Classe Matsushima

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Classe Matsushima
La Matsushima, prima nave di questa classe
La Matsushima, prima nave di questa classe
Descrizione generale
Naval Ensign of Japan.svg
Tipo incrociatore protetto
Numero unità 3
Proprietario/a Naval Ensign of Japan.svg Dai-Nippon Teikoku Kaigun
Ordinata 1886
Caratteristiche generali
Dislocamento 4.285 t
Lunghezza 91,81 m
Larghezza 15,59 m
Pescaggio 6,05 m
Propulsione Motore alternativo HTE; 2 assi elica; 5.400 CV; Carbone 405/680 t
Velocità 16,5 nodi  (30,6 km/h)
Equipaggio 360
Armamento
Armamento
  • 1 cannone Canet da 12,6"/38 (320/38mm)
  • 11 (12 sulla Matushima) pezzi da 4,7" (120mm) su affusti singoli
  • 5 (16 sulla Matushima) pezzi da 6 pdr QF su affusti singoli
  • 11 (nessuno sulla Matushima) pezzi da 3pdr QF su affusti singoli
  • 6 (solo sulla Matushima) pezzi da 1 pdr QF su affusti singoli
  • 4 tubi lanciasiluri da 14" (356mm)
Corazzatura Ponte: 51 mm; Torretta: 305 mm; Scudo cannoni: 102 mm

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La classe Matsushima fu una classe navale di incrociatori protetti della Marina Imperiale Giapponese progettati dall'ingegnere francese Louis-Émile Bertin.

Progetto[modifica | modifica sorgente]

Basate sui principi della Jeune École, le navi di questa classe formarono l'ossatura della Marina Imperiale Giapponese durante la prima guerra sino-giapponese. Il governo giapponese non disponeva ancora delle risorse per dotare la sua marina di corazzate per contrastare la flotta cinese, invece adottò la teoria radicale dell'uso di navi da guerra più piccole e veloci, con una corazzatura leggera e cannoni di piccolo calibro e lunga gittata, accoppiati ad un massiccio, singolo cannone Canet da 320/38 mm. Il progetto si dimostrò infine poco pratico, dato che il rinculo del grosso cannone stressava eccessivamente la struttura di un vascello dal dislocamento così basso e i tempi di ricarica erano troppo lunghi, comunque gli incrociatori di questa classe servirono bene al loro scopo contro la male equipaggiata e mal condotta flotta cinese. Inizialmente era stata pianificata la costruzione di un quarto vascello di questa classe, ma la cancellazione della sua costruzione a causa di dubbi sul progetto fu uno dei fattori che condusse alle dimissioni e al rimpatrio di Bertin.

Il cannone principale Canet da 320/38 mm (12,6"/38) della prima nave della classe, la Matsushima era montato in barbetta a poppa e l'armamento secondario a prua, mentre nelle sue due navi sorelle, la Itsukushima e la Hashidate, la disposizione era inversa. Il peso del cannone da 320/38 era pari a 67 tonnellate, mentre i suoi proiettili in acciaio fucinato (lunghi un metro e pesanti 450 kg) potevano perforare 334 millimetri di corazza a 8 km di distanza, mentre la gittata massima raggiungibile era pari a 12.000 metri. Questi cannoni erano molto difficili per navi così piccole come i Matsushima, soggetti a frequenti avarie meccaniche e con un rateo di tiro sconsolante. Durante le cinque ore in cui durò la battaglia dello Yalu, i tre incrociatori spararono in tutto 14 colpi da 320 mm, una media di 0,93 colpi a testa all'ora. "Dal momento che un colpo è sparato, è finita la giornata", così usavano dire i cadetti imbarcati sul Matsushima quando questi fu trasformato in nave scuola. Proprio il Matsushima affonderà per l'esposione della santabarbara con 207 dei 350 uomini dell'equipaggio, nel corso di una crociera addestrativa, il 30 aprile 1908. Un memoriale dedicato a questo incrociatore si trova nel tempio di Omido-Ji, a Mihama, dove viene anche conservato un proiettile da 320 mm.

Navi della classe[modifica | modifica sorgente]

Nome Cantiere Impostata Varata Completata Fato finale
Matsushima Compagnie des Forges et Chantiers de la Méditerranée à la Seyne, Francia 17 febbraio 1888 22 gennaio 1890 marzo 1891 Esplosione del magazzino munizioni nel porto di Mako, 30 aprile 1908
Itsukushima Compagnie des Forges et Chantiers de la Méditerranée à la Seyne, Francia gennaio 1888 11 luglio 1889 agosto 1891
Hashidate Cantieri navali di Yokosuka 6 agosto 1888 24 marzo 1891 26 giugno 1894 Smantellata 1927

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Da Frè, Giuliano. La sconfitta del drago. Rivista Italiana Difesa N.2, febbraio 2010.
  • (EN) Roger Chesneau, Eugene M. Kolesnik (a cura di), Conway's All the World Fighting's Ships 1860-1905, Londra, Conway Maritime Press Ltd, 1979

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