teschen attraversò l'Inn e marciò su Monaco.

L'arciduca Giovanni, mentre si trovava a Villach con il suo esercito, sottoscrisse un atto pubblicato dal barone von Hormayr, nel quale si spiegava chiaramente che il Tirolo era nuovamente austriaco e ogni combattente tirolese veniva definito appartenente ad un contingente militare e non era quindi un ribelle. Con la notizia dello scoppio della guerra si sollevarono in Tirolo schiere di contadini armati, che spodestarono gli odiati funzionari del nuovo stato e sopraffecero e cacciarono le unità militari bavaresi.

Quale giustificazione giuridica e morale per l'insurrezione fu la circostanza che lo stato bavarese, con l'abolizione nel 1808 dell'antica Costituzione tirolese, concordata nel trattato di pace di Presburgo, avesse violato disposizioni già stabilite e quindi con ciò avesse perso il diritto di possesso del Tirolo. Soprattutto, gettando uno sguardo retrospettivo alle menzognere promesse del re bavarese nel 1806, queste ebbero ripercussioni fatali, poiché secondo la concezione tirolese, in nessun modo è dovuta più fedeltà ed obbedienza ad un monarca che non rispetta la parola da lui stesso data.

La maggior parte delle azioni militari durante la rivolta si svolsero senza un comandante supremo.

Costituiscono a questo eccezione solamente le battaglie attorno a Vipiteno, con Andreas Hofer quale comandante e la liberazione di Hall e di Volders, ove Josef Speckbacher ebbe un ruolo trainante. Le battaglie più pesanti ebbero luogo intorno ad Innsbruck l'11 ed il 12 aprile del 1809, nelle quali i bavaresi si difesero accanitamente.

Un giorno dopo scese dal Brennero su Innsbruck una divisione nemica, forte di 4.600 uomini, che tuttavia fu costretta a capitolare.

François-Joseph Lefebvre (1755–1820)

Quale rappresentante dell'ordine civile nella riconquistata regione, fu insediato il barone Josef von Hormayr mentre il comando militare fu assunto dal generale austriaco Johann Gabriel von Chasteler. Napoleone, che aveva già cacciato dalla Baviera l'arciduca Carlo insieme al suo esercito e stava marciando su Vienna, non volle lasciare alle sue spalle alcun focolaio attivo e quindi inviò il maresciallo Lefebvre con due divisioni bavaresi (in totale circa 10.000 uomini) in Tirolo, per sottomettere nuovamente la regione. Lefebvre attraversò il Passo Strub presso Lofer, conquistandone le fortificazioni, quindi scese nella pianura compiendo atti di violenza sulla popolazione civile. Qui, davanti alla città di Wörgl, una divisione dell'esercito austriaco subì una pesante sconfitta. All'entrata della valle dello Ziller si svolse un'altra battaglia: Schwaz venne incendiata, poco dopo la stessa sorte toccò a Vomp e quindi ad altre località nei dintorni. Mentre veniva occupata Innsbruck, Andreas Hofer nel Tirolo meridionale invitava alla resistenza. Con un esercito di contadini ricevette sostegno delle forze armate austriache sui versanti a sud di Innsbruck, chiamati allora genericamente Bergisel. Il mattino del 25 maggio 1809 si svolse qui la prima delle battaglie di Bergisel. Nonostante l'epilogo della battaglia non fosse stato decisivo, le truppe bavaresi sgombrarono la città il giorno dopo. Di conseguenza si verificarono, da parte dei tirolesi, violenze contro la popolazione ebraica della città.[1]

Il 29 maggio 1809 l'imperatore Francesco II assicurò che non voleva sottoscrivere alcun trattato, che non contemplasse per sempre il legame dell'Austria con il Tirolo. Però, dopo la battaglia di Wagram fu sottoscritto dall'arciduca Carlo d'Asburgo-Teschen l'armistizio di Znaim del 12 luglio, che riportava il Tirolo sotto la sovranità del Regno di Baviera, ed il successivo trattato di Schönbrunn lo confermò.

Quindi circa 20.000 uomini, al comando del maresciallo Lefebvre, tornarono in Tirolo e ne occuparono la gran parte. Ora nel Tirolo meridionale rimaneva solo più il movimento di resistenza di Andreas Hofer, il cui annientamento fu l'obiettivo di Lefebvre. Questi inviò da Innsbruck una divisione rinforzata, che si diresse verso Bressanone passando dalla valle del corso superiore dell'Inn e da Vinschgau, ed una seconda che passò dal Passo del Brennero ma con la medesima destinazione della prima. Esse si dovevano poi ricongiungere con le forze francesi che rientravano dalla val Pusteria. Contro questo spiegamento di truppe si sollevarono in numerose località le popolazioni locali.

Nelle battaglie nella gola di Lienz, in quella di Ehrenberger (Reutte), in quella del ponte di Pontlatz (presso Landeck) ed in quella di Eisackschlucht (fra Bressanone e Vipiteno) i soldati francesi subirono pesanti sconfitte. Anche l'avanguardia di 7.000 uomini, comandati personalmente dal Lefebvre, fallì presto, appena giunta oltre il Brennero. La terza battaglia di Bergisel del 12 - 13 agosto del 1809 si risolse in una sconfitta per i francesi che dovettero ritirarsi.

Andrea Hofer di conseguenza assunse l'amministrazione del territorio. Ad Hall fece coniare alcune monete Tirolesi, i sosiddetti Hofer-Zwanziger (ventini di Hofer) ed il denaro venne imprestato da ricche famiglie d'imprenditori e commercianti. Ma il compito più importante fu quello della difesa del territorio e la fortificazione dei confini. In tutti i passi montani al nord furono poste forti unità. In quelli più esposti ad est ed a nord-est dovettero essere istituiti avamposti. Ai tirolesi riuscì anche di sobillare contro l'occupazione franco-bavarese parte della popolazione salisburghese ed in tal modo occupare due importanti passi: lo Steinpass ed il Pass Lueg (a sud di Hallein). Tuttavia le vettovaglie rimanevano scarse nonostante Hofer avesse ottenuto il 4 ottobre un finanziamento dall'imperatore.

La sconfitta finale degl'insorti[modifica | modifica sorgente]

Poco dopo l'ennesimo successo degl'insorti, l'imperatore concluse il 14 ottobre la pace di Schönbrunn. Con questo accordo, visto come poco meno di un Diktat napoleonico, l'imperatore rinunciò al Tirolo e ciò sebbene egli solo quattro mesi prima avesse garantito che non avrebbe mai accettato un trattato che permettesse la spartizione del territorio imperiale.

Già lo stesso giorno Napoleone dispose nuovamente per la sottomissione del Tirolo, conseguentemente tre divisioni bavaresi, al comando del generale Jean-Baptiste Drouet d’Erlon, penetrarono nel territorio degl'insorti e sconfissero il difensore del Tirolo Josef Speckbacher il 17 ottobre a Melleck.

Con questa vittoria gl'invasori poterono assicurarsi l'accesso al Passo Strub mentre contemporaneamente due altre colonne irruppero nella regione presso Kufstein e Kössen.

Il 24 ottobre le truppe franco-bavaresi raggiunsero Innsbruck, che era stata abbandonata tre giorni prima da Hofer. In evidente contrapposizione ai tentativi predatori precedenti, i bavaresi nel 1809 erano divenuti allora prudenti e cercavano di por fine alla rivolta con offerte di amicizia ed amnistie prima ancora che con la forza militare. L'armata incaricata della presa di possesso del territorio, avanzò coscientemente molto lentamente, per aver tempo di spiegare ai tirolesi le offerte bavaresi di pace. Un parte di questo esercito era condotto da un bavarese noto per i suoi sentimenti antibonapartisti, il principe ereditario Ludovico, un amico dichiarato dei tirolesi.

In seguito delle ammorbiditesi offerte bavaresi ed in vista della nel contempo cresciuta preminenza militare, molti influenti capi del movimento di ribellione si dimisero, poiché avevano compreso la mancanza di prospettive di un'ulteriore prosecuzione della resistenza. Dopo queste rinunce e la defezione conseguente dei ribelli che da questi capi prendevano ordini, il rimanente spiegamento di forze tirolesi non era più in condizioni di condurre un'efficace resistenza.

Però un contingente di insorti rimasto, il 1º novembre affrontò il nemico nella quarta ed ultima battaglia di Bergisel, ma al contrario delle precedenti, essa fu, per gl'insorti tirolesi, un completo fiasco. È pur vero che uno schieramento di contadini nelle settimane successive riuscì ad ottenere piccole vittorie, come a Küchelberg, presso Merano, ed a San Leonardo in Passiria (22 novembre 1809), ma tutto ciò non poté evitare la completa occupazione del territorio da parte bavarese.

Seguito[modifica | modifica sorgente]

Il Regno d'Italia nel 1807

Dopo la definitiva sconfitta del movimento insurrezionale gl'invasori inflissero un duro trattamento punitivo al territorio. Ciò si fondava soprattutto sulla circostanza, che nella fase finale della rivolta le offerte di amicizia e di pace erano state ignorate fino alla fine da una parte degl'insorti. Il trattamento più duro toccò alla val Pusteria, ove il generale francese Jean-Baptiste Broussier fece eseguire numerose condanne a morte. Colpito fu a questo proposito ogni grosso centro della valle e spesso qui la partecipazione individuale all'insurrezione non aveva avuto nessun ruolo da giustificare la comminazione delle condanne capitali.

È pur vero che in altre parti del Tirolo meridionale la partecipazione personale alla rivolta fu considerata più accuratamente nelle condanne, tuttavia anche in Bolzano e Bressanone vi furono esecuzioni capitali di rivoltosi. Solamente nel Tirolo settentrionale rimasto sotto il controllo bavarese non furono comminate condanne a morte.

L'esecuzione di Andrea Hofer (1810)

Andrea Hofer, come comandante dell'insurrezione condusse la resistenza fino all'ultimo ed era diventato un proscritto. Egli tuttavia non riuscì a decidersi a fuggire in Austria, cosicché dopo l'ultimo crollo della resistenza militare, con la sua famiglia cercò rifugio per prima cosa in val Passiria sul Kellerlahn, poi sul Pfandlerhof e quindi sul Pfandleralm. Su questo alpeggio terminò infine la sua fuga il 28 gennaio 1810, quando fu catturato dai soldati che occupavano il Tirolo e incarcerato, tradito dal tirolese Franz Raffl. Fu quindi tradotto a Mantova, ove risiedeva il quartier generale del viceré d'Italia, Eugenio di Beauharnais.

Eugenio voleva inizialmente graziare Hofer, poiché egli si era sempre comportato umanamente con i nemici, ed oltre a ciò aveva evitato molte sciagure. Ma Napoleone non mostrava nessuna intenzione di concedere la grazia e ne ordinò personalmente la condanna ed esecuzione. Il tribunale francese allo scopo istituito non ebbe più alcuna possibilità di manovra e dopo un breve processo, il 19 febbraio gli comminò la condanna a morte, che venne eseguita il giorno successivo. Solo nel 1823 le sue spoglie furono inumate nella chiesa di corte di Innsbruck.

Dopo la caduta di Napoleone, nel 1814, il Tirolo tornò all'Austria.

Conseguenze[modifica | modifica sorgente]

La battaglia dei tirolesi sollevò a quel tempo grande interesse in Europa. Essa funse come un fanale e rafforzò, come anche la guerra d'indipendenza spagnola, in molte altre popolazioni europee il sentimento di rivolta contro la dominazione napoleonica.

L'insorgenza tirolese nel cinema[modifica | modifica sorgente]

  • Il grande agguato (ted.: Der Rebell - Il Ribelle), film del 1932 di Luis Trenker (co-regista con Curtis Bernhardt ed Edwin H. Knopf ed anche attore nella parte dell’insorto Severino Anderlan).
  • La libertà dell'aquila (ted.: Andreas Hofer - Die Freiheit des Adlers), film TV del 2002 diretto da Xaver Schwarzenberger su Andreas Hofer (interpretato da Tobias Moretti).
  • Bayern und Tirol - Werft sie den Berg hinab (Baviera e Tirolo - Gettatevi giù dalla montagna), BR 2009, documentario di Bernhard Graf.
  • Andreas Hofer - Rebell gegen Napoleon (Andrea Hofer - Ribelle contro Napoleone), ORF 2009, documentario di Bernhard Graf.
  • Bergblut (Sangue di montagna), 2010, Film drammatico di produzione italo-tedesca, ambientato al tempo dell'Insorgenza tirolese[2]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ ORF online, 12. April 2009
  2. ^ Bergblut-Sito ufficiale del film - versione in lingua italiana

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

in lingua tedesca:

  • Margot Hamm: Die bayerische Integrationspolitik in Tirol 1806-1814 (Schriftenreihe zur bayerischen Landesgeschichte 105), München 1996
  • Meinrad Pizzinini: Andreas Hofer - Seine Zeit-Sein Leben-Sein Mythos, Kremayr und Schierau, Wien 1984, S.88f.
  • Michael Forcher: Tirols Geschichte - In Wort und Bild (6. Aufl.), Haymon-Verlag, Innsbruck 2000, S. 208, 223, 229.
  • John Haywood: Atlas der Weltgeschichte - Von der Antike bis zur Gegenwart, Chronik Verlag, Gütersloh/ München 2002, S. 190.
  • Michael Forcher: Kleine Geschichte Tirols, Haymon Verlag, Innsbruck/Wien 2006. ISBN 978-3-85218-519-4
  • Martin P. Schennach: Revolte in der Region. Zur Tiroler Erhebung 1809, Universitätsverlag Wagner, Innsbruck 2009. ISBN 978-3-7030-0462-9 (fachwissenschaftliche Darstellung)
  • Andreas Oberhofer: Der Andere Hofer. Der Mensch hinter dem Mythos. Universitätsverlag Wagner, Innsbruck 2009. ISBN 978-3-7030-0454-4

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