Boogie-woogie

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Boogie-woogie
Origini stilistiche Blues
Gospel
Musica popolare
Ragtime
Honky tonk
Origini culturali 1910, Sud dell'America
Strumenti tipici Pianoforte
Popolarità Non molto popolare, ma influente negli Anni 1940
Categorie correlate

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Red Dog Shuffle (info file)
Un boogie woogie contemporaneo

Il boogie-woogie è uno stile musicale blues per pianoforte, diventato molto popolare a partire dagli anni trenta e anni quaranta.

Indice

Storia [modifica]

All'inizio del Novecento i pianisti neri nel Texas hanno cominciato a sviluppare una forma più veloce e ritmata del blues. Lo scopo era d'intrattenere la gente nei juke joints dei bar dove, alla sera, ci si divertiva e si ballava. Questi locali si trovavano negli accampamenti dei lavoratori ad esempio nei pressi dei cantieri delle linee ferroviarie. Spesso persino sui treni c'era un pianista. Un brano caratteristico è Honky Tonk Train Blues (1927). Il compositore Meade Lux Lewis imita con le sonorità un treno a vapore. A quei tempi questo nuovo tipo di musica fu designata con svariati nomi: fast blues, rolling blues, the dozen, shuffle ecc. fino alla famosa registrazione "Pinetop's Boogie Woogie". In questa composizione, che risale al 1928, Clarence Smith spiegava come ballare il boogie woogie.

Un motivo forse per cui il boogie woogie rimase una musica esclusivamente per piano (fino a che non divenne sbiadito e commerciale) va ricercato nelle condizioni am­bientali dalle quali prese le mosse. Anche il ragtime era per piano, ma il fatto stesso che fosse una musica ‘com­posta’ (potevano cioè circolare spartiti su larga scala), gli consentiva di essere eseguito da qualsiasi numero di stru­menti, e in tutti gli ambienti. Ci volle invece più tempo prima che venissero pubblicati spartiti di boogie, e que­sto perché si trattava di una musica ancora largamente improvvisata.[1]

La parola indicava dunque un modo di ballare, e grazie a Smith (che non saprà mai niente, perché morì poco dopo, venticinquenne, colpito da una proiettile vagante in una sparatoria) questo genere musicale prese il nome di Boogie Woogie. Nel 1938 Albert Ammons, Pete Johnson e Meade Lux Lewis, tre pianisti neri, vennero scoperti da un bianco: John Hammond. Per la prima volta nella storia della musica, questo stile è presentato ad un pubblico bianco nella famosa Carnegie Hall di New York e da quel giorno è iniziato un vero e proprio boom. Boom che ha inserito questo nuovo stile musicale ai primi posti di tutte le vendite discografiche. Il genere boogie-woogie ha finito così per essere suonato e ballato in tutti gli USA.

È caratterizzato da un accompagnamento di basso eseguito con la mano sinistra, il cosiddetto basso ostinato, e da trilli ed abbellimenti eseguiti con la destra. Qualche volta è denominato eight to the bar (eight sta per la suddivisione della battuta in otto note del basso). Le due forme di basso più suonate con la mano sinistra sono il rolling bass e il walking bass.

Origini del termine boogie-woogie [modifica]

Per i più le origini di questo termine sono misteriose. L'Oxford English Dictionary afferma invece che consiste nella ripetizione di Boogie, termine usato a partire dal 1913 per indicare i rent party, feste di intrattenimento non ufficiali, in occasione delle quali veniva ingaggiato un pianista. Si può scrivere con lo spazio o con la lineetta. L'origine del boogie-woogie per pianoforte è incerta; sicuramente fu influenzata dal genere Honky tonk, diffusosi nel sud degli Stati Uniti. I musicisti W.C. Handy e Jelly Roll Morton riferirono di aver sentito pianisti interpretare brani con questo stile ancora prima del 1910. Secondo Clarence Williams, questo stile fu inventato dal pianista texano George W. Thomas. Il Boogie Woogie è un genere di andamento rapido e con un accompagnamento ostinato del basso.

Curiosità [modifica]

Le ultime due tele dell'artista Piet Mondrian sono "Broadway Boogie-woogie" e "Victory Boogie-woogie".

Artisti Boogie Woogie [modifica]

Voci correlate [modifica]

Bibliografia [modifica]

Altri progetti [modifica]

Note [modifica]

  1. ^ Gildo De Stefano, Ragtime, Jazz & dintorni, Sugarco Edizioni, Milano 2007

Collegamenti esterni [modifica]

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