Giorgio De Vincenzi

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Giorgio De Vincenzi (Ferrara, dicembre 1884Bologna, febbraio 1965) è stato un pittore e disegnatore italiano.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Nato a Ferrara nel dicembre del 1884, De Vincenzi non seguì un normale corso di studi accademici, ma per un breve periodo frequentò lo studio del pittore Nicola Laurenti, dove ebbe compagno l'artista Roberto Melli e strinse amicizia con Filippo De Pisis.

La sua produzione artistica è rilevante e la nella maggior parte dedicata al paesaggio e a scorci della sua città natale, Ferrara, che ritrarrà infatti nei suoi dipinti dei giardini, delle mura alberate, anticipando idealmente l'ambientazione delle Storie Ferraresi di Giorgio Bassani, che divennero poi rinomati film diretti da Vittorio de Sica (Il giardino dei Finzi-Contini) e da Giuliano Montaldo (Gli occhiali d'oro).[1] Intorno al 1928-1929 si trasferì a Bologna, ove morì nel 1965, dopo essersi dedicato completamente alla sua arte, senza essere influenzato dalle varie correnti che ebbero a rivoluzionare il mondo artistico nella prima metà del XX secolo.[1][2]

De Vincenzi ebbe una personalità di mite e poetico interprete della natura, passando gran parte della sua vita pittorica nell'affinare i mezzi tecnici e cogliere e trasferire sulle tele, nei disegni e nelle acqueforti, gli aspetti estetici di un mondo armonico che l'avanzare del progresso poneva sempre più in un orizzonte distante ed evanescente.[3]

Critica[modifica | modifica sorgente]

Il critico d'arte bolognese Antonio Meluschi[4] scrive di De Vincenzi:

Per l'esplodere, cantablie e felice dipingere di Giorgio De Vincenzi molti l'hanno voluto accostare a una specie di Van Gogh padano, senza il suo furore ma con la lirica ebrietà dell'olandese per quell'inesprimibile sentirsi parte del paesaggio, oppure as Utrillo la cui Parigi è Ferrara, vincolato alle sue case, alle stradine fuori mano, agli angoli, ai vicoli, ai sagrati, ai muri che grondano anelli di fiori rampicanti, ed anche ad un risorto Gauguin per quel naturale primitivismo e la freschezza ingenua dei sensi.[5]

Il giornalista e critico d'arte Roberto Vitali, su L'Unità:

I quadri [di De Vincenzi] denunciano la presenza di una sensibilità coloristica raffinata che rompe gli schemi della tradizione locale inserendosi nel più ampio discorso della cultura francese... Le vie, le case ed i paesaggi si caricano di un intimismo malinconico che mai cade nel banale proprio grazie a quegli effetti luminosi che meglio mettono in risalto una costruzione tutta racchiusa nella propria essenzialità.[6]

Mostre personali[modifica | modifica sorgente]

  • 1921. Galleria Vinciana, Milano.
  • 1923. Galleria Borgonovo, Milano.
  • 1925. Galleria Geri, Milano.
  • 1926. Bottega della Poesia, Milano - con presentazione di Carlo Carrà.
  • 1943. Galleria di Roma. Roma.
  • 1952. Galleria Puccini, Ancona.
  • 1953-54. Sindacato Belle Arti, Bologna.
  • 1955-56. Camera di Commercio, Ferrara.
  • 1957. Circolo Artistico, Bologna.

Sue opere si trovano presso la Galleria d'Arte Moderna di Bologna; Municipio di Ferrara; Camera di Commercio di Ferrara; Cassa di Risparmio di Ferrara; Museo del Libro di Bruxelles; Gabinetto delle Stampe e Disegni del Museo di Storia dell'Arte dell'Università di Pisa e presso numerosi collezionisti.[7]

Note e riferimenti[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b Atmosfere ferraresi Consultato 16/11/2012
  2. ^ AA. VV., Giorgio De Vincenzi, Bologna (1974), pp. 3-4.
  3. ^ AA. VV., Giorgio De Vincenzi, Bologna (1974), pp. 2-6.
  4. ^ Critico e scrittore, marito della scrittrice partigiana Renata Viganò. Cfr. scheda biografica su ANPI Consultato 16/11/2012
  5. ^ Antonio Meluschi, su Giorgio De Vincenzi, 1884-1965, Comune di Bologna, Assessorato alla Cultura, Bologna, giugno 1974.
  6. ^ L'Unità, 14/6/1974, p. 11 - in occasione della personale postuma presso la Galleria di Palazzo Galvani, Bologna: 7/23 giugno 1974.
  7. ^ AA. VV., Giorgio De Vincenzi, cit., pp. 2-6 e passim.