Battaglia di Arracourt

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Battaglia di Arracourt
Il tenente colonnello Creighton Abrams, comandante del 37º battaglione corazzato della 4ª Divisione corazzata americana, a bordo del suo carro-comando M4 Sherman, durante la campagna di Lorena del settembre 1944.
Il tenente colonnello Creighton Abrams, comandante del 37º battaglione corazzato della 4ª Divisione corazzata americana, a bordo del suo carro-comando M4 Sherman, durante la campagna di Lorena del settembre 1944.
Data 18 - 29 settembre 1944
Luogo Arracourt, Francia
Esito Vittoria statunitense
Schieramenti
Comandanti
Effettivi
3ª Armata, con 165 carri leggeri M5, 670 carri medi M4 e 450 tank-destroyers M10 e M18[1] 5ª Armata corazzata, con circa 350 panzer IV e V disponibili.[2]
Perdite
39 mezzi corazzati distrutti 86 mezzi corazzati distrutti, 114 danneggiati
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La Battaglia di Arracourt fu combattuta tra il 18 e il 29 settembre 1944 nei pressi della città di Arracourt in Lorena. In questa battaglia si fronteggiarono le unità corazzate della Wehrmacht e dell'Esercito americano impegnate nel settore meridionale del fronte occidentale durante la fase finale della seconda guerra mondiale.

Lo scontro fu provocato da un contrattacco della 5ª Armata corazzata dell'Esercito tedesco (in cui erano state raggruppate ingenti riserve corazzate) contro le posizioni difese dalla 3ª Armata statunitense, agli ordini del generale George Patton; obiettivo di questo attacco era quello di riconquistare la città di Lunéville e schiacciare la pericolosa testa di ponte costituita dagli americani oltre la Mosella.
Dopo qualche successo iniziale, l'attacco degli inesperti panzer tedeschi fu respinto dalle forze corazzate americane, che dimostrarono superiore efficienza e addestramento e costrinsero il nemico ad interrompere gli attacchi e a ritirarsi dopo aver subito forti perdite. Si trattò di uno dei più grandi scontri tra carri armati avvenuti sul Fronte occidentale durante la campagna del 1944-1945, e terminò con un netto successo dei reparti americani.
Le truppe del generale Patton non riuscirono, però, a trarre pieno profitto della loro vittoria a causa delle difficoltà logistiche che la 3ª Armata stava attraversando dopo la rapida avanzata attraverso la Francia.

Situazione strategica[modifica | modifica sorgente]

Lo sbarco alleato nella Francia meridionale costrinse le unità della Wehrmacht a difesa di quel settore ad effettuare un ampio ripiegamento verso nord. Nel settembre del 1944 le truppe del Gruppo d'armate G cercarono quindi di stabilizzare una nuova linea del fronte lungo la Mosella, con l'obiettivo di mantenere il controllo dell'Alsazia e della Lorena. La 3ª Armata americana di Patton, però, riuscì ben presto a conquistare un'ampia testa di ponte oltre il fiume, arrivando a liberare Nancy il 15 settembre 1944.

Il generale Patton (a sinistra) a colloquio con il generale Weyland, comandante del 19º Corpo aereo tattico, dopo la conquista di Nancy.

Per contenere l'avanzata americana e possibilmente eliminare la pericolosa testa di ponte a est della Mosella, il Comando Supremo tedesco autorizzò un contrattacco in direzione della testa di ponte americana, con l'obiettivo di riconquistare Lunéville. Nei progetti di Hitler, in realtà, la controffensiva aveva obiettivi ben più ambiziosi; contando sulla consueta superiorità tedesca nelle operazioni manovrate con mezzi corazzati e considerando (erroneamente) inesperti e inefficienti i reparti americani, il Führer ipotizzava addirittura di infliggere una netta sconfitta alla 3ª Armata di Patton, di riconquistare Nancy e di contrattaccare a ovest della Mosella, tagliando fuori le forze americane avventuratesi in Lorena.

A questo scopo Hitler aveva previsto di raggruppare numerose brigate corazzate di nuova costituzione (fornite di materiali moderni e abbondanti ma con equipaggi giovani e inesperti) per ottenere una netta superiorità numerica e sbaragliare rapidamente le forze nemiche. Nei progetti iniziali ben sei brigate corazzate e tre divisioni corazzate in ricostituzione dovevano prendere parte all'offensiva stabilita per il 12 settembre; in realtà le nuove crisi operative nei settori centrale e settentrionale del Fronte occidentale costrinsero il Führer a ridimensionare e posticipare la controffensiva che prese il via solo il 18 settembre (dopo alcuni insuccessi tattici a Mairy l'8 settembre e soprattutto nella battaglia di Dompaire il 13 settembre) e con forze notevolmente ridotte ma tuttavia sempre superiori alle truppe americane della 4ª Divisione corazzata presenti nel settore d'attacco.

Le operazioni furono affidate alla 5ª Armata corazzata del capace e stimatissimo generale Hasso von Manteuffel (esperto di operazioni con mezzi corazzati e veterano del Fronte orientale); data la superiorità di truppe e mezzi corazzati nell'area prescelta per l'attacco, i tedeschi, che disponevano di tre brigate corazzate con circa 300 carri armati, si attendevano un pieno successo tattico dell'operazione.

La battaglia[modifica | modifica sorgente]

Il generale Hasso von Manteuffel (a destra) con il colonnello Niemack, sul Fronte orientale.

Le truppe del generale von Manteuffel iniziarono l'attacco il 18 settembre 1944; esattamente il giorno dopo l'inizio della Operazione Market Garden alleata che avrebbe rischiato di provocare il crollo dell'intero fronte difensivo tedesco. L'Alto Comando tedesco, pur pienamente consapevole della pericolosità dell'offensiva aviotrasportata alleata, tuttavia non abbandonò i suoi progetti di controffensiva in Lorena e riuscì contemporaneamente a raggruppare altre forze, sufficienti a contrastare con successo anche l'attacco del maresciallo Montgomery più a nord.

Per il primo attacco in Lorena, furono lanciate all'assalto due brigate corazzate molto ben equipaggiate con materiale nuovissimo (111ª e 113ª Panzer-Brigade), appoggiate da due divisioni già logorate dai precedenti scontri (15. Panzergrenadier-Division e 21. Panzer-Division): la concentrazione di mezzi a disposizione della Wehrmacht nell'area assicurava agli attaccanti una supremazia in termini di carri armati di ben quattro a uno. Durante le prime fasi dello scontro, oltretutto, le cattive condizioni climatiche avrebbero privato le unità americane del supporto aereo, agevolando in questo modo l'attacco tedesco.

Peraltro le Panzer-Brigaden tedesche, pur dotate di numerosi carri armati moderni, disponevano di scarso sostegno di artiglieria e logistico, erano fornite di equipaggi spesso giovanissimi e inesperti e, anche se guidate da comandanti veterani del Fronte orientale, non si dimostrarono in grado di organizzare e sostenere in modo efficace una battaglia manovrata contro un avversario abile e ben equipaggiato[3].

La 5ª Armata corazzata tedesca, quindi, non riuscì a operare un decisivo sfondamento nel settore difeso dalla 4ª Divisione corazzata americana, subendo anzi forti perdite. Questo fallimento fu principalmente determinato dalla insufficiente pianificazione dell'offensiva, dalla inadeguata ricognizione delle posizioni nemiche, nonché dagli errori nel dispiegamento tattico delle unità corazzate su un terreno irregolare, collinoso e offuscato da una forte nebbia.
Gli equipaggi dei mezzi corazzati e delle unità di artiglieria americane, più esperti e meglio addestrati, riuscirono quindi a manovrare senza essere visti fino a quando non entrarono in contatto ravvicinato con i panzer tedeschi, cogliendoli spesso di sorpresa, sfruttando la loro superiore manovrabilità e affidabilità meccanica e l'efficacia dei loro cannoni a breve distanza anche contro i più pesanti carri armati nemici[4].

Schieramento di carri armati americani M4 Sherman nell'autunno 1944 sul Fronte occidentale.

I reparti corazzati americani, guidati da comandanti preparati e valorosi come il tenente colonnello Creighton Abrams del 37º battaglione corazzato e il colonnello Bruce Clarke (comandante del Combat Command A), chiusero quindi gli spazi agli attaccanti grazie a una tattica di difesa basata su una combinazione di imboscate e manovre tattiche, che permise loro di sfruttare al meglio le caratteristiche del campo di battaglia e dei propri mezzi bellici. In questo modo la 4ª Divisione corazzata, contro le aspettative dei tedeschi, difese con successo le proprie posizioni, a dispetto dell'inferiorità numerica e di mezzi corazzati[5].

Negli scontri del 18 e 19 settembre, le unità corazzate americane rivendicarono ben 43 carri nemici distrutti al prezzo di soli tre caccia-carri (Tank-destroyers) M18 e di cinque M4 Sherman persi[6]. In particolare il 19 settembre una compagnia di carri M4 Sherman, guidata dal capitano Lamison, incappò nella nebbia in una colonna di carri Panther e, mostrando grande abilità tattica, riuscì a distruggere senza alcuna perdita dodici panzer tedeschi; gli equipaggi americani si dimostrarono più rapidi nel tiro e nelle manovre e seppero sfruttare la nebbia e le ondulazioni del terreno per mascherarsi al nemico e riapparire di sorpresa sui fianchi e alle spalle[7]. Nei combattimenti del 20 settembre invece anche gli americani subirono perdite durante un'imboscata di carri tedeschi Panzer IV, ma nel complesso ebbero ancora la meglio negli scontri manovrati sul terreno collinoso, infliggendo altre gravi perdite al nemico[8].

Inoltre, con il miglioramento delle condizioni meteo, il 21 settembre anche l'aviazione americana (405º Fighter Group del 19º Tactical Air Command del generale Weyland) entrò in azione a supporto della 4ª Divisione corazzata, colpendo le unità tedesche con una serie di attacchi molto efficaci[9]. Le operazioni aeree furono importanti non solo per distruggere una parte dei mezzi corazzati tedeschi, ma anche per creare confusione tra gli attaccanti, disturbando così ancora di più il coordinamento tattico di queste unità.

Nonostante i tentativi tedeschi di continuare l'offensiva, le posizioni americane, ressero con successo; dal 19 al 22 settembre la 4ª Divisione corazzata distrusse quasi un centinaio di mezzi corazzati tedeschi e decimò le due brigate corazzate nemiche impegnate nel contrattacco, perdendo a sua volta solo 14 Sherman e sette carri leggeri M5[10].

Le colonne corazzate americane riprendono l'avanzata in Lorena attraversando su ponti mobili i numerosi corsi d'acqua delle regione.

Su tutto il fronte la 3ª Armata di Patton proseguì la sua spinta lungo il corso della Mosella. Quando però (il 22 settembre) il generale americano fu informato dal Comando Alleato che i suoi rifornimenti di carburante sarebbero stati tagliati, Patton fu costretto a schierare le sue truppe in posizione di difesa. In questo modo la 3ª Armata americana perse l'occasione di colpire con decisione un nemico pesantemente indebolito in giorni di costosi attacchi[11].

Il generale Manteuffel (e con lui i comandi tedeschi) interpretarono erroneamente il dispiegamento delle forze americane su una nuova linea difensiva come un segnale positivo: ritennero infatti che la loro offensiva fosse riuscita a fermare l'avanzata degli americani. Questa convinzione spinse Manteuffel a rilanciare l'offensiva ancora una volta il 27 settembre, ma stavolta gli americani avevano avuto il tempo di riorganizzarsi su una linea di difesa più equilibrata e tatticamente vantaggiosa: il grosso delle truppe, infatti, si era posizionato su posizioni fortificate nel terreno collinoso attorno ad Arracourt, così da poter sfruttare al meglio il vantaggio di questa posizione elevata contro un possibile contrattacco.

Gli attacchi tedeschi del 27 e del 29 settembre furono infruttosi; i tentativi di colpire ai fianchi le forze americane riorganizzatesi sulle colline, condotti questa volta principalmente dalla debole 11. Panzer-Division, furono respinti dalla determinazione e dalla grande capacità di manovra delle forza meccanizzate della 4ª Divisione corazzata. Lo stesso 29 settembre, dopo essersi visto negare i rinforzi richiesti, Manteuffel fu costretto a sospendere definitivamente l'offensiva tedesca.

Conclusioni[modifica | modifica sorgente]

Il bilancio delle perdite per i tedeschi fu molto alto: dei 262 carri armati impegnati nell'attacco 86 furono distrutti, 114 danneggiati e solo 62 erano ancora operativi; le perdite americane furono molto inferiori[12]. Nonostante il fallimento degli obiettivi del loro attacco, i tedeschi ritennero comunque di essere riusciti ad arrestare l'avanzata della 3ª Armata di Patton verso la linea Sigfrido.

L'interruzione della spinta della 3ª Armata, però, non fu dovuta principalmente all'attacco tedesco presso Arracourt, ma soprattutto alla decisione del generale Eisenhower di dirottare la maggior parte dei rifornimenti di carburante verso nord, a supporto dell'Operazione Market Garden del generale Bernard Montgomery. Questa decisione costrinse infatti Patton a fermare le operazioni offensive della sua 3ª Armata, offrendo così ai tedeschi una breve pausa per potersi riorganizzare.

Anche se la vittoria americana ad Arracourt non ebbe alcuna particolare importanza tattica o strategica, bisogna comunque ricordare come questa fu una delle più grandi battaglie di mezzi corazzati del fronte occidentale; nell'occasione le forze meccanizzate americane della eccellente 4ª Divisione corazzata, esperte e dotate di materiali efficienti e moderni, diedero una notevole dimostrazione di abilità tattico-operativa, dimostrandosi superiori nel confronto diretto con le vantate Panzertruppen tedesche, peraltro costituite prevalentemente da unità inesperte e inadeguate all'impiego sul Fronte Occidentale, anche se equipaggiate con numerosi carri armati ultimo modello.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Steven Zaloga, Lorraine 1944, p. 28; queste erano le forze disponibili in totale nell'ordine di battaglia americano in Lorena nel settembre 1944, durante la battaglia di Arracourt venne impegnata in pratica la sola 4ª Divisione corazzata (principalmente il Combat Command A) equipaggiata con circa 200 mezzi corazzati.
  2. ^ Steven Zaloga, Lorraine 1944, p. 28.
  3. ^ Steven Zaloga, Lorraine 1944, p. 23 e p. 27.
  4. ^ Steven Zaloga, Lorraine 1944, pp. 26-29.
  5. ^ Steven Zaloga, Armored Thunderbolt, pag. 184-193
  6. ^ Steven Zaloga, Lorraine 1944, p.72
  7. ^ Steven Zaloga, Lorraine 1944, p. 69.
  8. ^ Steven Zaloga, Lorraine 1944, p.73
  9. ^ Ken Rust, The Ninth Air Force in World War II, pag. 122
  10. ^ Steven Zaloga, Lorraine 1944, p. 76.
  11. ^ Steven Zaloga, Lorraine 1944, pag. 192
  12. ^ Steven Zaloga, Armored Thunderbolt, pag. 192-193

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Hugh M. Cole, The Lorraine Campaign, Washington D.C.: Center of Military History, 1997
  • Don M. Fox, Patton's Vanguard - The United States Army Fourth Armored Division, Jefferson NC: McFarland & Company, Inc. 2003 ISBN 0-7864-1582-7
  • Ken Rust, The Ninth Air Force in World War II, Fallbrook, CA: Aero Publishers, 1967, LCCN 67-16454. OCLC 300987379
  • F.W. Von Mellenthin, Panzer Battles, New York: Ballantine, 1971, ISBN 0-345-32158-8
  • Steven J. Zaloga, Lorraine 1944, Oxford: Osprey Publishing, 2000, ISBN 1-84176-089-7
  • Steven J. Zaloga, Armored Thunderbolt, Mechanicsburg, PA: Stackpole, 2008, ISBN 978-0-8117-0424-3
  • Steven J. Zaloga, Panther vs. Sherman: Battle of the Bulge 1944, Oxford: Osprey Publishing (UK), 2008, ISBN 978-1-84603-292-9

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

The Lorraine Campaign di Hugh Cole