Grande causa

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Il trono vacante[modifica | modifica wikitesto]

Quando nel 1286 Alessandro III di Scozia morì senza eredi maschi, il trono andò alla sua unica discendente vivente, sua nipote Margherita di Scozia di appena tre anni. Nel 1290 i membri del Consiglio, che governavano il paese fino alla maggiore età di Margherita, stesero il trattato di Birgham, un contratto di matrimonio fra la bambina ed Edoardo II d'Inghilterra, anch'egli un bambino di soli cinque anni. Il matrimonio avrebbe quindi prodotto un erede che sarebbe stato il sovrano di entrambi gli stati, ma la Scozia, sempre secondo le clausole del trattato, avrebbe dovuto conservare una sua autonomia ed essere libera da qualsiasi sottomissione all'Inghilterra[1].

Nel mese di ottobre Margherita però morì alle Isole Orcadi, dove si era fermata nel suo viaggio di ritorno verso la Scozia, lasciando il paese privo di un successore incontestato. I membri del Consiglio chiamarono in causa Edoardo I d'Inghilterra, padre di Edoardo II, perché con loro scegliesse un erede in quella che divenne nota come la Grande Causa. Poco prima di questa convocazione uno dei più grandi pretendenti fu John Balliol, signore di Galloway, che strinse un'alleanza con Anthony Bek, vescovo di Durham e rappresentante di Edoardo I in Scozia, e cominciò anche a definirsi come l'erede al trono[2]. Intanto, Robert Bruce, V Signore di Annandale, andò nel luogo in cui Margherita avrebbe dovuto essere incoronata con un gruppo di soldati e presto si sparse la voce che il suoi compagno Domhnall I, conte di Mar stesse raccogliendo un esercito[3]. Di colpo la Scozia si trovò sull'orlo della guerra civile.

Il richiesto intervento di Edoardo I d'Inghilterra[modifica | modifica wikitesto]

Lo scontro che si profilava fra i Balliol e i Bruce era intenso e per questo venne chiesto a Edoardo I di intervenire nella questione[4]. Il sovrano inglese vide la possibilità di realizzare un desiderio a lungo accarezzato, l'ottenere il riconoscimento legale che la Scozia altro non fosse, o che divenisse, un feudo posseduto dalla corona d'Inghilterra. D'altro canto nel tardo XII secolo la Scozia era stata realmente uno stato vassallo dal 1174, data di ratifica del Trattato di Falaise, al 1189 data del Quitclaim di Canterbury. Che la questione adesso potesse essere replicata era un altro paio di maniche, del resto quando Alessandro III di Scozia aveva reso l'Omaggio feudale ad Edoardo era stato ben attento a pronunciare le parole mio regno[5]. Nel maggio 1291 Edoardo I chiese ai feudatari scozzesi di riconoscere il proprio diritto alla sovranità prima di iniziare il proprio compito di arbitro, gli scozzesi non abboccarono e risposero che solo il loro re poteva fare un'affermazione di tale portata, assumendosene l'enorme responsabilità implicita, e quindi ogni loro dichiarazione in tal senso sarebbe stata priva di valore. Il comportamento degli scozzesi era perfettamente in linea con le leggi e le consuetudini del tempo, ma questo non servì a placare la furia di Edoardo che dichiarò che, stando così le cose, si rifiutava di entrare nel merito della successione[6].

D'altro canto i maggiorenti scozzesi avevano bisogno del suo aiuto e questo permise al sovrano inglese di costringerli ad accettare un certo numero di cavilli piccoli, ma importanti. I nobili in lizza per la successione accettarono, alla fine, di ammettere il diritto di Edoardo ad essere il loro signore, anche se non poterono affermare di parlare per il paese intero[7], accettarono di concedere al sovrano il diritto di controllo temporaneo su alcuni castelli, benché non tutti fossero di loro proprietà[8]. Edoardo dal canto suo promise che avrebbe restituito il paese ed i castelli nelle mani del legittimo pretendente al trono di Scozia entro due mesi[9]. Nel processo di selezione gli scozzesi agirono seguendo le linee del Trattato di Birgham del 1286, firmato da Alessandro III di Scozia e da Edoardo I d'Inghilterra il cui scopo era quello di mantenere il paese indipendente. Una volta espletate queste trattative cominciarono le udienze vere e proprie, 24 uditori, più Edoardo come presidente, si apprestarono quindi ad ascoltare i quattordici pretendenti al trono, dei quali i due maggiori rimanevano Robert Bruce e Giovanni di Scozia.

Gli aspiranti pretendenti che si presentarono furono[10]:

Le argomentazioni dei pretendenti[modifica | modifica wikitesto]

Di tutti i pretendenti solo quattro potevano vantare delle realistiche pretese: John Hastings, I barone Hastings, Giovanni di Scozia, Robert Bruce, V Signore di Annandale e Fiorenzo V d'Olanda e solo il secondo e il terzo avevano realistiche probabilità di successo. John Hastings era un nobile inglese con estese proprietà in Scozia, il che lo poneva già ai margini del gioco sulla base delle leggi feudali del tempo, i suoi avvocati avevano presentato delle argomentazioni secondo le quali la Scozia non era un vero reame per il fatto che, fra le altre cose, i suoi sovrani non venivano sottoposti ad incoronazione od Unzione. Quindi, essi concludevano, secondo la legge feudale tale "regno" sarebbe dovuto essere suddiviso fra gli eredi di Davide I di Scozia, non sorprende che una corte fatta di scozzesi abbia rigettato tali argomentazioni[11]. Giovanni di Scozia aveva una discendenza relativamente semplice e per questo piuttosto forte. Diretto discendente di Davide I di Scozia, sebbene attraverso la nonna Margaret, poteva spingere la propria ascendenza ancora più in dietro, fino a Edgar di Scozia, che di Davide I era il fratello maggiore[12]. A differenza di Hastings, egli argomentò che il regno, in quanto proprietà reale, era una e indivisibile, allo scopo di evitare proposte di smembramento come infatti era stato fatto da Hastings. Sulla base della "prossimità di sangue", subito dopo veniva Robert Bruce, V Signore di Annandale, che discendeva dalla secondogenita di Davide di Scozia, conte di Huntingdon (mentre Giovanni di Scozia era discendente della figlia maggiore). Egli cercò di dimostrare che la successione per primogenitura non era sempre la strada migliore e questa teoria fu anche quella propugnata dai suoi avvocati, ma duecento anni di storia scozzese dimostravano che era proprio quella la consuetudine da sempre seguita. Bruce provò anche ad insinuare il fatto che Alessandro II di Scozia lo avesse nominato suo erede poiché era ancora senza figli maschi, ma in ogni caso era poi nato Alessandro III di Scozia ed anche Giovanni di Scozia aveva avuto dei maschi che potevano vantare pretese migliori di quelle di Bruce. All'inizio anch'egli sostenne la tesi dell'indivisibilità del regno, ma quando s'avvide che poteva perdere si accodò alla proposta di Hastings[13]. Fiorenzo V d'Olanda sostenne che Davide di Scozia, conte di Huntigdon avesse rinunciato ai propri diritti ed a quelli dei propri discendenti[14]. La discendenza di Fiorenzo non era diretta e la sua parentela risaliva al matrimonio fra la nipote di Davide I di Scozia con il nonno Fiorenzo III, ma egli sostenne in ogni caso che Davide di Scozia aveva ceduto i propri diritti al fratello Guglielmo I di Scozia in favore di alcune terre nell'Aberdeenshire. Se questo fosse stato vero, egli sarebbe potuto essere il legittimo erede al trono. Tuttavia egli ammise di non possedere nessuna copia del documento, ma che di sicuro ne doveva esistere almeno una copia conservata in Scozia. Edoardo I quindi sospese la decisione per dieci mesi, periodo che fu passato a cercare il documento negli archivi dei castelli[15]. Tale documento non venne mai trovato. La copia trovata all'Abbazia di Pluscarden e datata 1291, che ora è conservata presso L'Aia, è perlopiù considerato un falso[16]. Le pretese di Fiorenzo in mancanza di prove non vennero accolte, anche se è rimasta traccia di un accordo fra lui e Bruce secondo il quale, quello dei due che avrebbe avuto successo avrebbe dato all'altro un terzo del regno come feudo[17].

Il verdetto[modifica | modifica wikitesto]

Edoardo I si pronunciò infine il 17 novembre 1292 in favore di Giovanni di Scozia, con suo figlio Edoardo Balliol (1283 circa-1367) erede designato. Molti magnati scozzesi furono favorevoli a questa decisione, compreso quello di John II Comyn, Signore di Badenoch, un altro dei pretendenti, che era l'esponente di una delle famiglie nobiliari più potenti di Scozia e che aveva sposato Eleanor Balliol, sorella di Giovanni di Scozia.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Powicke, Maurice, The Thirteenth Century, 1216–1307
  2. ^ Stevenson, J., Documents Illustrative of the History of Scotland, 1870
  3. ^ Barrow, Geoffrey W.S., Robert Bruce & The Community of The Realm of Scotland
  4. ^ Simpson, Grant G., and Stones, ELG., Edward I and the Throne of Scotland: An Edition of the Record Sources for the Great Cause
  5. ^ Stones, ELG., Anglo-Scottish Relations 1174–1328
  6. ^ Barrow, Geoffrey W.S., Robert Bruce & The Community of The Realm of Scotland
  7. ^ Barrow, Geoffrey W.S., Robert Bruce & The Community of The Realm of Scotland
  8. ^ Simpson, Grant G., and Stones, ELG., Edward I and the Throne of Scotland: An Edition of the Record Sources for the Great Cause
  9. ^ Simpson, Grant G., and Stones, ELG., Edward I and the Throne of Scotland: An Edition of the Record Sources for the Great Cause
  10. ^ Massingberd, Hugh Montgomery-, Burke's Guide to the Royal Family
  11. ^ Barrow, Geoffrey W.S., Robert Bruce & The Community of The Realm of Scotland
  12. ^ Barrow, Geoffrey W.S., Robert Bruce & The Community of The Realm of Scotland
  13. ^ Simpson, Grant G., and Stones, ELG., Edward I and the Throne of Scotland: An Edition of the Record Sources for the Great Cause
  14. ^ Barrow, Geoffrey W.S., Robert Bruce & The Community of The Realm of Scotland
  15. ^ Barrow, Geoffrey W.S., Robert Bruce & The Community of The Realm of Scotland
  16. ^ Barrow, Geoffrey W.S., Robert Bruce & The Community of The Realm of Scotland
  17. ^ Powicke, Maurice, The Thirteenth Century, 1216–1307