Apollo del Belvedere

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Apollo del Belvedere
Apollo del Belvedere
Autore Leocares con restauri di Giovanni Angelo Montorsoli
Data 350 a.C. circa
Materiale marmo bianco
Dimensioni 224 cm 
Ubicazione Musei Vaticani, Città del Vaticano

L'Apollo del Belvedere o Apollo Belvedere (il nome deriva dal cortile del Belvedere in Vaticano, dove un tempo era stata collocata) è una celebre statua marmorea risalente al periodo post-ellenistico (seconda metà del II secolo a.C.) quando i Romani avevano conquistato tutta la Grecia.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Fu ritrovata nel territorio dell'odierna Anzio[1] verso la fine del XV secolo, durante il Rinascimento. A partire dalla metà del XVIII secolo, venne considerata come uno dei supremi capolavori dell'arte mondiale, nonché come modello assoluto di perfezione estetica.

L'Apollo è copia di una statua in bronzo creata tra il 350 ed il 325 a.C. dallo scultore greco Leocares.

Prima della collocazione nel Cortile del Belvedere, l'Apollo, che sembra sia stato scoperto nel 1489 a Grottaferrata, dove Giulio Della Rovere era abate in commendam, ricevette solo poche attenzioni dagli artisti, benché esso fosse stato abbozzato due volte nel libro dei disegni di un allievo del Ghirlandaio durante l'ultima decade del XV secolo. Benché si sia sempre pensato che la statua appartenesse a Giuliano Della Rovere prima che egli venisse eletto pontefice, col nome di Giulio II, il suo collocamento appariva confuso fino al 1986: il cardinale Della Rovere, che portava il titulus di San Pietro in Vincoli si spostò da Roma durante il papato di Alessandro VI (1494-1503); Deborha Brown ha dimostrato che frattanto l'Apollo soggiornò nel giardino dei Santi Apostoli e non nella chiesa titolare, come presunto.

Descrizione[modifica | modifica sorgente]

La statua di marmo bianco, alta 224 centimetri, rappresenta il dio greco Apollo, che ha appena ucciso Pitone, divinità ctonia proveniente da Delfi. La muscolatura, ancora tesa, lascia intendere lo sforzo che segue alla battaglia contro Pitone, mentre i capelli a boccoli ricadono fluidi sul collo e raccolti elegantemente sul capo, cinto dallo strophium, una fascia ornamentale simboleggiante una divinità o un re. Il dio è interamente nudo, ad eccezione del mantello (clamide) avvinto alla spalla destra, che si rovescia solo sul braccio sinistro ed in parte del dorso.

La parte inferiore del braccio destro e la mano sinistra, mancanti al momento del ritrovamento, vennero ricostruiti da Giovanni Angelo Montorsoli, scultore e collaboratore di Michelangelo.


La didascalia nella statua effigiata, essendo la copia romana della statua bronzea, di conseguenza va modificata. AUTORE: IGNOTO ; DATA: periodo ellenistico - III secolo a.C.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ La città fu istituita dal pontefice Pio IX con effetto giuridico dal 1º Gennaio 1857. Prima di allora, quindi all'epoca del ritrovamento della statua, il suo territorio era parte di Nettuno (Giancarlo Baiocco, Laura Baiocco, Eugenio Bartolini, Chiara Conte, Maria Luisa Del Giudice, Francesco Di Mario, Agnese Livia Fischetti, Arnaldo Liboni, Vincenzo Monti, Rocco Paternostro, Alberto Sulpizi, Laura Zecchinelli, Nettuno e la sua storia, a cura di Arti grafiche s.r.l, Pomezia, 2010)

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Itinerario nell'arte volume A (G. Cricco, Francesco P. Di Teodoro; Zanichelli)

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]