Antonio Aliotta

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Antonio Aliotta (Palermo, 15 gennaio 1881Napoli, 1º febbraio 1964) è stato un filosofo e accademico italiano.

Fu componente dell'Accademia Nazionale dei Lincei, nonché dell'Accademia Pontaniana e della Società Nazionale di Scienze, Lettere e Arti.

Indice

[modifica] Biografia

Fondò la rivista internazionale di filosofia Logos e fu autore di una decina di monografie.

Aliotta, allievo di Francesco De Sarlo, fu influenzato molto dalla concezione della conoscenza scientifica del suo maestro che si rifaceva alle teorie di Franz Brentano.

Nel primo periodo della sua vita, Aliotta si interessò in particolar modo alla psicologia sperimentale come ricercatore, mentre in un secondo periodo, approssimativamente dal 1944, rivolse il suo interesse alla filosofia e all'epistemologia.

A lui è intitolato, presso l'Università degli studi di Napoli "Federico II", il dipartimento di filosofia.

[modifica] Il pensiero

[modifica] La psicologia

Nella sua prima fase, prettamente psicologica, agli inizi del nuovo secolo, Aliotta afferma che i fatti psichici non possono essere quantificati come avviene con i fatti fisici esistenti e misurabili, in quanti i fatti psichici sono elementi costitutivi della coscienza. La psicologia, perciò, essendo una scienza empirica che studia i fatti psichici interni al soggetto, avrebbe dovuto servirsi del metodo dell'introspezione, riferendosi a formulazioni matematiche al solo scopo simbolico.

[modifica] La filosofia

La particolare concezione della conoscenza dell'autore, intesa né come esistente in sé, né come iscritta nel processo dialettico del pensiero, lo allontanò sia dalle posizioni positiviste che da quelle neoidealiste.

Nelle sue opere emerge una visione contraria all'idealismo: né Hegel, nemmeno Fichte, ne tanto meno Schelling col loro proposito di racchiudere tutta la realtà nel pensiero, sebbene con sfumature diverse, soddisfano Aliotta, che invece paragona il pensiero a un processo vivente, costruito da tanti centri individuali tesi verso una armonia, continuatrice dei fenomeni dell'universo.[1]
Aliotta si sofferma sulla coordinazione delle conoscenze, sulle intese fre le persone, sulla sintesi della scienza e soprattutto sulla ricerca filosofica a cui assegna il compito particolare di supervisione dei campi di conoscenza con il fine di limitarne i dissidi e di ampliare, il più possibile, il punto di vista delle scienze particolari.
Aliotta afferma che l'unico metodo che consenta la ricerca della verità sia l'esperimento; la verità stessa non è assoluta e unica, ma prevede vari livelli, i superiori dei quali sfruttano e inglobano quelli inferiori.
La ricerca filosofica possiede, secondo l'autore, un formidabile strumento di indagine e di verifica che si chiama "storia".

In alcuni scritti successivi ("Il sacrificio come significato del mondo",1947), pubblicati nel secondo guerra, Aliotta sembra avvicinarsi a un modello di pensiero a metà strada tra il pragmatismo e lo spiritualismo, nel quale mette in rilievo l'esperienza morale ed il sacrificio, considerato come l'esempio di realizzazione più elevato, sia per l'individuo sia per la collettività.[2]


[modifica] Opere principali

[modifica] Bibliografia

  • M. F. Sciacca (a cura di), Lo sperimentalismo di A. Aliotta, Napoli, 1951.
  • N. Abbagnano Antonio Aliotta, in "Rivista di Filosofia", 1964, 55, pp.442-448.
  • A.Dentone, Il problema morale e religioso in Aliotta, Napoli, 1972.
  • L. Mecacci, Antonio Aliotta, in G. Cimino e N. Dazzi (a cura di), La psicologia in Italia, Milano, LED, 1998, pp. 391-402.

[modifica] Note

  1. ^ Nicola Abbagnano "Dizionario di filosofia", Utet, Torino, 1995 (alla pag.235 voce "Aliotta")
  2. ^ Nicola Abbagnano "Dizionario di filosofia", Utet, Torino, 1995 (alla pag.236 voce "Aliotta")

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