Castello Piccolomini (Celano)

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« [...] E di notte com'era calmo e lucente il lago, simile a una striscia d'argento, sotto le finestre del palazzo, alla luce della luna piena, mentre il vecchio castello gettava lunghe ombre sul paese addormentato. »
(Edward Lear, Illustrated Excursions in Italy, 1846[1])
Castello Piccolomini
Il castello di Celano
Il castello di Celano
Ubicazione
Stato Italia Italia
Città Celano
Coordinate 42°05′04.6536″N 13°32′42.9246″E / 42.084626°N 13.545257°E42.084626; 13.545257Coordinate: 42°05′04.6536″N 13°32′42.9246″E / 42.084626°N 13.545257°E42.084626; 13.545257
Informazioni generali
Tipo Castello
Inizio costruzione 1392
Termine costruzione 1451
Condizione attuale museo, aperto al pubblico

Informazioni nel testo

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Il castello Piccolomini è sito nel centro storico di Celano (provincia dell'Aquila) dominante la piana del Fucino, nel territorio della Marsica.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il sito del castello è da far risalire probabilmente al luogo, sul colle di S. Flaviano, in cui Federico II di Svevia, in lotta con Tommaso Conte di Celano e Molise, fece costruire delle fortificazioni durante l'assedio del 1223. Tali fortificazioni erano quasi certamente soltanto opere in legno e terra battuta, tuttavia segnarono l'inizio di quello che sarebbe stato una solida fortificazione dominante il lago del Fucino nei secoli successivi.

Il castello vero e proprio fu iniziato a costruire nel 1392 su commissione di Pietro Berardi, conte di Celano, ma già negli anni tra il 1356 e il 1380 il nonno e successivamente suo padre avevano provveduto a fortificare il Colle di san Flaviano erigendo un sistema di mura con torrette rettangolari "a scudo" e costruendo la torre-mastio sommitale a pianta quadrata. Pietro di Celano, dunque costruì il solo piano primo con le torri quadrangolari agli angoli, fino al marcapiano, integrando la torre-mastio sull'angolo nord-est. Egli, altresì edificò il cortile interno alle mura dotandolo del loggiato con arcature a sesto acuto ancora visibile.

Nel 1451, a seguito delle nozze tra Jacovella Ruggeri di Celano, nipote di Pietro, e Lionello Acclozamora duca di Bari, quest'ultimo, divenuto conte di Celano proseguì l'opera del predecessore, sia integrando il recinto esterno con due grandi torrioni angolari semicilindrici sul versante nord-est e un rivelino triangolare con largo torrione angolare cilindrico verso la cittadella, sia erigendo il piano nobile del castello vero e proprio con il cammino di ronda e le quattro torri d'angolo fino all'altezza attuale. Lionello inoltre si occupò di fortificare le mura del recinto aumentandone lo spessore per poter resistere alle micidiali bombarde a polvere da sparo che erano state inventate in quegli anni.

Veduta di Celano con il castello nell'800

Nel 1463 Antonio Todeschini Piccolomini, nipote di papa Pio II fu investito della Contea di Celano da Ferdinando d'Aragona. Egli riprese la costruzione del castello apportando aggiunte e decorazioni architettoniche che trasformarono il maniero in palazzo residenziale fortificato. In particolare egli completa il secondo piano del loggiato interno dotandolo di arcate a sesto acuto decorate nei capitelli dai simboli araldici della famiglia: la croce e la mezzaluna. Fa inoltre aprire delle finestre architravate in stile rinascimentale così come fa realizzare diverse loggette pensili appoggiate su beccatelli e ancora visibili. Interventi strutturali invece realizza sui bastioni del recinto dove fa costruire due torri cilindriche fortemente scarpate che inglobano le vecchie torri a "ferro di cavallo" ed amplia la stessa cinta muraria proprio in prossimità delle torri per aumentare la difesa degli ingressi dotandoli di antiporta.

Nel 1591 Camilla Peretti, sorella di papa Sisto V acquistò la contea dai Piccolomini. Nel 1608 Michele Peretti fa aprire sul mastio alcune finestre con architrave semplice. Nel 1647 il castello fu coinvolto nella rivolta di Masaniello contro i Borboni, venendo occupato dai rivoltosi capitanati dal barone Antonio Quinzi de l'Aquila e sostenendo un lungo assedio ad opera delle truppe reali.

Il feudo passò successivamente a Bernardino Savelli, e successivamente a Livia Cesarini che lo trasmise ai duchi Sforza Cesarini e successivamente agli Sforza Cabrera Bodavilla. Sono di questo periodo le tamponature settecentesche create per consolidare il loggiato superiore dopo i terremoti del 1695, 1706 e 1780. Al piano terra alcuni ambienti vengono utilizzati per creare la prigione feudale.

Nel 1892 la proprietà è del marchese Claudio Arezzo e successivamente della famiglia Dragonetti dell'Aquila. Nello stesso anno l'angolo ovest diventa sede provvisoria del carcere mandamentale, mentre nel 1893 diviene monumento sottoposto alla tutela delle Belle Arti del nuovo Regno d'Italia.

Durante il disastroso terremoto del 1915 che si abbatté sulla Marsica, il castello risultò gravemente danneggiato riportando il crollo del loggiato nel cortile, di alcune volte, di tutti i solai, del cammino di ronda e di tutte le loggette. Si formarono altresì gravi lesioni sulle torri angolari, una delle quali, quella di sud-est, crollò dimezzando la sua altezza.

Gli interventi di restauro, che iniziarono, a seguito dell'esproprio da parte dello Stato nel 1938, solo 25 anni dopo il sisma, 1940, furono subito interrotti per cause belliche (II guerra mondiale) ed ultimati nel 1960, applicando la nuova normativa antismica vigente all’epoca.

La struttura[modifica | modifica wikitesto]

A seguito del restauro che è stato realizzato ricostruendo fedelmente l'antica struttura, grazie all'abbondante repertorio fotografico, il castello assume l'aspetto della fortezza medievale con funzione difensiva dell'abitato di Celano, come testimonia il rivelino del lato sud-est, che nei secoli successivi è stata modificata a residenza signorile rinascimentale.

La cinta muraria è interrotta da undici torri a scudo e cinque rotonde. All'interno tramite un ponte levatoio che consente di superare un fossato, si accede al Castello attraverso due ingressi, uno dei quali protetto da una caditoia.

L'edificio centrale ha pianta regolare, rettangolare con quattro torri quadrate agli angoli, con merlatura ghibellina, che proteggono un cortile con pozzo nel mezzo, una volta architravato, per la raccolta delle acque piovane. All'esterno delle quattro torri un giro di ronda anch'esso merlato consentiva alle guardie il controllo di ogni lato delle mura. Tuttavia la esigua sporgenza delle torri dal profilo dell'edificio, che non consente un adeguato tiro di fiancheggiamento, lascia intendere che, con l'acclozamora, l'antica funzione difensiva della fortezza, si è affievolita rispetto a quella di prestigiosa dimora signorile.

Il torrione

Il perimetro del cortile risulta impreziosito da un porticato di carattere tipicamente rinascimentale su due piani, di cui quello inferiore con archi a ogiva sorretto da ampi pilastri colonniformi, e quello superiore con doppio numero di archi a tutto sesto con colonne più piccole . Il portico articolato su tutti e quattro i lati, non ha eguali nella regione e "va considerato tra i primari esempi italiani del genere" (Perogalli).

Gli interni si presentano scarni essendo andati perduti con il terremoto i pregevoli affreschi delle volte, descritti da alcuni autori dell'800.

Il Museo di arte sacra[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Museo d'arte sacra della Marsica.

Le altre sale[modifica | modifica wikitesto]

Nelle altre sale vi sono la Soprintendenza del B.A.P. e del P.S.A.D.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Citato in Renzo Paris, Ultimi dispacci della notte, Fazi Editore, 1999, pag. 110. ISBN 9788881121137

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Giuseppe Grossi,Celano, Storia Arte e Archeologia. Pro loco del Comune di Celano, 1998.
  • Grande Dizionario Enciclopedico, vol. III, pagg. 276-277, Torino, UTET, 1958.
  • Ernst Kantorowicz, Federico II Imperatore. Ed. Garzanti, 1981.

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