Cicindelinae

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Cicindelinae
Cicindela chinensis flammifera MHNT.ZOO.2004.0.175.jpg
Cicindela chinensis flammifera
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Animalia
Sottoregno Eumetazoa
Ramo Bilateria
Phylum Arthropoda
Subphylum Tracheata
Superclasse Hexapoda
Classe Insecta
Sottoclasse Pterygota
Coorte Endopterygota
Superordine Oligoneoptera
Sezione Coleopteroidea
Ordine Coleoptera
Sottordine Adephaga
Superfamiglia Caraboidea
Famiglia Carabidae
Sottofamiglia Cicindelinae
Latreille, 1802
Tribù

Le cicindele (Cicindelinae Latreille, 1802) sono una sottofamiglia di coleotteri della famiglia Carabidae, che comprende più di 2000 specie, con distribuzione cosmopolita.[1]

Sono coleotteri di medie dimensioni, con elitre di solito maculate; sono predatori voraci, sia allo stadio larvale che da adulti.

Descrizione[modifica | modifica sorgente]

Primo piano della testa di Cicindela campestris

Sono coleotteri di medie dimensioni, con corpo snello e allungato, agili, robusti, con elitre di solito maculate, di colorazioni generalmente sericee, spesso con riflessi metallici, ed ornamentazione simmetrica; ogni specie presenta un disegno distintivo.
La testa è grande, con caratteristiche grandi mandibole denticolate ed acute, che spesso si incrociano distalmente, ed occhi grossi e sporgenti.
Le zampe sono lunghe ed adatte alla corsa. I primi tre articoli dei tarsi anteriori sono dilatati negli esemplari di sesso maschile.
Le antenne, filiformi, contano 15 articoli.
Il gruppo si riconosce tra gli adefagi per la morfologia del clipeo e per la presenza di caratteristici processi detti "speroni" sulle tibie anteriori dello stadio immaginale.
La larva ha caratteristici uncini sul quinto tergite, ed assenza di urogonfi. Possiede un ampio campo visivo fornito dagli ocelli, due grandi, due piccoli e sovente due piccolissimi.

Biologia[modifica | modifica sorgente]

Linneo, nel suo Systema Naturae, definì le cicindele come insectorum tigrides veloces e dalla descrizione linneiana deriva l'appellativo dato dagli anglosassoni a questi coleotteri: tiger-beetles, cioè coleotteri tigre. Tale denominazione si riferisce al loro essere predatori voraci, in perenne movimento deambulatorio.

Tale caratteristica si manifesta sin dallo stadio larvale: le larve si nutrono di piccoli invertebrati, ai quali tendono agguati stando nascoste in cunicoli scavati nel terreno o nei tronchi, dai quali fuoriescono con scatti fulminei, resi possibili da strutture ad uncino poste sul quinto tergite addominale; agguantata la preda, questa viene trasportata sul fondo del cunicolo e divorata. Tale comportamento ricorda vagamente quello della più nota larva del formicaleone.

Lo sviluppo postembrionale dura alcuni anni, nelle specie mediterranee tra due e quattro.[senza fonte]

Negli stadi preimmaginali vengono parassitate sovente da imenotteri icneumonidi.[senza fonte]

Gli adulti predano ogni genere di artropode od altro invertebrato presente nell'ambiente. La loro presenza all'interno di un dato habitat, in quanto predatori situati al vertice della catena alimentare delle comunità di microinvertebrati, è un indicatore di integrità dell'ambiente.[2]

Caratteristica è anche la modalità di accoppiamento: il maschio afferra la femmina con le mandibole, grazie anche a degli speciali solchi o fossette che questa presenta sul mesepisterno, immobilizzandola. Ciò le rende in questa fase, particolarmente vulnerabili ai predatori (mammiferi, uccelli, talora ditteri asilidi).

Distribuzione e habitat[modifica | modifica sorgente]

La sottofamiglia Cicindelinae comprende più di 2000 specie, con distribuzione cosmopolita, diffuse in ogni angolo del pianeta ad eccezione delle regioni polari e di alcune remote isole come le Hawaii, le Canarie o le Maldive.[2]

L'habitat con il maggior numero di specie di cicindele è certamente quello delle foreste tropicali, ma ambienti tipici sono anche le spiagge sabbiose, le scogliere rocciose, i terreni retrodunali, gli argini e i greti fluviali; alcune specie si ritrovano fino ai pascoli alpini (oltre i 3000 m sulle Alpi), altre si sono adattate ad habitat acquatici, arboricoli, e in qualche caso termitofili.

Tassonomia[modifica | modifica sorgente]

Comprende i seguenti generi:[1]

Il genere Manticora, il cui nome è ispirato ad una creatura mitica, diffuso in Africa australe, comprende le specie più grandi conosciute.

Specie presenti in Italia[modifica | modifica sorgente]

In Italia sono presenti le seguenti specie:[1][3]

  • genere Lophyra
    • Lophyra flexuosa (Fabricius, 1787)
      • Lophyra flexuosa circumflexa (Dejean, 1831)
      • Lophyra flexuosa flexuosa (Fabricius, 1787)
      • Lophyra flexuosa sardea (Dejean, 1831)

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b c Cicindelinae Latreille, 1802 in Carabidae of the World, 2011. URL consultato il 29 aprile 2013.
  2. ^ a b Cassola F, Pearson DL, Global patterns of tiger beetle species richness (Coleoptera: Cicindelidae): their use in conservation planning in Conservation 2000; 95:197-208.
  3. ^ Fabio Stoch, Family Carabidae in Checklist of the Italian fauna online version 2.0, 2003.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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