Alamūt
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Alamūt era una fortezza di montagna nelle aride colline a sud del Mar Caspio , vicino Qazvin (arabo Qazwīn), circa 100 km dall'odierna Teheran in Iran. Oggi di essa rimangono solo rovine.
La fortezza fu costruita nell' 840 secondo Hamdollah Mostowfi a un'altezza di 2.100 metri. Fu costruita lungo una via che aveva solo una possibile entrata, così rendendo la conquista della fortezza estremamente difficile. Il forte ha un inusuale sistema di approvvigionamento d'acqua.
Nel 1090 la fortezza fu invasa e occupata dalla potenza degli Hashshashin (Assassini) e in seguito si favoleggiò dei suoi giardini e delle sue biblioteche. Le rovine di 23 altre fortezze rimangono ancor oggi visibili nelle vicinanze. La fortezza di Alamūt fu distrutta il 15 dicembre 1256 da Hulagu Khan come parte dell'offensiva mongola contro il sud-ovest asiatico islamico. La fortezza di per sé stessa era inespugnabile, ma Rukn al-Din Khor-shah si arrese senza un reale combattimento, nella vana speranza che Hulagu sarebbe stato misericordioso.
Nel 2004, un terremoto ha danneggiato ulteriormente le già precarie mura del forte.
[modifica] Letteratura
| Per approfondire, vedi la voce Alamut (romanzo 1938). |
Alamut è una novella di Vladimir Bartol, pubblicata prima nel 1938 in lingua slovena, i cui protagonisti sono Ḥasan-i Ṣabbāḥ e gli Hashshashin. La massima della novella è "Niente è reale, ogni cosa è permessa". La novella è stata solo di recente pubblicata in traduzione inglese (nel 2004 da Scala House Press, Seattle, USA, ISBN 0972028730), ma era già stata precedentemente tradotta in 18 altre lingue inclusi il ceco 1946, il serbo 1954, il francese 1988, lo spagnolo 1989, l'italiano 1989, il tedesco 1992, il turco, il persiano 1995, l'arabo, il greco e il coreano. Nel 2003 è stata tradotta anche in ebraico e in ungherese.

