Affare dei veleni

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Catherine Deshayes, "La Voisin"

L'Affare dei veleni fu un caso verificatosi a Parigi nel decennio 16701680 che scosse Parigi e la Corte di Francia.

Nel 1672 alla morte di un ufficiale di cavalleria di nome Godin de Saint-Croix, nei suoi incartamenti furono scoperti alcuni scritti, che accusavano la sua amante, marchesa di Brinvilliers, d'aver avvelenato il proprio padre, i suoi due fratelli e sua sorella per impadronirsi delle loro parti di eredità. La marchesa di Brinvilliers fu sottoposta a processo e giustiziata nel 1676. L'anno successivo, l'inchiesta svelò che una certa Maria Bosse aveva fornito veleni ad alcune spose di membri del parlamento, le quali volevano sbarazzarsi dei rispettivi mariti.

La Bosse denunciò la Voisin, altre persone di minore importanza ed un certo Lesage. Le rivelazioni degli accusati condussero a persone di alto rango e fu istituita una commissione d'inchiesta speciale per giudicare, senza possibilità d'appello, gli accusati: la Camera Ardente. Furono quindi citati personaggi noti e di alto lignaggio, prevalentemente donne, quali Madame de Vivonne, cognata della Montespan, Madame de La Mothe, le Mademoiselle des Œillets et Cato (succedute alla Montespan), le nipoti del cardinale Mazarino Olimpia Mancini, contessa di Soissons, e Maria Anna Mancini, duchessa di Bouillon,[1] la contessa di Roure, la viscontessa di Polignac, il maresciallo di Luxembourg ed altri ancora.

Il luogotenente di polizia La Reynie condusse un'inchiesta accurata e ne venne fuori che all'accusa di avvelenamento si aggiungevano altri crimini: morti di bambini durante le messe nere celebrate da preti spretati (fra i quali il tristemente celebre Stefano Guibourg), profanazione di ostie consacrate ed anche fabbricazione di moneta falsa. Ma lo zelo di La Reynie celò la lotta fra il ministro della guerra Louvois e Jean-Baptiste Colbert, ministro delle finanze: un'inchiesta segreta parallela disposta dal Luvois per conto del re rivelò che i più illustri accusati erano parenti o amici di Colbert. La Camera Ardente pronunciò contro i personaggi secondari 36 condanne a morte, più altre alla galera. Molti condannati furono rinchiusi nella cittadella Vauban du Palais a Belle-Île-en-Mer.

La Voisin fu condannata al rogo e giustiziata il 22 febbraio 1680 sulla piazza de Grève. Dopo l'esecuzione della madre, la figlia della Voisin chiamò in causa Madame de Montespan: quest'ultima aveva intrattenuto rapporti con la Voisin indubbiamente per ottenere dei preparati, lei credeva, idonei a risvegliare l'amore del re, Luigi XIV, per lei; inoltre aveva partecipato ad alcuni esorcismi. Tuttavia la Montespan, per disposizione del re, fu risparmiata ed i suoi accusatori rinchiusi nelle fortezze reali. La Montespan, madre di sei figli illegittimi, rimase a corte ma, caduta in disgrazia, fu relegata in un modesto appartamento di Versailles ove visse ancora per dieci anni e dove morì. La Camera Ardente fu sciolta nel 1682 per ordine del re.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Mentre tuttavia Maria Anna risultò del tutto estranea alle vicende e quindi scagionata e riabilitata, Olimpia fu riconosciuta colpevole ma le fu concesso l'esilio a vita

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