Campephilus principalis

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Picchio dal becco avorio
Campephilus principalisAWP066AA2.jpg
Campephilus principalis
Stato di conservazione
Status iucn3.1 CR it.svg
Critico[1]
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Animalia
Phylum Chordata
Classe Aves
Ordine Piciformes
Famiglia Picidae
Genere Campephilus
Specie C. principalis
Nomenclatura binomiale
Campephilus principalis
(Linnaeus, 1758)

Il picchio dal becco avorio (Campephilus principalis) è uno degli uccelli più appariscenti degli Stati Uniti: purtroppo è anche uno dei più rari e si teme addirittura che sia estinto. Gli indiani usavano il suo becco e le sue piume per decorare i loro costumi da cerimonia.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

È uno dei più grossi componenti della famiglia Picidi dell'ordine Piciformi: misura 50 cm di lunghezza, ed è superato solo dall'affine picchio imperiale del Messico (Campephilus imperialis), che raggiunge i 55 cm. Il piumaggio è nero lucido, con due vistose strisce bianche su collo, dorso e ali. Il becco è bianco e a forma di scalpello, le zampe sono grigie. L'alta cresta sagittale è rossa e appuntita nel maschio, e nera e leggermente ricurva nella femmina

Biologia[modifica | modifica wikitesto]

La femmina depone da 1 a 4 uova (normalmente 2-3) in una cavità scavata nel tronco di un albero.

Il picchio dal becco avorio si nutre di insetti e larve che estrae con il lungo becco dalla corteccia e dal legno degli alberi.

Distribuzione e habitat[modifica | modifica wikitesto]

Il picchio dal becco avorio viveva originariamente nelle foreste e zone acquitrinose di tutti gli Stati Uniti sud-orientali, da Carolina del Nord a Kentucky, Illinois, Missouri, Arkansas e Oklahoma fino al golfo del Messico e alla Florida, dove se ne trovava il maggior numero. Sempre considerato raro, il picchio dal becco avorio ha subito il massimo declino dalla fine del 1800 al 1915. Nel 1941 si stimava che ne sopravvivessero solo 24 in cinque località sparse e isolate, e nel 1948 scomparve l'ultima popolazione conosciuta, in una zona di 300 km² in Louisiana, a seguito del taglio della foresta per far posto alle coltivazioni di soia. L'ultimo avvistamento provato con fotografie, in Louisiana, risale al 1972. Quelli successivi non sono confermati, anche se talvolta si è registrato su nastro il caratteristico richiamo del picchio, e le località non sono note (o vengono tenute segrete per non richiamare curiosi e collezionisti). Questi ultimi hanno avuto la loro parte nella eliminazione della specie da molte località negli ultimi anni del XIX secolo. Il picchio dal becco avorio è protetto dalla legge federale e dalle leggi degli stati in cui vive (o viveva).

Il picchio dal becco avorio di Cuba (Campephilus principalis bairdii) è una sottospecie del picchio nordamericano. Abitava originariamente le foreste di pini e altre essenze su gran parte di Cuba, ma, scacciato da queste a seguito del taglio degli alberi per far posto alle coltivazioni di canna da zucchero, dal 1900 esiste solo nella provincia d'Oriente dell'isola. Per quanto si sa, oggi sopravvive ancora solo nella riserva Cupeyal. Sembra che non ve ne siano più di 8 coppie, forse solo 6. Il taglio degli alberi non è più permesso nelle riserve di Cupeyal e Jaguani, istituite dal 1963. Ambedue le sottospecie di picchio dal becco avorio sono classificate «in pericolo di estinzione» nel Red Data Book dell'IUCN. Non sono protette dalla CITES in quanto la loro sopravvivenza è incerta e il commercio inesistente.

Specie affine è il picchio imperiale che viveva nelle foreste di conifere e querce della Sierra Madre Occidentale negli stati messicani di Sonora, Chihuahua, Durango, Zacatecas, Jalisco e Michoacan, a oltre 2000 metri di quota nella parte nord e a oltre 2500 nella parte sud. Mai abbondante in alcuna località, scacciato dal taglio delle foreste e sterminato dalla caccia, non si sa se esiste ancora in qualche parte del suo areale originario. Si ritiene che sopravviva in zone remote di Zacatecas e Durango, e forse Chihuahua. L'ultimo avvistamento comprovato risale al 1958, e gli altri avvistamenti (1977) mancano di prove concrete. Se c'è una popolazione, certamente è piccolissima. Un'apposita spedizione organizzata dalla National Audubon Society e composta da G. Plimpton, V. Emanuel e J. Rowlett, nel 1975-76 ha inutilmente cercato di rintracciare questa specie nel suo areale. La specie è protetta dalla legge messicana (difficile da far rispettare), ed è classificata «in pericolo» nel Red Data Book dell'IUCN.

Stato di conservazione[modifica | modifica wikitesto]

Il picchio becco d'avorio (Campephilus principalis) ha fatto la sua ricomparsa dopo che era stato dato "per disperso" dagli esperti che per sessant'anni l'avevano perso di vista. Grazie a un video che ne testimonia la presenza nel bel mezzo del National Wildelife Refuge, oasi dell'Arkansas (Stati Uniti), si è potuto verificare che questo picchio, uno dei più grandi al mondo, svolazza libero e probabilmente ha già nidificato. Il filmato risale all'11 febbraio 2004: tra i rami, sotto gli occhi increduli di un birdwatcher, compare il grosso uccello con la tipica cresta rossa e gli studiosi esultano. L'avevano già soprannominato Sacro Graal per le difficoltà (che credevano insormontabili) a rintracciarlo. Ora è tornato e il governo ha stanziato 20 milioni di dollari per la sua tutela. Secondo il sito http://www.haisentito.it/articolo/gli-animali-estinti-che-non-vedremo-piu-foto/51819/ il picchio becco d'avorio è dato per estinto non essendovi stati nuovi avvistamenti o prove che ne certifichino l'esistenza.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) BirdLife International 2013, Campephilus principalis in IUCN Red List of Threatened Species, Versione 2014.2, IUCN, 2014.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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