Cremlino di Suzdal'

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Coordinate: 56°24′59″N 40°26′35″E / 56.416389°N 40.443056°E56.416389; 40.443056

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Vista panoramica del Cremlino di Suzdal'. In evidenza sulla sinistra le cupole blu della Cattedrale della Natività.

Il Cremlino di Suzdal' (in russo: Суздальский кремль?) rappresenta la porzione più antica della città russa di Suzdal', risalente al X secolo d.C.[1]. Come gli altri cremlini russi, sorse originariamente come cittadella fortificata e rappresentò il centro religioso ed amministrativo della città. L'edificio di maggior pregio all'interno del Cremlino di Suzdal' è sicuramente la Cattedrale della Natività.

Insieme a diversi edifici nella vicina città di Vladimir, il Cremlino di Suzdal è entrato nell'elenco dei Patrimoni dell'Umanità UNESCO dal 1992[2].

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Monastero di San Eutimio

Mentre l'evidenza archeologica suggerisce che il Cremlino di Suzdal' sia stato fondato agli inizi del X secolo, la fortezza venne costruita in seguito, nel tardo XI secolo o all'inizio del XII. La fortezza venne strategicamente collocata tra un'ansa del fiume Kamenka per tre lati ed un fossato, ad Est, sul quarto. Era circondata da bastioni in terra, ancor oggi presenti [3]. Un insediamento (il 'posad', in russo: посад?) posto ad est divenne la sede per la popolazione civile - mercanti e artigiani - mentre il Cremlino vero e proprio ospitava esclusivamente il principe, l'arcivescovo e l'alto clero.[1][2].

Dal XIII al XVI secolo, numerosi monasteri e chiese vennero eretti nell'insediamento, tra i quali si ricordano la Cattedrale della Natività, il Convento dell'Intercessione ed il Monastero di Nostro Salvatore e di San Eutimio[2][4]. Durante la seconda guerra mondiale, a partire dal gennaio del 1943, fu trasformato in un campo di concentramento per prigionieri di guerra (campo n. 160). Vi vennero rinchiusi inizialmente soldati Italiani e Romeni, catturati i primi sul fiume Don, i secondi a nord ovest di Stalingrado, e, successivamente, militari Ungheresi. La mortalità fu molto elevata. La maggior parte dei caduti Italiani nel campo (2600 su 2800) morirono nei primi tre mesi, soprattutto a causa di una epidemia di tifo petecchiale, peggiorata dalla mancanza di cibo e dal freddo. Le condizioni migliorarono sostanzialmente a partire dal mese di aprile dello stesso anno. Fonte: Emilio Vio Sopranis. ARMIR. La tragica avventura dell’Armata Italiana in Russia. Mursia 2012.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b The Kremlin, Vladimir-Suzdal Museum Reserve (in russo: Владимиро-Суздальский Музей-Заповедник?). URL consultato il 16 luglio 2009.
  2. ^ a b c World Heritage List No. 633 Vladimir/Suzdal (PDF), UNESCO.
  3. ^ Suzdal, Vladimir-Suzdal Museum Reserve (in russo: Владимиро-Суздальский Музей-Заповедник?). URL consultato il 16 luglio 2009.
  4. ^ Convento dell'Intercessione della Madre di Dio, Vladimir-Suzdal Museum Reserve (in russo: Владимиро-Суздальский Музей-Заповедник?). URL consultato il 17 luglio 2009.

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